05/14/2026
Really cool article on Maestra Dorina, whom many of you know from her teaching in CA and clinics at Marin Fencing Academy. Training for her 4th RAAM in June. She is back here at MFA May 30 (private sessions) and May 31 (clinic). Check ASKFRED or comments below. Hope to see some of you there.
https://www.facebook.com/footballsportmemories/posts/pfbid0MF1cV5yikv1FzUWjzg6y7ArRgJJQ5imzdqASGcdEkr1f69AsajajNLgGdEXihW8Bl
DORINA VACCARONI, OLTRE L'ULTIMO AFFONDO
La scherma, disciplina sportiva suggestiva e stupenda, trova la sua collocazione imperiale nella storia d'Italia. A livello olimpico resta lo sport in cui l'Italia ha raccolto più medaglie, 135 (50 ori, 49 argenti, 36 bronzi) e gli schermidori azzurri svettano nel medagliere davanti alla Francia (128) e all'Ungheria (94).
Dorina Vaccaroni, specialità fioretto, non è l'atleta più medagliata ai Giochi Olimpici ma la sua ascese ebbe decisamente un grosso impatto sul movimento negli anni '80 anticipando quello che sarebbe stato un dominio assoluto con atlete del calibro di Giovanna Trillini, Valentina Vezzali ed Elisa Di Francisca. Prima dei 'favolosi anni '90' il fioretto femminile italiano vantava due titoli olimpici: quello di Irene Camber a Helsinki 1952 e quello di Antonella Ragno a Monaco 1972.
Al di là delle vittorie, tante a livello mondiale e un po' meno a livello olimpico, Dorina negli anni '80 era sinonimo di eleganza, talento e carattere e fu anche una discreta 'icona-glamour' anche per la sua relazione con il calciatore Andrea Manzo con cui convolò a nozze: la coppia, parecchio fotografata all'epoca, avrebbe avuto una figlia.
Veneziana, cresciuta sportivamente al Circolo Scherma Mestre sotto la guida del maestro Livio Di Rosa, Dorina bruciò le tappe con impressionante precocità. A soli sedici anni partecipò alle Olimpiadi di Mosca del 1980, chiudendo sesta nell’individuale e quinta a squadre. Era soltanto l’inizio di una carriera che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia dello sport italiano.
Rapida, elegante, aggressiva in pedana, Vaccaroni incarnava una scherma moderna, fatta di velocità e personalità. Nel 1981 conquistò la Coppa del Mondo, poi arrivarono il titolo europeo e il primo oro mondiale a squadre. Ma il vero anno della consacrazione fu il 1983: campionessa del mondo individuale e a squadre, ancora vincitrice della Coppa del Mondo, dominatrice assoluta del fioretto internazionale.
Nel suo bottino olimpiaco a livello individuale c'è il bronzo ottenuto ai Giochi di Los Angeles nel 1984. Quattro anni più tardi arrivò l’argento a squadre a Seul, mentre il coronamento definitivo si materializzò a Barcellona 1992 con l’oro olimpico nel fioretto a squadre insieme a Diana Bianchedi, Francesca Bortolozzi, Giovanna Trillini e Margherita Zalaffi.
Ma la sua storia sportiva non si è fermata con l’addio alla scherma. Dopo aver lasciato le pedane negli anni Novanta, Dorina Vaccaroni si è reinventata ciclista, trasformando ancora una volta il proprio corpo e la propria mentalità. Dal 2000 ha iniziato una seconda vita sportiva fatta di granfondo, gare endurance e ultracycling. Nel 2005 ha persino corso tra le professioniste, mentre negli ultimi anni si è cimentata in prove estreme come la Race Across America, attraversando gli Stati Uniti in bicicletta in condizioni proibitive.
È forse questo l’aspetto più affascinante della sua parabola: Dorina Vaccaroni non ha mai accettato l’idea di smettere di competere. Dalla scherma alla bicicletta, dalle Olimpiadi alle gare massacranti di ultracycling, ha continuato a rincorrere la fatica, la sfida e il gusto della sfida. Non semplicemente una campionessa, ma un’atleta capace di reinventarsi continuamente, restando fedele a una sola filosofia: vivere sempre in movimento.