Sport Heroes - di Giusva Branca

Sport Heroes - di Giusva Branca Conservare la memoria delle imprese sportive conferisce alla nostra passione un alone di eternità, E il racconto diventa fiaba...

La storia dello sport porta in sè un carico di umanità e di aggregazione robusto. Vi porto per mano alla scoperta di veri e propri eroi dello sport mondiale e territoriale.

💪🏽❤‼️
31/08/2022

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Più passa il tempo, più credo che il futuro dello sport abbia una sola via da percorrere: quella del confronto.

Confronto con chi vive lo sport quotidianamente, con le famiglie, con i ragazzi, ogni singolo feedback diventa fondamentale per creare i presupposti per un futuro migliore.

Nei giorni scorsi sul lungomare di Cannitello, precisamente in piazza Calandruccio, ho preso parte a "La Sfida dei Valori", un confronto aperto promosso dal Comune di Villa San Giovanni nelle persone del Sindaco Giusy Caminiti e del Consigliere con Delega allo Sport Giuseppe Cotroneo.

Durante l'incontro sono stati affrontanti tanti, e delicati, temi inerenti al mondo dello sport, sviscerati in compagnia dei giornalisti Ugo La Camera, Alfredo Auspici e Giovanni Mafrici.

Incontri così possono solo che far bene per cui desidero fare pubblicamente i miei complimenti all'Amministrazione Comunale di Villa San Giovanni, al Sindaco Caminiti e a tutta la Sua Giunta che si è dimostrata attenta e vicina a problematiche da tanto, troppo, tempo limitano le possibilità del territorio villese.

Etica e Cultura dello Sport ❤La sfida dei valori Venerdì sulle rive dello Stretto
24/08/2022

Etica e Cultura dello Sport ❤
La sfida dei valori
Venerdì sulle rive dello Stretto

EVENTO DIBATTITO - La città di Villa San Giovanni è lieta di invitarvi al dibattito "Quando lo sport è sportivo".
Una tavola rotonda che vuole approfondire temi come il rispetto, la convivenza e la sana competizione che stanno alla base di uno sport veicolo di valori etici tra i giovani.
Moderatore dell'iniziativa Giovanni Mafrici, direttore del giornale online Reggioacanestro.
Tra gli ospiti personaggi dello sport tra i quali Maurizio Condipodero, presidente coni Calabria, Alfredo Auspici, Rocco Musolino, giornalista sportivo.

Vi aspettiamo venerdì 26 agosto alle ore 18: 30 presso piazzetta Vincenzo Calandruccio , Cannitello.

IL SORRISO DI MASSIMO C'è una cifra di umanità, di gentilezza, di lealtà che fa la differenza, sempre, in ogni contesto....
24/06/2022

IL SORRISO DI MASSIMO

C'è una cifra di umanità, di gentilezza, di lealtà che fa la differenza, sempre, in ogni contesto.

Massimo Bandiera queste caratteristiche le aveva tutte.

Sport Heroes - di Giusva Branca ha pensato di celebrarlo riunendo i suoi amici, chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e chiunque voglia esserci

Alla sua memoria intitoleremo la prima edizione del premio "Gentilezza nello sport" che assegneremo a 3 illustri protagonisti del mondo del calcio.

📍Lunedì 27 giugno, ore 19.30 - Piro Piro, Lungomare di Reggio Calabria (RC)

VENITE, MASSIMO CI ASPETTA...

L’emozione tradisce, l’emozione amplifica, l’emozione distorce. L’impatto emotivo – soprattutto se relativo a una traged...
09/12/2021

L’emozione tradisce, l’emozione amplifica, l’emozione distorce.

L’impatto emotivo – soprattutto se relativo a una tragedia – carica spesso oltre misura la cifra del sentimento, a maggior ragione se collettivo, se si ha a che fare con le masse.

La scomparsa di Paolo Rossi – ormai datata un anno – suscitò una reazione istintiva da parte di tutto il Paese.

Tutto prevedibile, certo.

Sport heroes, però, in qualche modo scommise su un concetto – spesso enunciato ma ancora più spesso non praticato nei fatti – di sopravvivenza dell’uomo oltre la morte, dei valori oltre la carne.

Si, in qualche modo noi eravamo sicuri che Paolorossi (sempre tutta una parola, mi raccomando) non sarebbe stato “soltanto” un grandissimo campione del quale, nei decenni si ricorderanno le imprese.

No, non poteva essere così, era evidente, evidentissimo.

La declinazione del Paolorossi uomo rispetto al campione ha da sempre rappresentato il moltiplicatore, la catapulta che lo proietta nell’immortalità, come Ettore, il più umano dei miti.

