Uno Hobbit Al Ferro

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"Un minuto dopo aver vinto l'argento ai Giochi del 2004 mi permisi di dire che dopo la generazione dei Galanda, Basile, ...
11/09/2026

"Un minuto dopo aver vinto l'argento ai Giochi del 2004 mi permisi di dire che dopo la generazione dei Galanda, Basile, Marconato etc...c'era un vuoto preoccupante".

L'aveva detto in un'intervista a Avvenire.

Dopo quell'argento non abbiamo più nemmeno sfiorato il podio.

Ha vinto scudetti a loro modo storici.

Il primo di Cantù da giocatore.
La stella di Varese.
Il primo della Fortitudo.
Il primo di Siena.

Ma è con l'azzurro che entra nel cuore di tutti.

Oggi sono 81.

Tanti auguri Charlie, tanti auguri Coach Recalcati.

"Willie no parte"...E invece, quella volta, un maledetto 20 ottobre, partì per sempre. O forse volle assicurarsi di non ...
10/09/2026

"Willie no parte"...

E invece, quella volta, un maledetto 20 ottobre, partì per sempre.
O forse volle assicurarsi di non lasciare mai più Rieti.

Resterà per sempre quella notte di Liegi.
Resterà per sempre il sogno di una città intera.
Resterà per sempre il suo nome marchiato a fuoco sul palasport di via Oreste di Fazio.
"Willie no parte"...

Oggi avrebbe compiuto 78 anni.
Lo Zio.

Alzate la testa, ragazze.Anche stasera, anche con quel tiro che resta lì dipo una rimonta dal -26.Alzate la testa e guar...
09/09/2026

Alzate la testa, ragazze.

Anche stasera, anche con quel tiro che resta lì dipo una rimonta dal -26.

Alzate la testa e guardate negli occhi chi ora vorrebbe vedervi subire il dileggio in lacrime e con lo sguardo verso il pavimento.

Alzate la testa e guardate avanti, perché sono anche questi bocconi amari a far parte del processo di crescita.

Alzate la testa e tendete la mano a tutte quelle ragazzine che sognano di essere come voi.

Alzate la testa e guidatele con l'esempio a percorrere una strada che, magari, un giorno le porterà a fare anche meglio.

Alzatela e tirate fuori quella medaglia di Atene, ricordando che quella è l'unica del basket senior negli ultimi 22 anni.

E alza la testa tu, coach.
Perché anche questa è crescita, perché sai che qualcosa vi è stato tolto, perché se bastasse un Mondiale sfortunato a cancellare quanto di buono fatto finora, allora non ci sarebbe allenatore al mondo abbastanza titolato da sedere su una panchina.

Oggi che il carro si svuota, vi vogliamo ancora più bene.
Perché noi siamo convinti che tornerete.
Noi sappiamo che tornerete.
Più forti di prima.

Lasciare il segno ovunque si sia stati. O quasi (lo so, in Polonia è stato tagliato etc...)E diventare bandiera, da stra...
08/09/2026

Lasciare il segno ovunque si sia stati.
O quasi (lo so, in Polonia è stato tagliato etc...)

E diventare bandiera, da straniero, di una squadra che non è certo di Eurolega, non è cosa da tutti.

Se un coach come Capobianco ti porta al piano di sopra, dopo solo una stagione in A2 a Jesi, un motivo c'è.
Se la dominatrice del basket italiano del tempo si sofferma sulla tua stagione a Teramo e ti vuole con sè, un motivo c'è.
Arbitri o no, se quella Siena ti tiene a roster, e da titolare, un motivo c'è. Se Milano, per vincere, viene a prenderti e resti 3 stagioni in biancorosso, un motivo c'è.

Quando, poi, fai la scelta di vita di prendere armi e bagagli e scendere in A2, per la prima volta dopo l'esperienza a Jesi, e contribuisci a portare Brescia dalla cadetteria all'Eurocup, puoi dire di aver lasciato più di un solo segno.

Perchè se, in un basket italiano in cui il capitano, di solito, è nostrano, la fascia la ricevi da straniero, un motivo c'è.

Oggi sono 43 primavere per David Moss.
Vero, due scudetti sono stati revocati, ma non possiamo dire che sia colpa sua. Ne restano altri due nel suo palmares.

Compie gli anni uno dei giocatori divenuti simbolo del nostro campionato; se tutti gli appassionati italiani, finita la rivalità, lo continuano ad apprezzare...

Un motivo c'è.

Happy Birthday, anche se ormai ti è più familiare un italianissimo "Tanti Auguri", eterno David.

Era l'anno 1 D.J. Sarebbe passato alla storia come un anno di cambiamenti.In primis perchè, in quell'estate, nessuno avr...
08/09/2026

Era l'anno 1 D.J.
Sarebbe passato alla storia come un anno di cambiamenti.
In primis perchè, in quell'estate, nessuno avrebbe mai pensato di dover ricominciare a contare il D.J. (nè che l'avrebbe interrotto perchè MJ avrebbe firmato con gli Wizards, dopo aver preso la franchigia dalle mani di quel Pollin con cui stava venendo alle mani).

