27/01/2026
Per anni ho puntato tutto sulla performance.
L’allenamento era la mia benzina, la spinta da riversare in ogni altro ambito, dallo studio al lavoro. Poi, gradualmente, qualcosa ha iniziato a cambiare. È subentrata una nuova consapevolezza.
Alt: ho parlato spesso di agonismo e non sono qui per screditare il passato, ma semplicemente per testimoniare che nella vita esistono fasi diverse.
Questo, ad esempio, è il momento in cui la performance — in allenamento, ma non solo — è passata in secondo piano. Oggi mi alleno per il piacere di farlo, per il benessere psicofisico, per godermi il cibo e come “seconda forma” di meditazione. Niente numeri, niente ansia da prestazione, nessun obiettivo prefissato: solo piacere. In questo momento della mia vita, sento che va bene così.
Il problema, quello vero, è che siamo stati spinti verso la società della performance, dove se non porti risultati sembri valere meno, e dove se non ti “rompi le ossa” in allenamento vieni etichettato come debole. È un meccanismo che si riflette nello sport, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.
La buona notizia è che puoi volerti bene lo stesso. Puoi essere una voce fuori dal coro e abbandonare la cultura della performance — che, bada bene, non significa fare le cose a caso o lasciarsi andare — per ritrovare il puro piacere di agire.
Siate voi stessi, siate diversi e godetevi ogni piccolo traguardo, sportivo e non.