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Erica Laurea magistrale in psicologia; psicomotricista; tutor DSA-BES; tutor ADHD...
Ma più di ogni altra cosa, una persona che crede nelle potenzialità di ognuno.

I limiti sono accolti all'interno di un quadro in prospettiva ed in continua evoluzione.

La vita è collegamenti, relazioni, ricombinazioni personali del mondo dentro e fuori. Le nozioni servono come argilla fr...
27/10/2026

La vita è collegamenti, relazioni, ricombinazioni personali del mondo dentro e fuori.

Le nozioni servono come argilla fresca, non sono la sostanza, ma gli strumenti.

Le opere nascono da un artigiano libero.

Chi sono gli insegnanti che non abbiamo mai dimenticato?
Sono quelli che hanno saputo incarnare un sapere, sono quelli che ricordiamo non tanto per ciò che ci hanno insegnato ma per come ce lo hanno insegnato.
Ciò che conta nella formazione di un bambino o di un giovane non è tanto il contenuto del sapere, ma la trasmissione dell'amore per il sapere.
Gli insegnanti che non abbiamo dimenticato sono quelli che ci hanno insegnato che non si può sapere senza amore per il sapere.
I bravi insegnanti sono quelli che hanno saputo fare esistere dei mondi nuovi con il loro stile.
Sono quelli che non ci hanno riempito le teste con un sapere già morto, ma quelli che vi hanno fatto dei buchi.
Sono quelli che hanno fatto nascere domande senza offrire risposte già fatte.
Sono quelli che hanno preso coscienza dell'impossibilità e del danno che provocherebbe porsi come gli educatori migliori. I migliori sono quelli che hanno contattato la loro insufficienza.
Il bravo insegnante non è solo colui che sa ma colui che "sa portare il fuoco".
Portare il fuoco significa che un insegnante non è qualcuno che istruisce, che riempie le teste di contenuti, ma innanzitutto colui che sa portare e dare la parola, sa coltivare la possibilità di stare insieme, sa fare esistere la cultura come possibilità della comunità, sa valorizzare le differenze, la singolarità, animando la curiosità di ciascuno senza però inseguire alcuna immagine di "allievo ideale", ma esaltando piuttosto i difetti, persino i sintomi, di ciascuno dei suoi allievi, uno per uno.
È, insomma, come scrisse un grande pedagogista italiano quale fu Riccardo Massa, qualcuno che "sa amare chi impara".
Un bravo insegnante non è forse quello che sa fare esistere nuovi mondi?

(Massimo Recalcati - da “Come insegnare ai ragazzi il desiderio di nuovi mondi")

Immagine: Opera di Maryam Lamei

25/10/2026

🎨 IL BAMBINO NON È UN ARTISTA DA CORREGGERE. È UN ESPLORATORE DA NON FERMARE.

Il 24 ottobre 1907 nasceva Bruno Munari.

Artista, designer, inventore, sperimentatore. Ma soprattutto un uomo che aveva compreso qualcosa di straordinario: i bambini non hanno bisogno che insegniamo loro a essere creativi. Hanno bisogno che non spegniamo la loro creatività.

Munari ci ha insegnato a guardare oltre il risultato.

A vedere in un foglio strappato una scoperta.
In una macchia di colore una possibilità.
In un oggetto comune mille utilizzi inattesi.
In un errore l'inizio di una nuova ricerca.

Ci ha ricordato che un bambino impara attraverso le mani, gli occhi, il corpo, la curiosità. Che sperimentare è più importante che riprodurre. Che la creatività non nasce dalle istruzioni, ma dalla libertà di cercare.

E ci ha lasciato una domanda che, ancora oggi, dovrebbe accompagnare ogni educatore:

Stiamo offrendo ai bambini occasioni per scoprire il mondo oppure stiamo chiedendo loro di riprodurre il nostro?

Perché c'è una differenza enorme tra consegnare un modello da copiare e mettere a disposizione materiali da esplorare.

Tra dire «Si fa così» e chiedere «Chissà cosa succede se…».

Tra aspettarsi venti lavori tutti uguali e meravigliarsi davanti a venti idee diverse.

✨ 119 anni dopo la sua nascita, Bruno Munari continua a insegnarci che educare alla creatività significa avere il coraggio di non conoscere già il risultato.

E forse il modo più bello per ricordarlo non è parlare di lui ai bambini.

È lasciare che i bambini facciano ciò che lui ha sempre difeso: provare, sbagliare, inventare, scoprire.

💛 Buon compleanno, Bruno Munari.

Centro Studi Zeroseiplanet - Formazione 06

Buon fine settimana, nella riscoperta della forza/coraggio che si è dato per scontato... E invece non lo era ✨️🤗
24/10/2026

Buon fine settimana, nella riscoperta della forza/coraggio che si è dato per scontato...
E invece non lo era ✨️🤗

-Gwen

Se penso alle recite più formative della mia vita, sono state quelle in cui, da dietro le tende del mio salotto (alias s...
22/10/2026

Se penso alle recite più formative della mia vita, sono state quelle in cui, da dietro le tende del mio salotto (alias sipario e camerino), mi preparavo allo spettacolo da presentare ai nonni.

Erano 3 minuti di scena. Sempre diversa e sempre pensata nei 10 minuti prima, o ancor meglio nell'immediato.
Era l'improvvisazione.
Era tutto sulle mie "spalle".
Ero io.

Le recite a schemino raccontano altro.

