Puur Lijfzaken

Puur Lijfzaken Pilates - Biomechanica - Melt Method Puur Lijfzaken staat voor BEWEGEN, Gezondheid wordt bepaald door onze lleefwijze. Het anders dan "sporten".

Het is niet genoeg om te zeggen "beweeg meer" het is noodzakelijk om BETER en MEER te bewegen. Bewegen is wat we de hele dag door doen. Bewust worden van je houding tijdens het staan, lopen, eigenlijk al je dagelijkse bezigheden, dat is wat Puur Lijfzaken biedt in de vorm van Pilates Mat, Pilates Total Workout System, Pilates 60+, maar ook Biomechanica lessen en NIEUW MELT METHOD.

04/09/2026

I've had this account for almost 15 years, but I rarely engage with it any more. Here are some of my updates and also an intro/reminder if it's been a minute:

I'm Katy. I'm 50. I'm a biomechanist by education, and teaching movement is how I apply my graduate work. I have two teens and they take up most of my mental energy. I walk, row, and work on mobility and alignment to recharge my mood and mental battery.

I've spent the last THIRTY YEARS teaching movement science and practical and corrective exercise, most of that in person. In addition to regular study, decades spent teaching people face-to-face continues to shape how I think, write, and speak about movement.

I'm a movement nerd. I love details because nuance matters, maybe now more than ever. At the same time, I'm always working on making complex ideas useful in real life. That intersection—where depth meets practicality—is the Venn diagram I've lived in for most of my career.

I'm not a content creator, I don't have a social media manager or a strategy :) Most of my posts here are letting you know about long-form stuff I'm putting out elsewhere.

I'm LONG FORM, Buddy; shallow doesn't work well for me. If you're looking to take a deep dive into human movement, you can find me in these spaces:

• The Move Your DNA podcast, exploring movement since 2015!
• My books. There are ten of them now, translated into multiple languages. Move Your DNA is where many readers begin.
• Movement-Colored Glasses, my Substack.
• The Nutritious Movement newsletter, where I share essays, updates, and new projects.
• The Nutritious Movement Virtual Studio, if you learn best by doing. It's home to my online classes for people who'd rather move than read about movement.

Movement matters. I hope something you find in my work helps you see your body—and the world it moves through—a little differently.

31/08/2026

😉

24/07/2026

Lo STRESS e i TRAUMI che superi non rimangono nella testa: ecco i muscoli che li trasformano in contratture e mal di schiena (e perché liberarsene è più concreto di quanto pensi)

Ogni tensione che attraversi, ogni stress che sopporti e ogni trauma emotivo che superi coinvolge tutto il corpo, non di certo solo il cervello.

Noi tendiamo a pensare che le cose difficili "passino", e in un certo senso è vero: la mente elabora, il tempo aiuta, e si va avanti.

Ma il corpo tiene il conto.

E spesso quello che hai attraversato lascia delle piccole cicatrici, a volte grandi, che rimangono nei tessuti senza che tu te ne accorga.

Non le senti come "trauma": le senti come rigidità.

Come una schiena che non si scioglie mai del tutto, come spalle sempre alzate, come un respiro che non scende mai fino in fondo.

Non ci fai caso perché ci convivi da così tanto tempo che pensi sia semplicemente il tuo modo di essere, o il tempo che passa.

In realtà quello che senti è la somma di tutto quello che hai attraversato, depositato nei muscoli, uno strato sopra l'altro.

Uno degli effetti più forti, più interessanti e potenzialmente più problematici dello stress è proprio quello sui muscoli.

Ma tra un attimo vedremo che, tutto sommato, questa è anche una buona notizia.

Facciamo il viaggio.

Quando il cervello percepisce una minaccia (che sia un pericolo fisico, una crisi personale, un periodo lavorativo devastante o una preoccupazione che dura mesi), attiva una risposta automatica che coinvolge tutto il corpo.

Il primo muscolo a rispondere è il diaframma.

Il respiro si accorcia, il torace si stringe, e il diaframma si contrae come un pugno che si chiude.

È un riflesso antico: il corpo si prepara a proteggersi, e la prima cosa che fa è "chiudersi".

Subito dopo risponde lo psoas, il grande muscolo profondo che collega le vertebre lombari alla coscia.

Lo psoas è il muscolo della posizione fetale: è lui che piega il corpo in avanti per proteggere gli organi.

