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03/11/2026
Il campo di battaglia, sia esso in combattimento, in competizione o nella vita, richiede un aggiustamento costante. Stra...
02/18/2025

Il campo di battaglia, sia esso in combattimento, in competizione o nella vita, richiede un aggiustamento costante. Strategie che una volta funzionavano potrebbero diventare obsolete. Le tecniche che una volta erano efficaci possono essere contrastate.

Un guerriero rigido, non disposto a cambiare, diventa prevedibile e la prevedibilità porta alla sconfitta. Rifiutarsi di adattarsi non è un segno di forza; spesso è una resa silenziosa al proprio ego. È l’illusione che ciò che ha funzionato ieri funzionerà per sempre, che le competenze attuali siano sufficienti e che imparare dal fallimento sia un’ammissione di debolezza piuttosto che un percorso verso la maestria.

L’orgoglio resiste al cambiamento perché il cambiamento richiede umiltà, l’umiltà di ammettere gli errori, di disimparare e reimparare e di lasciare andare ciò che non serve più allo scopo. I guerrieri che rifiutano questo crolleranno sotto il peso della propria arroganza prima ancora di cadere per mano di un avversario più forte.

La maestria appartiene a coloro che sono disposti a piegarsi senza rompersi, che affilano le proprie abilità come una lama costantemente affinata. Adattarsi o essere sconfitti.

🇮🇹👊

静かなる力 (Shizukanaru chikara)"Forza silenziosa"Il radicamento riguarda la capacità di trasferire la forza a terra e di pre...
12/19/2024

静かなる力 (Shizukanaru chikara)
"Forza silenziosa"

Il radicamento riguarda la capacità di trasferire la forza a terra e di prenderla dal suolo attraverso un corretto allineamento ‘fisiocinetico’ del corpo e l’uso del ‘rilassamento’, del ‘centro’, ecc.
Con il giusto allineamento del corpo, possiamo scaricare direttamente a terra qualunque forza indirizzata su di noi. Il ‘rilassamento’ è fondamentale a questo scopo, perché l’energia diretta nel corpo andrà a localizzarsi nei punti dove c’è tensione muscolare.
La forza non solo troverà le contrazioni, ma si impadronirà anche dell’Intenzione: se prestiamo attenzione alla forza, essa verrà registrata dalla nostra mente.
Non dobbiamo darle questo potere. Non vogliamo mai ricevere la forza. Vogliamo essere semplicemente dei conduttori e lasciarla arrivare fino alla terra, che può assorbire tutta la forza che riusciamo a inviarle… e molto di più.
Risolverò questo paradosso.
1. La nostra stabilità [intesa come rilassamento/pesantezza/radicamento] ci dà la possibilità di proiettare la forza all’esterno;
2. quest’azione genera una forza di ritorno contro di noi;
3. usiamo questa forza per aumentare la nostra stabilità;
4. usiamo la stabilità per generare una quantità maggiore di forza;
5. la forza di ritorno in realtà diviene la nostra forza;
6. possiamo trasferirla tutta nell’avversario.

In definitiva, la forza dell’avversario e la forza di ritorno diventano la nostra forza.

🇮🇹👊

12/06/2024

🇮🇹👊

Il nostro allenamento dovrebbe spesso prevedere la capacità di rimanere calmi e concentrati anche sotto pressione.Questa...
10/23/2024

Il nostro allenamento dovrebbe spesso prevedere la capacità di rimanere calmi e concentrati anche sotto pressione.
Questa è una delle abilità fondamentali che un guerriero deve avere e padroneggiare.

🇮🇹👊

Le sei azioni che influenzano la tua frequenza vibratoria1° - I PensieriOgni pensiero emette una frequenza verso l'unive...
10/20/2024

