Daniele Bertaggia - Allenatore coi Pesi

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*** GLI ABBRACCI ***Ci sono ferite che, per molto tempo, pensiamo non guariranno mai davvero.Ferite lasciate da chi ci h...
07/09/2026

*** GLI ABBRACCI ***

Ci sono ferite che, per molto tempo, pensiamo non guariranno mai davvero.

Ferite lasciate da chi ci ha deluso, tradito, abbandonato. Da chi ci ha fatto sentire poco importanti proprio quando avremmo avuto bisogno di sentirci scelti.

Il tempo passa. Andiamo avanti. Impariamo a conviverci.

E magari arriviamo persino a convincerci di stare bene così, costruendo muri abbastanza alti da non permettere più a nessuno di farci male.

Poi, a volte, succede qualcosa che non avevamo previsto. Arriva qualcuno.

Magari proprio quando avevamo smesso di cercare. Quando non ci aspettavamo più niente.

Quando pensavamo che certe emozioni appartenessero ormai a un'altra versione di noi.
E quella persona non cancella il passato.
Non può farlo.

Ma con la sua presenza, con il modo in cui ci guarda, con la sicurezza che riesce a trasmetterci e, qualche volta, semplicemente stringendoci forte, ci fa capire che ciò che abbiamo vissuto non deve necessariamente determinare ciò che vivremo.

Ed è questo che rende alcuni abbracci così diversi dagli altri.

Non sono soltanto due braccia intorno al nostro corpo.

Sono quel momento in cui, dopo essere rimasti sulla difensiva per tanto tempo, ci accorgiamo che possiamo finalmente abbassare le difese.

Che possiamo fidarci ancora.
Sentire ancora.
Amare ancora.

Forse certe persone non arrivano per farci dimenticare chi ci ha ferito.

Arrivano per dimostrarci che non tutti lo faranno.

E la cosa più bella è che, qualche volta, arrivano proprio quando avevamo smesso di aspettarle.
Gli abbracci non cancellano le cicatrici.

Ma quello della persona giusta può ricordarci che sotto quelle cicatrici siamo ancora capaci di sentire.

Ci sono momenti in cui la vita sembra andare esattamente nella direzione opposta a quella che avremmo voluto.Un progetto...
06/09/2026

Ci sono momenti in cui la vita sembra andare esattamente nella direzione opposta a quella che avremmo voluto.

Un progetto fallisce.
Una relazione finisce.
Una persona se ne va.
Un'opportunità sfuma.

Arriva qualcosa che non avevamo previsto.

E la prima domanda spesso è:
“Perché sta succedendo proprio a me?”

Ma esiste un modo diverso di guardare ciò che accade.

Non tutto quello che succede nella nostra vita è positivo.

E sarebbe ingenuo raccontarselo. Esistono perdite, errori e momenti difficili che avremmo preferito evitare.

Quello che possiamo scegliere, però, è cosa farne.
Un fallimento può insegnarti qualcosa che il successo non ti avrebbe mai insegnato.

Una porta che si chiude può costringerti a cercarne un'altra.

Una persona che se ne va può mostrarti quanto avevi dimenticato te stesso.

Un periodo difficile può farti scoprire risorse che non sapevi nemmeno di possedere.

Forse è questo il significato più profondo di:
“La vita accade per te, non a te.”

Non significa credere che ogni cosa accada per una ragione prestabilita. Significa decidere che anche da ciò che non hai scelto puoi provare a costruire qualcosa.

Ed è qui che cambia tutto.

Non chiederti soltanto:
“Perché mi è successo?”

Prova anche a chiederti:
“Adesso che è successo, cosa posso imparare? Cosa posso cambiare? Cosa posso costruire da qui?”

Perché la vera ricchezza non è avere una vita nella quale non succede mai nulla di difficile.

È arrivare a un punto in cui comprendi che non puoi scegliere tutte le carte che la vita ti mette in mano, ma puoi ancora scegliere come giocarle.

E questa possibilità, finché esiste, è già una forma enorme di ricchezza.

*** SAPER GUARDARE AVANTI ***Il passato ha una strana capacità: anche quando non esiste più, continua a vivere dentro di...
06/09/2026

*** SAPER GUARDARE AVANTI ***

Il passato ha una strana capacità: anche quando non esiste più, continua a vivere dentro di noi.

Nelle persone che abbiamo incontrato.
Negli errori che abbiamo commesso.
Nelle occasioni p***e, nelle ferite, nelle scelte giuste e in quelle che, con ciò che sappiamo oggi, probabilmente non rifaremmo.

Ma vivere continuamente rivolti indietro è un po’ come guidare guardando soltanto lo specchietto retrovisore.

Prima o poi perdi di vista la strada.
Eppure c’è un errore anche nell’estremo opposto: pensare che andare avanti significhi dimenticare tutto ciò che è stato.

Quando guidiamo, infatti, guardiamo soprattutto attraverso il parabrezza. Ma ogni tanto controlliamo lo specchietto.