Quando il cervello dice "pericolo", lo psoas si contrae e ti "chiude".

Diaframma e psoas sono i primi soldati che il corpo manda in campo quando c'è da difendersi.

E fin qui è un meccanismo perfetto: ti protegge, ti fa reagire, ti fa sopravvivere.

Il problema è cosa succede dopo.

Se lo stress dura cinque minuti, il diaframma si rilassa e lo psoas si distende.

Se lo stress dura settimane, mesi, o anni, quei muscoli non si rilassano mai del tutto.

Ogni periodo difficile aggiunge uno strato di tensione.

Ogni crisi superata lascia un residuo di contrazione.

Ogni preoccupazione prolungata deposita un po' di rigidità in più.

E gli strati si accumulano, uno sopra l'altro, come gli anelli di un tronco d'albero.

Non li senti arrivare uno per uno: senti il totale.

Ed ecco cosa produce quel totale.

Il diaframma contratto tira sulle costole e chiude il torace.

Le spalle si arrotondano in avanti, i muscoli del collo si irrigidiscono per compensare, e da qui nascono quelle contratture alle spalle e al collo che sembrano non avere una causa.

Non hanno una causa "recente": sono la somma di anni di tensione accumulata nel diaframma.

Lo psoas contratto tira sulle vertebre lombari e comprime la colonna.

Da qui nasce quel mal di schiena di fondo che c'è sempre, quel fastidio lombare che non si spiega con nessuno sforzo, con nessun movimento sbagliato, con nessuna risonanza.

Non è un problema strutturale: è lo psoas che sta ancora "proteggendo" un pericolo che non c'è più.

Il respiro corto e superficiale (conseguenza del diaframma rigido) viene letto dal cervello come un segnale di allarme permanente.

Il battito resta leggermente accelerato, la digestione rallenta, i muscoli di tutto il corpo mantengono un tono più alto del dovuto, e la mente non si calma mai del tutto.

Quella sensazione di tensione diffusa che tante persone attribuiscono al "carattere ansioso" è spesso il corpo che è rimasto in modalità difesa perché nessuno ha mai detto ai muscoli che la battaglia è finita.

E qui sta il circolo vizioso più subdolo di tutti.

Se non ti liberi di queste tensioni accumulate, il corpo diventa sempre più "carico".

Ogni nuovo stress si somma a quelli vecchi.

La soglia di tolleranza si abbassa: cose che cinque anni fa gestivi senza problemi adesso ti irrigidiscono.

Non perché sei diventato più fragile: perché il tuo "serbatoio" di tensione è quasi pieno, e basta poco per farlo traboccare.

Ecco perché con l'andare degli anni molte persone sentono che "tutto peggiora": non è l'età, è l'accumulo.

Ma ecco la buona notizia, e vale la pena arrivarci.

Se le tensioni si accumulano nei muscoli, dai muscoli si possono anche scaricare.

Non è una metafora: è letterale.

Quando lavori in modo mirato su diaframma e psoas, stai fisicamente sciogliendo gli strati di tensione che si sono depositati nel tempo.

Ogni sessione è come togliere un anello dal tronco.

E quando i muscoli si rilassano, succede qualcosa di molto concreto a livello del sistema nervoso.

Il diaframma che torna a muoversi manda al cervello il segnale "l'emergenza è finita".

Il respiro si approfondisce, il battito rallenta, il tono muscolare generale si abbassa.

Il corpo esce dalla modalità difesa.

Non perché hai "elaborato" mentalmente lo stress: perché hai fisicamente rimosso la contrazione che lo teneva in vita nei tessuti.

Questo è il pezzo che quasi nessuno capisce: puoi dire al cervello "calmati" quanto vuoi, non ti ascolta.

Ma se rilassi i muscoli che tengono acceso l'allarme, il cervello è obbligato a prenderne atto.

Ecco perché dopo una buona sessione di lavoro su questi muscoli ti senti diverso in un modo che va ben oltre il "sono più sciolto".

Ti senti più leggero.

Il respiro scende fino alla pancia.

Le spalle si abbassano da sole.

E quella tensione di fondo che pensavi fosse il tuo carattere si attenua.

Quello che stai sentendo non è un effetto placebo: è il corpo che finalmente sta scaricando anni di "cicatrici di battaglia" che nessuno gli aveva mai permesso di sciogliere.

Non è complicato, non richiede anni: richiede un lavoro mirato e costante sui muscoli giusti.