E’ passato un anno e le iniziative che portano il suo nome sono ormai innumerevoli in tutto il Paese ma siamo ben oltre le celebrazioni; siamo alla metabolizzazione, all’assorbimento culturale del messaggio, straordinario, che Paolo lascia all’Italia.

Un messaggio che parla di sorrisi, di grande sacrificio, forza di volontà, rinunce per inseguire il sogno ma anche accettazione delle avversità, delle grandi ingiustizie, combattute con l’unica arma che ogni essere umano ha: il domani.

Paolorossi ha lasciato tanti insegnamenti: che nulla è precluso a nessuno attraverso la volontà e il sacrificio ( “se sono arrivato io può arrivare chiunque” ), che c’è sempre un domani dal quale ripartire, col sorriso. Un sorriso che non è indice di superficialità, ma, al contrario, è la spia di chi sa che la partita finisce solo quando è finita.

Abbiamo scelto di raccontare non Paolorossi – crediamo che valenti colleghi abbiano titolo e conoscenze per farlo molto meglio – ma i suoi valori attraverso le gesta del campione.

Abbiamo scelto di raccontare, soprattutto, cosa la gente ha ricevuto da Paolorossi mentre lui - a suon di gol, di sorrisi e di imprese impossibili - la tirava fuori da casa dopo gli interminabili anni di piombo, mentre lui e Pertini rimettevano le cose a posto ripristinando il primato della semplicità, della gentilezza, del lavoro.

I luoghi di Paolorossi parlano di lui, ma l’impatto socioculturale (e ben lontano dal mondo del football) di cui è rimasta traccia indelebile è un qualcosa di ben chiaro nella memoria collettiva, anche quando la matrice dovesse essere sbiadita.

Ecco, il florilegio di iniziative in memoria dei valori di Paolorossi in questo anno serve proprio a rimarcare la matrice e proprio perciò Sport heroes, oggi, ritiene che la strada tracciata da Pablito attraverso i suoi comportamenti sia un patrimonio per le generazioni più giovani che chi se ne occupa (in primis la famiglia di Paolo e la signora Federica) sta tutelando, coccolando, curando, nel migliore dei modi.

Era questo ciò che un anno fa Sport Heroes - mentre raccontava di un Paese che vedeva Paolorossi come il vicino di casa a cui chiedere due foglie di basilico o come un ragazzo pulito e troppo magro a cui ogni mamma avrebbe voluto chiedere “Ma, benedetto figliolo, non mangi??” - desiderava sottolineare.

Un anno senza Paolorossi
Un anno con Paolorossi
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Sport Heroes di Giusva Branca
Regia Christian Maria Parisi
Produzione Teatro Primo
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DELLE FIGURINE PANINI, DEGLI ORMONI IMPAZZITI E DI PIZZABALLA CHE NON USCIVA MAI… Con una mano tenevi fermo il mazzetto ...
27/11/2021

DELLE FIGURINE PANINI, DEGLI ORMONI IMPAZZITI E DI PIZZABALLA CHE NON USCIVA MAI…

Con una mano tenevi fermo il mazzetto e con l’altra gli giravi attorno l’elastico. Giallo. Due, tre giri.

Alla fine la tua confezione di figurine ripetute era pronta e la potevi mettere in tasca, nel giubbotto, nella cartella di scuola (no, lì, meglio di no, non si sa mai chè a qualcuno prudano le mani e ci guardi dentro, meglio avercele sempre addosso).

Erano preziose le figurine ripetute e se erano tante, allora meglio fare due, tre confezioni da tenere con l’elastico anziché una sola, visto che in tal caso, crescendo l’altezza del castelletto, le figurine tendevano a scappare, a scivolare, a sgusciare di lato.

Erano bottino, certo, ma anche testimonianza di potere (si, perché chi completava l’album delle figurine Panini calciatori acquisiva innegabilmente potere e credibilità), visto che più erano le ripetute e – fatalmente – più voleva dire che eri vicino al diapason, al momento magico del completamento dell’album.

Album che restava rigorosamente custodito a casa e che poteva essere visto, in casa, solo da pochissimi, eletti, amici.

Le figurine ripetute erano, al tempo stesso, merce di scambio per acquisire – ogni giorno in maniera più complicata - quelle mancanti e più ne avevi e più forza te ne derivava nella contrattazione, così per Cuccureddu potevi pagare anche 15-20, forse anche 30 altre figurine.