L'impersonificazione e lo scambio di ruoli è prezioso, ma non lo è per nulla l'ennesimo copione da imparare a fare al meglio.

Recita o non recita? Questo è il problema! Ci siamo. È accaduto di nuovo. Ci troviamo in una scuola dell'infanzia a spiegare le valenze pedagogiche del nostro laboratorio teatrale per bambini (non io personalmente, ma questo non conta). Ci teniamo sempre a parlare di ciò che facciamo, del perché lo facciamo e attraverso quali strumenti, per spiegare ai genitori la meraviglia e il valore educativo del fare “teatro” con i bambini. Si: teatro. Si dice proprio così. Perché di tanto si tratta (peccato che un altro “esperto teatrale”, presente nello stesso contesto, invece di argomentare il suo progetto – forse non aveva nulla da dire??? - si sia messo a denigrare l’operatore teatrale che aveva appena spiegato il progetto con il Metodo Teatro in Gioco... dice che non si può parlare di “teatro” con la scuola dell’infanzia – In che senso???- dice che la recita... si... no... non chiamiamola recita... è più una “restituzione”... Provo a tradurre io: è una recita che viene restituita, va bene così?). Si lo so. C’è un po’ di acredine in queste mie parole perché c’è amarezza rispetto all’accaduto e soprattutto rispetto a una considerazione di fondo: in tante scuole sono proprio le insegnanti che vogliono la recita, è inutile che ci giriamo intorno! Le coordinatrici – più illuminate – provano a proporre altro, ma a volte non c’è niente da fare! Le insegnanti si dichiarano a favore di una scuola creativa, inclusiva, non direttiva... e poi scelgono di fare un’attività come la recita. Come è possibile? Come conciliare queste due realtà? Così come molto probabilmente promuovono il lavoretto, le schede, le attività omologate. L’attraversamento di quel confine che potremmo chiamare “libertà espressiva” (o ancor meglio “diritto alla libertà espressiva”) evidentemente non è per tutti. Perché?, mi chiedo. Probabilmente si tratta di “controllo”, si tratta di “potere”. Nella recita il controllo lo abbiamo noi docenti, così come in tutte le attività che non lasciano spazio all’errore, all’imprevisto, al potere decisionale, alla piena autonomia, alla libertà di sbagliare, di colorare fuori dai bordi, di ballare fuori tempo, di fare un disegno stropicciato o di bucare il foglio. A me questa scuola non piace. Non investe sul pensiero libero, sulla fantasia, sull’imperfezione, sul gioco, sulle differenze. È una scuola che continua a non rischiare, a non osare, che resta impolverata e stantia e che resta fortemente adultocentrica: da una parte ci siete voi, bambine e bambine. Dall’altra ci sono le insegnanti... e saranno sempre loro a dirvi cosa fare e come farlo.
Aggiungo una cosa, fondamentale. Ci sono tante scuole, tante insegnanti, tante coordinatrici, che viaggiano in tutt’altra direzione: costruiscono ogni giorno una scuola a misura di bambino, creativa, incentrata sulla possibilità di sperimentare e di esplorare, senza preoccuparsi troppo di "prodotti" e dimostrazioni... La scuola in cui anch’io mi riconosco e che mi porta a fare ricerca da più di 25 anni. Il mio post di oggi vuole essere soprattutto una riflessione. Perché credo che tutto si possa cambiare, trasformare, migliorare. Dipende da noi.
A proposito di NON RECITA... se vi va seguite la pagina e tornate qui... nel pomeriggio vi parlo del webinar gratuito che in tante aspettate!!!

"Un giardino dai mille colori" presente 🌻Per info 👇
21/10/2026

"Un giardino dai mille colori" presente 🌻

Per info 👇

18/10/2026

Sentire, capire, integrare, riconoscere e finalmente... Trasformare 🦋✨️

Io aggiungo che la pausa deve avere un senso, legato anzitutto alla persona che ne usufruirà (al mondo interiore con cui...
16/10/2026

Io aggiungo che la pausa deve avere un senso, legato anzitutto alla persona che ne usufruirà (al mondo interiore con cui sta apprendendo) e, solo a successivo legame, all'argomento in discussione.

È una ricetta in mano e nella mente dell'insegnante, non un mero spazio d'intervallo.
Altrimenti non è più quel terreno fertile di cui si parla, ma l'ennesimo compito vestito da pausa.

⏰«Quando la pausa diventa apprendimento» è il video racconto di come l'’IPSSEOA «Bernardo Buontalenti» di Firenze mette in pratica con successo la metodologia dello Spaced Learning (Apprendimento intervellato).

💡 Di cosa si tratta? Una metodologia basata sulle neuroscienze: sono le pause a consolidare ciò che si impara nella memoria a lungo termine. La lezione alterna tre input (presentazione, approfondimento, restituzione con verifica) a due pause attive, tra origami, manipolazione di materiali e bolle di sapone.

🎓 Cosa emerge dalle testimonianze della Dirigente, dei docenti e degli studenti? Maggiore concentrazione, memorizzazione più efficace, più motivazione e un approccio inclusivo che rende accessibili anche gli argomenti complessi agli studenti più fragili. L’impegno iniziale di progettazione, inoltre, si riduce con la pratica.

▶️ Guarda il video disponibile nella Biblioteca dell'innovazione: https://biblioteca.indire.it/content/1101/show

Seguire la voce... Con Arte ✨️🌱
12/10/2026

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