E la differenza tra accumulare e scaricare è la differenza tra un corpo che diventa ogni anno più rigido e uno che, nonostante tutto quello che ha attraversato, funziona 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato sullo psoas e sul diaframma, ho creato un protocollo completo nel mio ebook "Riattiva psoas e diaframma": esercizi base, esercizi avanzati e 12 allenamenti interamente filmati minuto per minuto.

Link nel primo commento!

10/06/2026

RESPIRAZIONE e POSTURA: come il DIAFRAMMA ti può modificare la SCHIENA

La maggior parte delle persone pensa al respiro come a una cosa che riguarda i polmoni, e basta: entra aria, esce aria, fine della storia. È una di quelle cose che diamo per scontate proprio perché funzionano da sole, senza che dobbiamo pensarci.

Eppure ogni singolo respiro che fai, in questo momento, sta facendo molto più che riempire i polmoni: sta sostenendo la tua colonna vertebrale dall'interno, sta regolando la posizione del tuo bacino, e sta decidendo se stai dritto con facilità oppure se passi la giornata a combattere contro la gravità.....

Sembra esagerato, lo so. Eppure è una delle cose più affascinanti del corpo umano, e oggi te la racconto pezzo per pezzo, perché quando la capisci ti viene quasi automatico guardare la postura con occhi diversi.

Il protagonista di tutto questo è il DIAFRAMMA, la grande cupola muscolare che sta esattamente a metà del tronco, attaccata al giro delle costole basse davanti e alle vertebre lombari dietro. Lo conosci come il muscolo della respirazione, ed è vero, ma è solo metà del suo lavoro: l'altra metà è tenere su la tua schiena.

🔒 IL DIAFRAMMA NON LAVORA DA SOLO: LA "CAMPANA DI PRESSIONE" CHE TI REGGE

La colonna vertebrale, da sola, è una struttura instabile: è una pila di vertebre impilate una sull'altra, e se dovesse reggersi solo con le ossa cadrebbe al primo movimento. Quello che la tiene in piedi è la pressione che le sta intorno, e qui entra in gioco un sistema che pochissimi conoscono.

Immagina il tuo addome come un cilindro chiuso, una specie di campana di vetro: il diaframma fa da tappo sopra, il pavimento pelvico fa da fondo sotto, e gli addominali profondi fanno da pareti laterali tutto intorno. Dentro questo cilindro c'è una pressione, e quella pressione è ciò che sostiene la colonna dal davanti, esattamente come l'aria dentro un pallone lo rende rigido e capace di reggere un peso.

Quando questo sistema funziona, succede una cosa bellissima: ad ogni inspirazione il diaframma scende, la pressione interna si regola da sola, e la colonna viene sostenuta dall'interno senza che tu debba fare nulla. Non devi "tenere la postura", non devi contrarre niente di proposito: il respiro stesso fa il lavoro di stabilizzazione, respiro dopo respiro, migliaia di volte al giorno. È un sostegno automatico, silenzioso, gratuito.

🫁 PERCHÉ IL DIAFRAMMA "IN DIFFICOLTÀ" LO SENTI NELLA SCHIENA E NEL COLLO (E NON NELLA PANCIA)

Il diaframma è un muscolo estremamente reattivo alle emozioni e allo stress: è il primo muscolo a contrarsi quando il cervello percepisce una tensione, e col tempo accumula rigidità strato dopo strato senza che tu te ne accorga.

La cosa strana è che è raro sentire direttamente il diaframma in difficoltà nella zona dove si trova.

A volte succede: ci sono persone che avvertono dolori lungo il costato o una sensazione di oppressione al petto che è puramente muscolare (il diaframma che tira sulle sue inserzioni costali), e spesso si preoccupano pensando a qualcosa di cardiaco quando in realtà è un muscolo rigido che tira su un osso.

Ma nella maggior parte dei casi il diaframma non si fa sentire direttamente: si fa sentire attraverso la schiena, il collo e le spalle, e il motivo è molto logico una volta che lo capisci.

Il diaframma ha un privilegio che nessun altro muscolo del corpo ha: serve per respirare, e il respiro ha la priorità assoluta su tutto.

Il corpo non può permettersi di avere il diaframma in crisi, perché senza respiro non si vive, e quindi quando il diaframma è in difficoltà succede qualcosa di molto interessante: tutti gli altri muscoli della colonna sono disposti a "sacrificarsi" per lasciargli spazio.