Era l'anno del lockout, dei fischi ai giocatori causati da dichiarazioni infelici (e dai Kenny, proprio le 8 auto dovevi menzionare?), del più lungo braccio di ferro che l'NBA avrebbe mai conosciuto.

Tutto nato dal rinnovo a cifre astronomiche di Kevin Garnett a Minnesota (avete presente il soprannome Big Ticket o The Franchise? Viene da questo).

Una bomba che esplode in tutta la sua potenza perchè quella Bird's exception, ai proprietari, proprio non va giù.

Al Madison Square Garden le cose non vanno meglio, Ewing (con Hunter) è a capo della NBPA che ingaggia un duello all'arma bianca con i proprietari.

Quando lasituazione rientra, e c'è da pensare alla stagione che inizia, c'è da trovare qualcuno che raccolga la pesante eredità di John Starks.

La scelta ricade su qualcuno abbastanza talentuoso e f***e da accettare di essere il successore di un monumento di "The Mecca".

E chi se non un 3 volte all star che era stato fatto fuori per aver tentato di strangolare il suo allenatore?

È una scelta che fa pensare ai Knicks attuali pre Leon Rose, e invece...

Partenza balbettante; attorno al nostro, Jeff Van Gundy (e con lui l'allora assistente Tom Thibodeau) mette in quintetto Charlie Ward, Allan Houston, Marcus Camby ed il totem di Georgetown, con Larry Johnson, Chris Childs, Chris Dudley, David Wingate, Dennis Scott, Ben Davis, Rick Brunson, Kurt Thomas e la chioccia Herb Williams a completare il roster.

Era il 50° anno dei Knicks tra i pro, ma le prime impressioni sembrano porre il mezzo secolo come pietra tombale di quella squadra che aveva sfiorato il titolo nei due anni del primo conto "D.J.".

E invece...

Nella 50ma stagione, ridotta (ah, i numeri) a 50 partite, i Knicks entrano di straforo da ottavi (segnate anche l'8).

E vincono, 3-2 agli Heat, 4-0 secco agli Hawks, 4-2 a Reggie Miller ed ai suoi Pacers in finale di conference.
Mai nessuno era riuscito a fare tanto partendo dall'ultimo spot disponibile ai playoff.

Sembra una favola, quella degli underdogs che sovvertono il sistema, ma i sogni s'infrangono su Gregg Popovich e gli Spurs che passavano il testimone dall'Ammiraglio a Tim Duncan.

Ma la sconfitta non cancella quella che fu una delle squadre più pazze, imprevedibili e, per questo, amate della storia della National Basketball Association.
E ba***re gli Spurs con lo stesso punteggio 27 anni dopo è un omaggio a lui ed a tutti loro.

Auguri Spree.

BACKFIREUna Nazionale svuotata, che nel primo quarto e oltre difende "in modo inguardabile" (cit. coach Capobianco), che...
07/09/2026

BACKFIRE

Una Nazionale svuotata, che nel primo quarto e oltre difende "in modo inguardabile" (cit. coach Capobianco), che gioca a sprazzi nel terzo periodo, ma che troppe volte pecca d'individualismi e non muove quasi mai la palla, non facendo faticare la difesa avversaria.

Queste ragazze sono umane. E possono avere passaggi a vuoto, specialmente dopo ieri.

Di fronte una Cina che può contare su Xu Han e Zhang Ziyu la cui mole sarebbe utile anche a Luca Banchi.
Se, poi, sugli esterni Yang Shuyu e compagne fatturano un 44% dall'arco, diventa impossibile scalare l'Everest di una partita in cui, come dice Francesca Pan, "non ci siamo presentate".

Spompate, svuotate, stanche per il back to back, ma anche arrabbiate, e questo deve essere il punto di partenza in vista del play-in con l'Australia.

Non si può che chiudere con le parole di Olbis André, "chiediamo scusa, anche se abbiamo giocato ieri ed abbiamo speso energie non può essere una scusa".

Testa alle Aussies, ora non ci saranno più margini di errore.

Così fa male.Così non è giusto.Un and one che diventa fallo in attacco.Cecilia che chiude la partita con una manata in f...
06/09/2026

Così fa male.
Così non è giusto.

Un and one che diventa fallo in attacco.
Cecilia che chiude la partita con una manata in faccia passata in cavalleria. E potremmo continuare.

Fa rabbia, la stessa che lei scatena a partita finita, la devono tenere.

Non è giusto.
Non è giusto perché di là ci sono pure Caitlin Clark, Angel Reese e compagne, ma le nostre hanno giocato una gara memorabile in difesa, limitando la fisicità statunitense e facendo spellare le mani anche quando la propria miglior giocatrice era in panchina per problemi di falli (sic!).

Lella Santucci, Matilde Villa, una Lorela che sotto canestro lotta come una tigre, tutte, nessuna esclusa.

Ed un coach che ha ruotato 12 giocatrici senza che nessuno si accorgesse della differenza.

Solo 55 punti concessi, 52 segnati, almeno 2 che sarebbero dovuti essere aggiunti al nostro carniere.

A volte, purtroppo, qualcuno chiama o non chiama guardando più alla maglia indossata che a ciò che succede in campo.