Ed è esattamente così che dovremmo utilizzare il nostro passato.

Non come un luogo nel quale continuare a vivere, ma come una fonte di informazioni.

Guardarsi indietro serve per ricordare gli errori e cercare di non ripeterli.
Serve per comprendere meglio alcune scelte.

Ma serve anche per qualcosa che spesso dimentichiamo: ricordarci di quante difficoltà siamo già stati capaci di superare.

Nel passato non ci sono soltanto ferite.

Ci sono anche risorse.
Ci sono momenti nei quali pensavamo di non farcela e invece ce l’abbiamo fatta.
Ci sono esperienze che ci hanno insegnato qualcosa. Ci sono cadute dalle quali abbiamo imparato a rialzarci e versioni di noi stessi che possedevano una forza che forse oggi abbiamo semplicemente dimenticato.

Quindi sì, guarda avanti. È lì che stai andando.

Ma ogni tanto dai un’occhiata allo specchietto.
Non per tornare indietro.

Per ricordarti cosa hai imparato, da dove vieni e quanta strada sei già stato capace di percorrere.
Il passato dovrebbe essere un maestro, non la nostra destinazione.

"Ci sono momenti che durano pochi istanti, ma che in un certo senso rimarranno eterni".Lobna 🦁
06/09/2026

"Ci sono momenti che durano pochi istanti, ma che in un certo senso rimarranno eterni".

Lobna 🦁

*** GARE ***Frequento i palchi dal 2015, prima come atleta, poi come allenatore.Mai come quest'anno ho compreso il vero ...
06/09/2026

*** GARE ***

Frequento i palchi dal 2015, prima come atleta, poi come allenatore.

Mai come quest'anno ho compreso il vero valore delle medaglie che è "zero". Affermazione forte, sicuramente perché le medaglie contano eccome, si va in gara per vincere, altrimenti perché fare tanta fatica?

In realtà la fatica è parte del percorso, non garantisce la vittoria. Ma quello che sperimenti per resistere a questa fatica definisce molto della tua persona e racconta molto di te, di chi sei, di cosa vuoi e vai cercando.

Gareggiare è un confronto con gli avversari, ma è veramente una lotta e una sfida continua contro imprevisti, problemi, incidenti, capacità di gestione della vita privata e problem solving continuo.

Sia Emanuele che Lobna, per motivi diversi, hanno affrontato preparazioni molto difficili con tantissime insidie e imprevisti.

Ma non solo.

Gli incidenti infatti non possono toccare solo gli atleti, ma persino gli allenatori e questo troppe volte non viene preso in considerazione.

Per una puntura di West Nile 🦟 i miei atleti hanno rischiato di perdere l'allenatore a 2 settimane dalla loro gara.

Prima il ricovero in ospedale, poi sono riuscito ad essere presente dopo 10 giorni di febbre consecutivi che variava da 40 a 38,5° con dolori fortissimi al collo e al trapezio che mi hanno paralizzato e reso incapace di muovermi.

Ieri però c'ero, e non mi sto autocelebrando, sto solo sottolineando che miracolosamente sono riuscito ad esserci pur malconcio e debilitato, e riconosco quanto questa presenza fosse indispensabile per i miei atleti.

Così ieri non abbiamo vinto le categorie, ma abbiamo vinto molto di più a livello di squadra sul piano personale.

Siamo stati vicini gli uni agli altri, abbiamo fatto gruppo, e come dico io "eravamo un esercito di 3 persone" .

Sono arrivati un 2 e un 3 posto per Emanuele rispettivamente nelle categorie hp Master e Hp Open, e un 3 posto per Lobna nella categoria bikini Small.

Non abbiamo vinto dunque Golden Medal, ma da allenatore direi che ci meritavamo un medaglia di diamante per la preziosità di tutto quello che abbiamo saputo affrontare insieme.

E forse vincere significa proprio questo.

La mente è uno strumento straordinario.Ma quando l’ansia prende il sopravvento può diventare anche il luogo in cui costr...
05/09/2026

La mente è uno strumento straordinario.

Ma quando l’ansia prende il sopravvento può diventare anche il luogo in cui costruiamo problemi che, in quel momento, esistono soprattutto nei nostri pensieri.

Immaginiamo conversazioni che non sono mai avvenute.

Prevediamo reazioni che nessuno ha ancora avuto.
Costruiamo scenari negativi, interpretiamo silenzi, anticipiamo fallimenti e cerchiamo disperatamente una soluzione a qualcosa che non è ancora successo.

E il paradosso è che il nostro corpo può reagire a questi scenari come se fossero reali: tensione, agitazione, insonnia, pensieri ripetitivi.

Ma c’è una domanda che può cambiare completamente prospettiva:
“Questa cosa dipende da me?”
Se la risposta è sì, allora agisci.

Fai ciò che puoi, assumiti la tua responsabilità e concentra lì le tue energie.