Pensa a cosa succede quando finisci una corsa e hai il fiatone: ti pieghi in avanti con le mani sulle ginocchia.

Non lo fai perché sei stanco nelle gambe: lo fai perché in quella posizione il diaframma ha il massimo spazio per muoversi, e il corpo istintivamente si piega per dargli priorità.

La stessa cosa succede in modo cronico e silenzioso quando il diaframma è rigido.

Il corpo si "riorganizza" per lasciarlo lavorare, e la riorganizzazione ha due conseguenze immediate.

La prima: il respiro si sposta verso l'alto.

Il diaframma rigido non scende abbastanza, e il corpo compensa alzando le costole con i muscoli accessori del collo (scaleni, sternocleidomastoideo, muscoli delle prime costole): muscoli che non sono progettati per respirare tutto il giorno ma che si ritrovano a sollevare le costole ad ogni singolo respiro, migliaia di volte al giorno.

Il risultato è un collo cronicamente contratto e una nuca rigida che attribuisci allo stress o al computer, ma che in realtà è il collo che sta respirando al posto del diaframma.

La seconda: le spalle si chiudono in avanti.

Il diaframma rigido tira le costole verso il basso e verso l'interno, il torace si chiude, e le spalle vengono trascinate in avanti dalla chiusura della struttura sotto di loro.

I muscoli tra le scapole (romboidi, trapezio medio) si contraggono per resistere alla trazione e impedire alle spalle di crollare completamente in avanti, e lo fanno 24 ore su 24.

Quella tensione cronica tra le scapole che non passa mai e che dopo il massaggio torna il giorno dopo è molto spesso questo: muscoli che stanno facendo gli straordinari per resistere a un diaframma che chiude il torace dall'interno.

In pratica il diaframma rigido non ti fa male dove sta lui: fa male a tutti i muscoli che si sacrificano per lasciargli fare il suo lavoro, e quei muscoli sono il collo, le spalle e la zona tra le scapole.

Ecco perchè un buon allenamento che abbia come obbiettivo quello di darti una postura migliore, più libera e funzionale, non può assolutamente dimenticare il diaframma.

E non c'entra tanto "fare la respirazione diaframmatica", che è un buon esercizio, ma di base ha impatto zero sulla postura.

Il primo consiglio è questo: durante qualsiasi esercizio di stretching, prova a portarti fino alla massima (ma massima davvero) espirazione, fino a che non hai buttato fuori tutta l'aria.

Espirare allunga il diaframma, e se lo fai mentre altri muscoli sono in allungamento, potenzi al quadrato l'efficacia.

Se però vuoi fare un ottimo lavoro organizzato su questo eccezionale muscolo, non perdere il mio nuovo video-ebook "Riattiva psoas e diaframma", che contiene tutti i miei esercizi e 12 allenamenti interamente filmati.

Link nel primo commento!

05/06/2026

Looking at many videos on the social media I wonder where is the Control... 🤔

05/06/2026

Today I am a Pilates Princess

03/06/2026

Voor diegene die dit interessant vindt. In het Engels

27/05/2026

Why is the tiniest movement imaginable suddenly activating muscles I didn’t even consent to using?

No momentum.
No chaos.
Just slow, controlled suffering.

And the worst part?
The instructor always says:
“Small adjustments make a big difference.”

Yeah.
I noticed.
Unfortunately.

24/05/2026

Too cute

23/05/2026

“Pilates can evolve. It should evolve. But evolution is not the same as dilution.”

In this new article for Pilates Journal, incoming PAA President Kimberley Garlick shares her perspective on the current state of the Pilates industry, the importance of professional identity, and why standards, education, and thoughtful teaching matter more than ever.

The article reflects on:
• the rapid growth of the Pilates industry
• the difference between movement education and fitness trends
• protecting the integrity of the method
• supporting teachers through stronger professional pathways
• the opportunity ahead for Pilates in Australia

As the profession continues to evolve, these conversations are important — not to divide the industry, but to help strengthen it.

Thank you to Pilates Journal for the opportunity to contribute to this broader discussion around the future of Pilates.

If you believe in supporting professional standards, ongoing education, advocacy, and the future growth of Pilates in Australia, we invite you to become part of the PAA community.

→ Learn more about PAA membership at pilates.org.au

Read the full article here:
https://pilatesjournal.com/articles/new-president-paa-message

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