E in qualche modo ti pareva di fare il calciomercato come lo facevano quelli veri e, per il gusto del potere di cui sopra, potevi prenderti lo sfizio di dire “no” a 10 figurine per una tua, esattamente come il Cagliari (vero) diceva no alla Juventus che offriva 9 giocatori per Gigi Riva.

Ma – come altre cose in quegli anni – le figurine hanno rappresentato uno straordinario strumento di unione geografica, forse inconsapevole.

La raccolta la si faceva tutti, da Nord a Sud, da Est a Ovest, da Bolzano a Trapani, da Lecce a Cuneo e le figurine, ovviamente, erano tutte uguali, al pari delle dinamiche che ruotavano attorno ad esse.

Certo, in qualche caso cambiava il nome che si assegnava ai giochi che le riguardavano, ma la sostanza era la medesima: ci si giocava le figurine con le figurine medesime a essere oggetto del gioco.

Serviva abilità manuale, in qualche misura vera e propria maestria, spesso si giocava seduti in terra, sul marciapiede o su qualche gradino, magari con i libri della scuola a fianco o addirittura dentro la scuola, durante la ricreazione o nei bagni o, i più monelli, nella terra di nessuno degli ultimi banchi delle classi.

Quelle classi dove debordava l’irrequietezza adolescenziale (non ho mai compreso quei professori che si lamentano con i genitori per l’irrequietezza dei ragazzi, in caso contrario io avrei chiamato gli assistenti sociali…), dove il sudore puzzava, si, di sudore, ma anche di anima, di voglia di vita, di brufoli impazziti e di ormoni da controllare senza alcun manuale d’uso.

E loro, le figurine, sempre presenti, anche lì, come una storta di ponte, di lasciapassare, di invisibile filo di collegamento tra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti che agli idoli delle figurine – alla fine – erano legati quanto te.

Già, gli idoli…e chi li avrebbe mai studiati bene in volto senza le figurine?

Con la televisione che proponeva solo rare immagini e comunque in bianco e nero e regolarmente sfocate la poesia – certo – si coglieva come le margherite in primavera, a mazzi, ma memorizzare i volti dei calciatori, circa 15 per squadra, era faccenda praticamente impossibile da sbrigare.

Le figurine, invece, ti stampavano in mente i volti dei tuoi eroi, roba che ti resta per la vita: gli spigoli in volto dei centravanti veri, di gente come Boninsegna, Riva, Chinaglia, l’intelligenza e la classe che leggevi negli occhi di Rivera, Bettega, il coraggio di portieri come Albertosi o le facce da duri dei mediani e dei difensori.

E poi i baffi, sissignore, i baffi.

Artisti e feroci custodi dell’area di rigore, curiosamente, pur essendo filosoficamente così distanti tra loro spesso portavano i baffi che, unitamente ai pantaloncini molto aderenti e corti e alle braccia conserte, facevano tanto calciatore...

E le figurine tu le avevi sempre in tasca e le sentivi sotto le dita quando la vita ti portava a incassare un po' il collo tra le spalle e a chiuderti con le mani nelle tasche del giaccone, appunto.

Epperò sentirle sotto le dita in qualche modo ti dava sicurezza, faceva “casa”.

E poi…l’odore…ecco…come si spiega l’odore di qualcosa che non sa di qualcos’altro ma proprio di quella cosa là? Cioè…le figurine non odoravano come un giornale e neppure come un libro, odoravano…di figurine, soprattutto dopo l’epocale passaggio dalla colla per attaccarle sull’album – tecnicamente detta cellina – alle autoadesive.

Correva – mi***ia se correva – l’anno 1972, i dischi più venduti (eh si, si acquistavano i dischi…) erano quelli di Mina (Grande grande grande) e di Lucio Battisti (I giardini di Marzo), ma con un Gianni Nazzaro superstar (Quanto è bella lei), un biglietto del tram costava circa 80 lire, un caffè 90 e un giornale 100 e dal mese di novembre (l’album Panini grosso modo usciva in quel periodo) il mondo non sarebbe stato mai più uguale a prima perché arrivarono le figurine autoadesive.

E con esse anche quell’odore inconfondibile e, tutto sommato inspiegabile anche da chi – come me - ha sempre usato le parole per orizzontarsi in questo casino organizzato che è la vita.

E chissà se il primo calciatore ad essere immortalato in una figurina, nel 1961, l’allora capitano dell’Inter Bruno Bolchi (uno che con la storia deva avere un conto aperto perché poi, anni dopo, da allenatore, portò per la prima volta la Reggina in serie A) comprese mai in quale meraviglioso e dolcissimo guaio stava mettendo milioni e milioni di ragazzini per i decenni a seguire.