Resta il rammarico perché, sia chiaro, meritavamo noi.
Meritavano queste splendide ragazze.
E proprio questo deve dare la stima della forza di questa Nazionale e riempirci d'orgoglio.

Ora c'è la Cina.
Ma se queste sono le azzurre, c'è da avere fiducia.

Primo tempo un po' di sofferenza, anche perché Steph Curry si era travestito da Julie Pospisilova e segnava pure le impr...
04/09/2026

Primo tempo un po' di sofferenza, anche perché Steph Curry si era travestito da Julie Pospisilova e segnava pure le imprecazioni dei tanti tifosi italiani presenti a Berlino.

Restiamo lì, con Cecilia che fatica dal perimetro (chiuderà a 2/9) ma fattura quando entra in area, con André e Lorela "ovunque proteggici" Cubaj che si prendono poco a poco le alture.

E con la ragazza in foto: è lei a costruire il break con cui pareggiamo dal -7, è lei a mettere altri 5 punti fondamentali nell'allungo dal quale le ceche non riusciranno a riprendersi.

Ciliegina sulla torta l'intuizione con cui va a pescare Olbis André che nessuno di noi aveva nemmeno visto nella selva di maglie bianche.

Lo scorso anno un infortunio le aveva tolto una soddisfazione che cercava da anni, eppure è rimasta accanto alle sue compagne.

Oggi Matilde Villa è tornata a prendersi quel parquet e quella maglia azzurra che solo la sfortuna le avevano tolto.
Solo temporaneamente.

Perché una vera campionessa è più forte anche della sorte.

54-63, prima vittoria in cascina e mente più libera in attesa di Caitlin Clark e compagne.

Ma soprattutto.
Bentornata, Mati.
Ci sei mancata.

"Cari amici, sono nella sfortunata posizione di dover annunciare che non sarò in grado di disputare la stagione 2004-200...
03/09/2026

"Cari amici, sono nella sfortunata posizione di dover annunciare che non sarò in grado di disputare la stagione 2004-2005 con la Scavolini.

Purtroppo le mie condizioni di salute non mi consentono più, a questo punto, di competere come un atleta professionista.

In questo momento sono veramente grato a tutti voi e a tutti gli allenatori, compagni di squadra, tifosi, arbitri e dirigenti che, nel corso di tutti questi anni, mi hanno dato l'opportunità di competere nello sport che ho amato di più.

Per quanto riguarda il mio club, la Scavolini Pesaro voglio di cuore ringraziare ogni persona dell'organizzazione, i miei compagni di squadra, i miei allenatori e i nostri grandi tifosi.

Voglio che ognuno di voi continui ad avere fede.
Siate forti e combattete duro.
Il mio cuore sarà sempre con tutti voi.
Con Rispetto".

Era il 26 agosto 2004 quando Alphonso Ford pubblicava questa lettera.

Sembrava un addio al basket, tra le righe si leggeva qualcos'altro.

Oggi sono 22 anni che se n'è andato.
Ed il tempo non lenisce la nostalgia.
Ci manca tantissimo.

"Piove, il gatto è morto e tieni i Clippers".Oggi ancor di più.Stangata ormai attesa, "crucifige" prevedibile e previsto...
03/09/2026

"Piove, il gatto è morto e tieni i Clippers".

Oggi ancor di più.

Stangata ormai attesa, "crucifige" prevedibile e previsto, tanto che il tifoso medio della sponda sfortunata di Los Angeles può essere rappresentato a braccia aperte mentre offre il petto e urla "forza, sparate e chiudiamola qui", che era più snervante l'attesa che il castigo ampiamente meritato da tutti gli attori in scena. O meglio, non proprio tutti, ma ci arriviamo.

30 milioni di multa a Steve Ballmer (che potrebbe benissimo pensare che il suo percorso nel basket è giunto al termine, non ne sentiranno la mancanza...).

Futuro a breve e medio termine compromesso con 5 prime scelte cancellate.

Oltre alla sospensione annuale di Ballmer ci sono quelle di Gillian Zucker (a capo delle operazioni finanziarie) e Lawrence Frank (President of Basketball Operations), entrambe per 6 mesi.

C'è poi il ban per Dennis Robertson, zio di Kawhi Leonard, da ogni rapporto con NBA per 5 anni.

E infine la beffa: KL è stato sanzionato con appena 700.000 dollari di multa.

Però giocherà regolarmente a Toronto.

Ai Clippers è mancata soltanto l'esecuzione in pubblica piazza, meritata per carità, ma al giocatore è stato dato un buffetto affettuoso, gli si è detto "birbantello" e si è voltato pagina.

Come se il suo ruolo fosse stato marginale, quasi inconsapevole (in Italia questa formula "a sua insaputa" la conosciamo bene...).

L'impressione è che, dietro le parole altisonanti di Adamo Argento, si celi la volontà di NBA di non perdere l'asset Kawhi Leonard, ritenuto redditizio.

Qualcuno ricordi ad Adamo che quei contratti, quegli accordi, si firmano sempre in due.

E le responsabilità dovrebbero essere le stesse.
Per entrambi.

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