Le sei azioni che influenzano la tua frequenza vibratoria
1° - I Pensieri
Ogni pensiero emette una frequenza verso l'universo e quella frequenza ritorna verso l'origine, allora nel caso, se hai un pensiero negativo, di sconforto, tristezza, rabbia, paura, tutto questo tornerà verso di te. Ecco perché è così importante prendersi cura della qualità dei propri pensieri e imparare a coltivare pensieri più genuini.
2° - Le compagnie
Le persone intorno a te influenzano direttamente la tua frequenza vibratoria. Se ti circondi di persone allegre, positive, determinate, calme, entrerai anche tu in queste vibrazioni, mentre se ti circondi di persone reclamatrici, maledicenti e pessimiste, stai molto attento ! Potrebbero diminuire la tua frequenza e di conseguenza impedirti di far funzionare la legge dell'attrazione a tuo favore.
3° - La musica
La musica è potente. Se ascolti solo musica che parla di morte, tradimento, tristezza, abbandono, tutto questo interferirà con le tue vibrazioni. Fai attenzione alla calligrafia della musica che ascolti, potrebbe diminuire la tua frequenza vibratoria. E ricorda: tu attiri verso la tua vita esattamente ciò in cui vibri.
4° - Le cose che vedi
Quando vedi programmi che affrontano disgrazie, morte, tradimenti, ecc. Il tuo cervello accetta ciò come unica realtà, liberando un'intera chimica in tutto il corpo, andando a influenzare la tua frequenza vibratoria. Se proprio devi guardare qualcosa, guarda cose che ti fanno stare bene e ti aiutino a vibrare su una frequenza più alta.
5° - L' Ambiente
Che sia a casa tua o a lavoro, se passi gran parte del tuo tempo in un ambiente disorganizzato e sporco, anche questo influenzerà la tua frequenza vibratoria. Migliora ciò che è intorno a te, organizza e pulisci la tua atmosfera. Mostra all'universo che sei adatto a ricevere molto di più. Prenditi cura di quello che hai già !
6° - La Parola
Se ti abitui a reclamare o parlare male delle cose e delle persone, questo influirà sulla tua frequenza vibratoria. Per mantenere la frequenza alta è fondamentale eliminare l'abitudine di reclamare, lamentarsi e parlare male degli altri. Evita di fare drammi, di colpevolizzare e di vittimizzarti.

"Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi."
Eraclito

IL KARATE È INUTILE SE... Quando il Karate si ferma tra le pareti del dojo esso ristagna, diventa hobbysmo nel senso più...
08/15/2024

IL KARATE È INUTILE SE...

Quando il Karate si ferma tra le pareti del dojo esso ristagna, diventa hobbysmo nel senso più becero, un passatempo alternativo per gente annoiata.

Il Karate è soprattutto fuori dal dojo...
..e questo i vecchi Maestri lo hanno sempre ricordato.

Al di là del concetto di "efficacia in strada", sacrosanto per un arte che si definisce "marziale", la questione si estende anche nell'approccio alla vita di tutti i giorni.

Se sei scortese col prossimo...

Se non fai valere i tuoi diritti...

Se non ti ribelli alle ingiustizie...

Se ti giri dall'altra parte quando qualcuno è in pericolo...

Se dici sempre e solo sì...

Se dici sempre e solo no...

Se sfrutti a piacimento il tuo prossimo...

Se inganni il/la tua partner...

Se non tendi una mano verso chi cerca aiuto...

Se non affronti le tue paure...

Se non metti la giustizia davanti al tornaconto personale...

Se non incarni le parole che dici...

Se non indaghi sulla natura del bene e del male...

Se non indaghi te stesso...
..allora sì, il tuo Karate è davvero inutile.

Non c'è nessun buonismo né romanticismo in tutto questo, è semplicemente come dovrebbe intendersi l'arte marziale al servizio dell'uomo.

Lo scherno degli altri nei confronti di certi valori fa semplicemente parte dell'opera di svalutazione di chi si è reso impotente, schiavo ed egoista, di chi vuole tramite la presa in giro scongiurare il rischio che tali valori resi azione spazzino via un mondo marcio nel quale ci sguazzano volentieri.

Il Karate è uno degli strumenti per combattere quest'apatia, questo sconforto generale, questa sfiducia serpeggiante.

Questo è il modo in cui lo intendevano i fondatori, e questo è il modo in cui io l'ho sempre inteso.

🇮🇹👊

PER IL RESTO DELLA VITAL’Arte Marziale è un processo di auto-educazione, finalizzato all'auto-realizzazione. Ciò vuol di...
08/01/2024

PER IL RESTO DELLA VITA

L’Arte Marziale è un processo di auto-educazione, finalizzato all'auto-realizzazione.
Ciò vuol dire che, per quanto possa essere importante la guida di un valido maestro, la "Via" si percorre essenzialmente... da soli:
i progressi si basano pertanto solo sugli sforzi personali.

L’impegno individuale può in alcuni casi sopperire persino alle manchevolezze dell’insegnante (mancanze umane, difetti caratteriali, lacune didattiche, se non addirittura tecniche).
Ma senza un adeguato fervore, senza il "fuoco sacro” nei confronti dell'arte, nessun maestro, per quanto bravo, riuscirà mai a cavare da un allievo svogliato qualcosa di veramente buono.
Solo il praticante solerte può decidere pertanto quanto e come imparare; e il miglior modo di apprendere (non l'unico, ma il migliore) è costituito dall'auto-apprendimento: ciò che "si scopre" – da sé, attraverso la propria esperienza – nel corso della pratica.