Ragazzini che poi, magari – come il sottoscritto – hanno completato un album da adulti e magari anche acquistato i 12 volumi della raccolta completa della Panini, ma che non hanno mai ritrovato la poesia delle figurine bisvalide o quella di Pizzaballa e Vecchi che non uscivano mai.

Perché le figurine erano le tue per sempre, da quando aprivi le bustine lungo il bordo e dopo aver avuto cura di sb****re la bustina stessa sul fondo per far scendere le figurine al suo interno, in modo tale da non correre il rischio di strapparne il bordo superiore appresso al bordo della bustina stessa.

Ad esempio erano tue anche delle meravigliose bustine dentro le quali trovavi delle piccole bandierine in plastica con i colori di tutte le squadre, ma, no…non era la stessa cosa…non poteva esserlo, non lo è mai stata.

Perché, tutto sommato, se chiudete gli occhi le sentite ancora sotto le dita, nella tasca, ancora oggi. Le figurine sono sempre con noi, perché non sono altro che noi come eravamo e come, sotto sotto, siamo ancora, da qualche parte, travolta, schiacciata dalle volgarità quotidiane che ammazzano la poesia di noi bambini.

Sono là, fidatevi: chiudete gli occhi, le figurine sono ancora là…mi raccomando, occhio a non legare con l’elastico mazzetti troppo alti altrimenti poi scivolano di lato…

Sport Heroes di Giusva Branca
Regia Maria Parisi
Produzione Teatro Primo

L'UOMO CHE RINUNCIO' ALLA GLORIA ETERNAE’ il 25 giugno del 1978, sono le 5:00 del pomeriggio, è già buio a Buenos Aires,...
14/11/2021

L'UOMO CHE RINUNCIO' ALLA GLORIA ETERNA

E’ il 25 giugno del 1978, sono le 5:00 del pomeriggio, è già buio a Buenos Aires, perché sul piano climatico in Sudamerica il 25 giugno corrisponde al nostro giorno di Natale. Un uomo piccoletto, con i baffi spioventi, un po' ingobbito, passeggia avvolto in un cappotto per le strade della Capitale. E’ una domenica e le strade sono deserte, non c’è anima viva.

Si avverte, chiara, una stranissima sensazione che qualcosa di importante, importantissimo stia per accadere. Sullo sfondo rimbombano le voci, accorate di una telecronaca.

A qualche chilometro, a due passi dal mare, si sta disputando una partita di calcio che tutto il mondo sta guardando in diretta televisiva e che tiene col fiato sospeso l’intera Argentina.

La finale dei Mondiali, Argentina-Olanda, è ai supplementari, sull’1-1 al “Monumental”, lo stadio del River Plate, a due passi dal mare e, soprattutto, a due passi dall’Esma (Escuela Superior de Mecanica de la Armada), la struttura dove si vocifera da tempo che la Giunta militare argentina, in carica dopo il Colpo di Stato del 76, metta in pratica tutta la sua ferocia contro coloro che non sono allineati al regime. L’uomo passeggia lentamente, sempre più incassato nelle sue spalle, passa davanti a qualche bar, butta un occhio dentro e ne intuisce subito l’atmosfera, da psicodramma collettivo.

Poi continua a passeggiare, immerso nei suoi pensieri. E non sono pensieri belli. Per nulla. Si, perché l’uomo non è esattamente uno qualunque, nonostante il fatto che da sempre lui si vesta proprio come uno qualunque e declini ogni comportamento, atteggiamento con la sua necessità di passare inosservato.

Ma non è facilissimo che Jorge Carrascosa passi inosservato.

Ha 29 anni, a Ferragosto ne compirà 30 e, soprattutto, vanta 30 presenze con la maglia della nazionale argentina, la gloriosa albiceleste, della quale poco tempo prima era il Capitano. Lui lo sa bene che la storia aveva disegnato per lui ben altro affresco. Lui avrebbe dovuto essere a pochi chilometri di distanza, ma in campo, a mordere le caviglie di Renè Van de Kerkhov o di Jonny Rep, le stelle dell’Olanda finalista. E invece passeggia da solo, al freddo, prendendo a calci una lattina vuota.

Mai, nemmeno per un minuto si è pentito della sua scelta, neppure una volta ha maledetto il giorno in cui ha detto al “flaco”, Luis Cesar Menotti, selezionatore della nazionale argentina e suo profondissimo estimatore, che lui, Jorge Carrascosa, origini in parte italiane, perno e capitano della albiceleste, nel pieno della sua parabola psicofisica di calciatore, no…lui..no, proprio no…lui lasciava lì e in quel momento, maglia e fascia di capitano della Nazionale. Per sempre. Quella coppa del mondo la alzerà il Capitano dell’Argentina, Daniel Passarella, ma l’uomo sa perfettamente che il disegno del destino prevedeva che la alzasse lui e che lui stesso ha sovvertito quel disegno.