Se la risposta è no, continuare a pensarci non ti darà maggiore controllo.

Ti farà soltanto consumare energie nel tentativo di governare qualcosa che, per definizione, non puoi governare.

Non puoi controllare ciò che penseranno gli altri.
Non puoi controllare tutte le loro decisioni.
Non puoi prevedere ogni imprevisto.
Non puoi conoscere oggi tutto ciò che accadrà domani.

Puoi però controllare come scegli di comportarti davanti a ciò che accade.

Questo non significa diventare indifferenti, ignorare i problemi o convincersi che andrà necessariamente tutto bene.

Significa qualcosa di più maturo: distinguere ciò che richiede un'azione da ciò che richiede accettazione.
Perché preoccuparsi non significa prepararsi.

Pensare continuamente a un problema non significa risolverlo.

A volte la vera forza mentale consiste proprio nel riuscire a dire:
“Ho fatto ciò che dipendeva da me. Il resto non mi appartiene.”

E di conseguenza devi imparare a lasciare andare.

Relazioni, libertà, rinascita.La persona giusta ti migliora, non ti tarpa le ali.Ci sono relazioni che non finiscono per...
04/09/2026

Relazioni, libertà, rinascita.
La persona giusta ti migliora, non ti tarpa le ali.

Ci sono relazioni che non finiscono perché manca l’amore.

Finiscono perché, a un certo punto, due persone smettono di evolvere nella stessa direzione.

All’inizio si cammina insieme.

Poi qualcosa cambia.
Uno dei due comincia a crescere, a mettersi in discussione, a cambiare abitudini, obiettivi e modo di vedere la vita.

Cerca di diventare una versione migliore di sé.

L’altro, invece, può rimanere fermo.
E quella crescita, anziché diventare uno stimolo, viene percepita come una minaccia.

Cominciano allora le critiche.
Le lamentele.
Le incomprensioni.

A volte persino piccoli sabotaggi: sminuire ciò che l’altro sta costruendo, ridicolizzarne gli obiettivi, fargli pesare il tempo dedicato a se stesso o cercare, più o meno consapevolmente, di riportarlo alla persona che era prima.

Perché quella versione era conosciuta.
Era rassicurante.

Non obbligava nessuno a cambiare.
Ma quando una persona evolve, inevitabilmente cambia anche l’equilibrio della coppia.

E qui esistono due possibilità: crescere insieme oppure aumentare progressivamente la distanza.
Non significa che due persone debbano diventare uguali o procedere alla stessa velocità. Una relazione sana può sopportare ritmi diversi.

Quello che difficilmente può sopportare è che la crescita dell’uno venga vissuta dall’altro come qualcosa da ostacolare.

Per raggiungere qualcuno che sta andando avanti, infatti, non basta chiedergli di rallentare.
Bisogna essere disposti a muoversi.

A mettersi in discussione.
Ad abbandonare alcune sicurezze.
A fare quella fatica che ogni vera evoluzione comporta.

Ed è proprio qui che questa frase assume il suo significato:

“Alcuni preferiscono perderti piuttosto che raggiungerti.”

Perché raggiungerti significherebbe cambiare.
E cambiare costa fatica.

Così, qualche volta, è più facile convincersi che sei tu ad essere diventato diverso, piuttosto che domandarsi perché si è scelto di rimanere fermi.

Daniele Bertaggia

Ci sono momenti in cui sembra che tutto stia andando nella direzione sbagliata.Ti impegni. Insisti. Fai sacrifici.Eppure...
04/09/2026

Ci sono momenti in cui sembra che tutto stia andando nella direzione sbagliata.

Ti impegni. Insisti. Fai sacrifici.
Eppure i risultati non arrivano.

Ed è proprio qui che molte persone mollano.
Il problema è che non possiamo sapere quanto fossimo vicini al punto di svolta.

Le storie di successo raramente sono lineari. Sono fatte di tentativi, errori, porte chiuse, giornate in cui perdi fiducia e momenti in cui ti chiedi seriamente se ne valga ancora la pena.

Ma una difficoltà non è necessariamente il segnale che devi fermarti.

A volte è semplicemente il prezzo da pagare per diventare abbastanza forte da raggiungere ciò che vuoi.

La vera forza, quindi, non consiste nel non cadere mai.

Consiste nel rialzarsi una volta in più di quante sei caduto.

Continua a lavorare.
Continua a migliorare.
Cambia strada quando quella che hai scelto non funziona, ma non confondere il cambiare strategia con il rinunciare all'obiettivo.

Perché qualche volta ciò che chiamiamo “miracolo” è semplicemente il momento in cui anni di tentativi, disciplina e p***everanza iniziano finalmente a dare il loro risultato.

Non mollare prima del miracolo.

  parte 2Emanuele Brutti
03/09/2026

parte 2
Emanuele Brutti

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01/06/2026

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Martedì 09:00 - 21:00
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Giovedì 09:00 - 21:00
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