Questo principio è stato già espresso da Gichin Funakoshi, il padre del Karate moderno. Egli infatti affermava che:

«Ciò che hai imparato dagli altri, ascoltando le loro parole, verrà da te presto dimenticato.
Ciò che hai imparato da te stesso, con tutto il tuo corpo, non potrai scordarlo per il resto della vita».

🇮🇹👊

25 aprile 1888. Sono passati 136 anni dalla nascita di Chojun Miyagi 🇮🇹👊
04/25/2024

25 aprile 1888. Sono passati 136 anni dalla nascita di Chojun Miyagi

🇮🇹👊

Solo in data odierna sono venuto a conoscenza della dipartita di sensei Kuniyuki Kai, il maestro che ha tramandato al no...
04/03/2024

Solo in data odierna sono venuto a conoscenza della dipartita di sensei Kuniyuki Kai, il maestro che ha tramandato al nostro maestro Sergio Maina la scuola di karate tradizionale di Okinawa stile Goju Ryu, oltre allo Yoshinkan Aikido, al Nippon Jujutsu Shinkokai, al Shindo Muso Ryu Jodo.

Sensei Kuniyuki Kai era nato a Nobeoka il 31 luglio 1943 ed è deceduto sempre a Nobeoka il 20 luglio 2023.

Arigato gozaimash*ta❗

Bernardo Cassella
🇮🇹👊

03/29/2024

Video dove viene ben spiegato il funzionamento della ghiandola pineale e la dimensione sottile che ci circonda, di cui siamo parte e con cui possiamo interagire e comandare con la nostra volontà.

🇮🇹👊

IL DIO DI ERACLITODiceva Eraclito, il grande filosofo di Efeso: «Οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου ἀκούσαντας [ὁμολεγεῖν] σοφόν ἐ...
03/19/2024

IL DIO DI ERACLITO

Diceva Eraclito, il grande filosofo di Efeso:
«Οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου ἀκούσαντας [ὁμολεγεῖν] σοφόν ἐστιν ἒν πάντα εἰδέναι.»
«Non ascoltando me, ma il logos, è saggio intuire che tutto è Uno, e che l'Uno è tutto.»
(Eraclito, Diels-Kranz, Fr. 50).
Il Logos era, per Eraclito, la capacità di INTUIRE (εἰδέναι) la Verità.
Come spiega acutamente Giorgio Colli, attento interprete di Eraclito e profondo conoscitore della filosofia greca, il verbo "eidénai" (εἰδέναι) indica il "pensare per immagini", nella tradizione più antica della filosofia greca, che considera la "conoscenza" come una "visione".
Per questo motivo, chi in Grecia voleva davvero conoscere, comprendere la Verità, si recava dall'Oracolo, la Pizia di Delfi che "vedeva", cioè "intuiva" la Verità.
La Verità del mondo antico non sta nella percezione sensoriale, che può solo fornire al pensiero elementi che vanno collegati tra loro, e analizzati dalle capacità intellettuali per potere attribuire loro un "significato".

Una capacità intellettuale è la Ragione discorsiva, la logica, la razionalità, che porta ad un primo livello di comprensione.
Ma la capacità più profonda, come ci spiega Platone, è proprio quell'Intuizione di cui parla Eraclito, la visione diretta della conoscenza che può essere ottenuta solo da colui che osserva DENTRO e non semplicemente FUORI, cioè da colui che ascolta il Logos, la Verità che è come una voce che abbiamo dentro, e non una semplice raccolta di informazioni sensoriali.
Toccare, per i grandi filosofi Greci, non è mai stato Sapere.
Toccare, per la grande filosofia Vedanta dell'Induismo, era Maya, Illusione.
Solo l'Anima (traduzione italiana del termine greco "Psiche") può Vedere, e quindi Sapere.

Proprio nella comunità cristiana primitiva di Efeso venne composto un Vangelo che poi sarebbe stato noto come "Vangelo di Giovanni", anche se l'autore di tale Vangelo è del tutto anonimo, e l'attribuzione a Giovanni discepolo di Gesù fu fatta, in modo assolutamente arbitrario, da Ireneo di Lione nel II secolo.
Tale Vangelo ha il seguente inizio:
"In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio."
Ciò evidenzia come la tradizione dei Vangeli riprenda la Tradizione greca antica del Logos come capacità interiore dell'essere umano di accedere a una Visione della Realtà che i Greci definivano "aletheia", cioè "ciò che non è oscuro".
Questa capacità, come ci dice Eraclito, genera nell'uomo l'INTUIZIONE, ed è tale intuizione, nel mondo greco arcaico, l'unica possibile definizione di Verità, così come lo è nel Vangelo di Giovanni.
Il Vangelo di Giovanni chiama "Dio" il Logos, spiegando con la massima semplicità possibile ciò che i primi cristiani intendevano con la parola "Dio".
Esattamente come per Eraclito, il Dio di Giovanni è la "Voce" che ognuno di noi può udire quando si presta all'ascolto dell'anima. Ma per "anima" Eraclito non intende qualcosa di appartenente all'individuo.
La prima di tutte le intuizioni infatti, secondo Eraclito, è che "tutto è Uno, e che l'Uno è tutto". Quindi anche l'anima, la psiche è Una.