Ma lui quella coppa dalle mani insanguinate del generale Videla non la avrebbe presa per niente al mondo…

“El loco” lo aveva pregato, riservatamente, in tutti i modi di soprassedere, di rivedere la sua posizione. Carrascosa, a bassa voce, come era solito fare, spiegò al suo mentore che ci aveva pensato per oltre un anno, non sarebbe stato un minuto a fargli cambiare idea. Ma l’uomo andò oltre: provò a portare dalla sua parte Menotti, solleticandolo proprio sui valori condivisi, sull’orgoglio e sull’orrore che i militari stavano distribuendo a piene mani sul popolo argentino solo per soddisfare la loro sete di potere e i disegni dell’imperialismo statunitense che aveva sovvenzionato tutti i colpi di Stato militari che negli anni ’70 travolgendo le regole democratiche praticamente in tutto il Sudamerica.

“El flaco” provò a ribaltare il tavolo, girò sottosopra il ragionamento del suo capitano, proponendogli il medesimo obiettivo, ma attraverso la via opposta: “Non giocheremo per quei figli di pu***na che ci opprimono” – disse Menotti – “ma per dare una gioia alla nostra gente, al popolo”.

“No, grazie, capo, io non me la sento. Davvero” – chiosò “el lobo.

“Che senso ha giocare quando sai che in un modo o nell’altro ti faranno vincere?” avrebbe detto, anni dopo Jorge Carrascosa, l’uomo, spiegando la sua scelta…

Intanto, mentre Daniel Passarella alza la Coppa al posto di Jorge Carrascosa, a poche centinaia di metri, tra le fredde stanze dell’Esma, si continua a morire tra atroci sofferenze



L’uomo ora è in casa, si lascia andare sulla poltrona, ripensa a quella Coppa del Mondo, al sogno della sua vita, al disegno che il destino aveva scelto per lui e che lui ha, con piena volontà, stracciato in mille pezzi, come un papelito da lanciare in aria.

Dirà, anni dopo:

"Etica, morale, dignità e onore sono parole sacre. Ho ancora sogni e ideali, anche se mi disillude sapere che poco è cambiato da allora. Ho sognato di cambiare il mio quartiere, il calcio, la squadra, il Paese: lottavo per queste cose, esprimevo così la mia identità".
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Sport Heroes di Giusva Branca
Regia Christian Maria Parisi
Produzione Teatro Primo
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BramataSudataAmbitaLa maglia di una vitaLa maglia di un'altra impresaVincere un derby in trasferta, come tuo padre, come...
06/11/2021

Bramata
Sudata
Ambita
La maglia di una vita
La maglia di un'altra impresa
Vincere un derby in trasferta, come tuo padre, come tuo nonno.
Sempre là, sugli stessi gradoni, stesso colore della maglia, stesse facce da derby, stesse vene del collo a urlare gioia, appartenza.
Effimere?
Certo, come la vita.
Quella vita che - alla fine - è solo giorni in fila.
Solo maglie in fila.
Sotto la curva

Sport Heroes di Giusva Branca
prod. Teatro Primo
photo Maurizio Lagana

12/10/2021

Dalle sinergie nasce sempre la magia...

Prendi il Teatro Primo, la Reggina 1914 e Sport Heroes.
Mettili assieme, con la voglia di divertirsi e stare assieme dei protagonisti, l'eleganza di Lorenzo Crisetig e...buona visione

I viaggi di Sport Heroes, di Branca byTeatro Primo 📚

Lorenzo Crisetig | IL SOGNO 💭
Regia: Christian Maria Parisi
Montaggio: Luca Rovito
Riprese: dome.pec.filmmaker

09/10/2021

I Mondiali del 1950 sono uno spartiacque, niente sarà più uguale a prima, nel football, nel costume, nella musica.

I Mondiali di Calcio hanno segnato epoche, declinato i verbi che caratterizzavano gli snodi delle nostre vite.

Esattamente come la Musica.

Sport Heroes di Giusva Branca e Cartoline Rock di Villari vi raccontano gli uni e l'altra.

Sport Heroes produzione Primo
Regia Christian Maria Parisi
D.o.p. Guillermo Laurin
Riprese dome.pec.filmmaker

Indirizzo

Via Delle Filande 29
Villa San Giovanni
89018

Sito Web

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