20/05/2026
continua da post precedente...
...Detto fatto: mi limitai a sostituire la seta floss (arancio) con il pelo di gatto (grigio medio). Tutto il resto, uguale alla P&O ottenendo così una mosca che sommersa non era ma affondava appena veniva strattonata (la definii bivalente) e di un colore molto simile alle effimere.
Diventò la mia preferita: funzionava sulle rogge di irrigazione, nei riali, nei fiumi tipo Adda e Tirino, nei chalk-stream, sui torrenti alpini… ottima in schiusa su bollata ed anche come sommersa una volta travolta dalla forza della corrente.
Bastava cambiare la misura dell’amo (l’ho usata dal 20 al 12, la difficoltà stava – e sta – nel trovare le piume di pernice della giusta dimensione) per adeguarla alla situazione. Perfetta, secondo me.
Questa la parte storico-costruttiva.
Passiamo alla parte pratica.
Poche settimane dopo iniziai a tenere corsi di lancio, alla fine dei quali il club garantiva l’accompagnamento degli allievi sul fiume.
"Prima ti faccio vedere come affrontare questo tratto di fiume, e tu mi guardi. Poi lo stesso tratto lo fai tu."
Va da sé che io prendevo qualche pesce mentre l’allievo non prendeva nulla. Tutto nella norma.
Sul finale mettevo sempre (ma senza malizia, così, per abitudine e manco ci pensavo) “quella” mosca. Ed ogni volta l’allievo – un po’ inc…to, devo dirlo – mi chiedeva “Ma che mosca usi?”
“Questa”, rispondevo molto ingenuamente.
“Ma che mosca è?” chiedeva non riuscendo ad identificare quell’ammasso di peli sporchi di muco.
“Ah, sì, è l’ “Aquila Fly”
“E com’è fatta?
“Eh… hackle di pernice e corpo in PELO DI AQUILA”
Lui mi guardava sgranando gli occhi stentando a credermi. “Ma l’aquila non ha il pelo!!!”
“Lo dici tu, a casa ne ho un sacco pieno” rispondevo lasciandolo nel dubbio.
Non mi sentivo colpevole perché non stavo mentendo.
Ma da vero bast…do non ho mai rivelato che Aquila era il nome del mio gatto...