Nessun filosofo greco è stato più chiaro di Eraclito nel definire la Verità, e non deve stupire che il filosofo di Efeso fosse chiamato dai suoi contemporanei lo "Skoteinòs", l'"Oscuro".
La Verità di Eraclito sarà infatti sempre oscura per chi non intende ascoltare il Logos, cioè quel Tutto che è Uno. Fino a quando l'uomo ingenuo continuerà a identificarsi nel suo solo corpo e nei suoi soli sensi, l'unica "verità" a cui potrà accedere sarà quella, illusoria, della doxà: l'opinione.
Platone, approfondendo il pensiero di Eraclito e spiegandolo più estesamente, spiegherà che l'uomo più saggio, che capirà che la verità non sta nelle sole sensazione (le "ombre") ma nelle capacità intellettuali, applicherà la Ragione e andrà oltre la doxa, spingendosi con la logica e la razionalità, che egli chiamava diánoia, a una prima forma di Episteme, cioè a una conoscenza più reale.

Quella che oggi chiamiamo Scienza è la diánoia di Platone.
La Scienza va oltre il "tocco e so", spingendoci verso conoscenze su cui tutti possiamo concordare attraverso la nostra comune capacità di ragionare.
Ma la Scienza, la diánoia, è comunque solo una prima, più limitata forma di Episteme.
L'Episteme profonda, la Verità, è quella che si ottiene attraverso l'INTUIZIONE, che Platone chiamava Nous, e che altro non è che il Logos di Eraclito e del Vangelo di Giovanni.
Ognuno di noi, che ci crediamo "individui", cioè che ci crediamo tra noi distinti e separati, in realtà contiene il Logos che ci fa intuire che Tutto è Uno.
E il Vangelo di Giovanni ci dice che tale Logos è Dio, quindi Dio è dentro (e non fuori di noi), che è esattamente come dire che tutti condividiamo Dio (e quindi non siamo distinti e separati) ribadendo che tale Dio-Verità non è altro che il Tutto-Uno di Eraclito.

Comprendere questo, come lo comprendeva Eraclito e tutta la saggezza greca antica, non è un capriccio o una esigenza dell'ego. Si tratta di una realtà esperienziale accessibile a chiunque voglia ascoltare il DENTRO invece di limitarsi ad ascoltare le sensazioni, che sono solo un aspetto (quello materiale) della Realtà, ma che non coincidono con quest'ultima.
Non c'è alcun fine nella comprensione che Tutto è Uno. Non è il risultato di uno schema razionale inventato dall'ego umano, non è il desiderio di proporre una verità che dovrebbe assurgere a universale, come le tante teorie che l'uomo egoico propone, credendosi "intelligente".
"Intelligere" significa "Leggersi dentro", non "leggere il fuori".
A comprendere che Tutto è Uno, e quindi a sentire sé stessi come collegati a ogni altro ente, sarà solo colui che farà soggettivamente l'esperienza di tale comprensione interiore, e non avrà alcuna esigenza di proporla come verità "oggettiva" valida per altri soggetti. Ma per quel soggetto che avrà abbracciato il Logos, il Logos stesso sarà l'unica verità esistente. Sarà l'Essere stesso.
Chi non fa l'esperienza del Logos invece, non potrà mai conoscerlo, nel senso di "abbracciarlo". La conseguenza sarà che egli si sentirà per sempre distinto e separato dagli altri enti, e quindi svilupperà i conflitti, vorrà distinguere le cose "sue" da quelle degli altri, svilupperà gli attaccamenti e di conseguenza la sofferenza, che come svela il Buddha non è altro che la conseguenza degli attaccamenti.
Ancora oggi, duemila e quattrocento anni dopo la morte del filosofo di Efeso, il Logos di Eraclito, quel Dio che altro non è che il Tutto-Uno, rimane un concetto universale della nostra psiche che ci consente, se ne abbiamo volontà e capacità, di ottenere pace e pienezza di vita.

🇮🇹👊

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