14/09/2026
UN SUTRA ALLA VOLTA
📖 Yoga Sūtra I.12
Abhyāsa-vairāgyābhyāṁ tan-nirodhaḥ
«La quiete delle vṛtti si realizza attraverso la pratica e il non-attaccamento.»
Dopo averci mostrato, nei sutra precedenti, che cosa sono le vṛtti e quali forme possono assumere — conoscenza corretta, conoscenza errata, immaginazione, sonno e memoria — Patañjali ci mostra ora una nuova direzione.
Ci dice che queste attività della mente possono essere quietate attraverso due elementi:
abhyāsa e vairāgya.
Due parole che diventeranno fondamentali nel percorso dello Yoga.
Abhyāsa è la pratica costante, l'esercizio, il coltivare con continuità una determinata direzione.
Vairāgya è il non-attaccamento: la capacità di non aggrapparsi a ciò che la mente incontra, senza dover inseguire, trattenere o alimentare ogni esperienza.
Patañjali li presenta insieme.
Perché la pratica, da sola, potrebbe trasformarsi in una continua ricerca del risultato.
E il non-attaccamento, senza una pratica che lo sostenga, potrebbe rimanere soltanto un'idea.
Sono due movimenti che si completano.
Praticare.
E lasciare andare.
Praticare significa coltivare nel tempo una certa stabilità.
Significa esercitarsi, ancora e ancora, a riconoscere quando la mente si allontana dalla direzione che abbiamo scelto e a ristabilire quella direzione.
E qui possiamo riconoscere qualcosa di molto concreto anche nella nostra pratica sul tappetino.
La mente si distrae.
Ce ne accorgiamo.
E ricominciamo.
Non perché abbiamo fallito, ma perché la pratica è proprio questo esercizio ripetuto.
Vairāgya, invece, ci invita a osservare ciò che emerge senza doverci necessariamente aggrappare.
Un pensiero può apparire senza che dobbiamo seguirlo.
Un'emozione può essere presente senza che dobbiamo alimentarla.
Un desiderio può sorgere senza che debba immediatamente diventare un'azione.
Non si tratta di rifiutare ciò che accade nella mente.
Si tratta di non essere continuamente trascinati da ciò che accade nella mente.
La quiete di cui parla Patañjali non è qualcosa che possiamo ottenere con la forza.
È qualcosa che impariamo a coltivare attraverso la costanza della pratica e la capacità di lasciare andare la presa.