04/01/2026
Da “EROI del Clima”
Antonio Luperi Lotto: trasforma la sporcizia in... acqua
🗺 Paese: Vicenza
🎂 Età: 82 anni
💼 Professione: pensionato e custode del lago
⚡ Superpotere: allunga la vita dell'acqua
All’alba, quando le prime luci si riflettono sull’acqua, una bicicletta sfreccia lungo le curve della strada che conduce al lago di Fimon. In sella c’è Antonio Lupieri Lotto, 82 anni, che con sé porta tutto l’occorrente per la sua “missione quotidiana”: guanti, rastrelli, sacchi per i rifiuti, carriole, bidoni, pazienza e, soprattutto, tanto amore. Da più di mezzo secolo, Antonio torna ogni giorno al lago, come si torna a trovare l’amico più caro che si ha. Perché questo specchio d’acqua, incastonato tra i Colli Berici, è casa, radice, nostalgia. È, come dice lui, “vita”.
«Avevo 11 anni la prima volta che l’ho visto. Mio padre sulla moto, io sul sellino dietro: quando l’ho guardato mi è sembrato di vedere il mare. Me ne sono innamorato istantaneamente. Da allora, non ho mai smesso di tornare».
Antonio, vicentino classe 1943, ha fatto mille mestieri – tipografo, garzone fioraio, poi orafo, persino direttore di fabbrica – ma la sua vera vocazione è una sola: custode del lago di Fimon. Non è un titolo formale, anche se negli anni è stato presidente e ora vicepresidente del Bacino di Pesca Zona B, e volontario della protezione civile con l’Ana. È piuttosto un’identità che gli è cresciuta addosso, insieme a lui, come le alghe che ogni giorno rimuove a forza di braccia.
«Io ogni giorno regalo al lago un metro cubo di acqua, togliendo tonnellate di fango, rami, alghe. Riempio 33 carriole. Da solo. Per farlo respirare, per non abbandonarlo al suo destino».
La mattina parte in bicicletta da Vicenza, e via, verso il lago, proprio come faceva settant’anni fa. Arriva a Fimon e passa dal suo bar di fiducia, prende un cappuccino e si fa dare lo scontrino, alle 9 in punto, è il primo cliente: «Mia moglie è gelosa. Se non torno con lo scontrino pensa che abbia incontrato qualcuno… Mi interroga! Portarle quel foglietto di carta è come timbrare il cartellino a lavoro».
Arrivato alla casetta di legno dei pescatori, tutto ricomincia: raccoglie mozziconi, bottiglie, cartoni della pizza. Misura la temperatura dell’acqua. Tiene puliti i sentieri. Cura le piante di fragoline che ha fatto sbocciare all’interno di vecchie imbarcazioni riempite di terra.
Ma non solo: con i rifiuti raccolti, Antonio ha dato vita a un vero e proprio progetto artistico. Ha costruito “Dino Fimon”, un dinosauro acquatico composto da oggetti di scarto, che oggi accoglie i visitatori all’ingresso dell’avannotteria di ripopolamento ittico, e tante altre opere d’arte. Tappi, bottiglie, reti da pesca dismesse: tutto diventa addobbo, ornamento, messaggio. «Anche quello che sembra solo spazzatura può raccontare una storia, può far sorridere, può far pensare».
Nel 2010, con la protezione civile, ha organizzato la prima giornata ecologica: 15 quintali di rifiuti raccolti dal fondale, dall’acqua e dalla riva. Da allora non si è più fermato. «Ma da soli non si fa nulla, bisogna unire le forze», dice oggi, con la stessa convinzione di allora. E con quella stessa convinzione ha accettato anche la proposta di candidarsi alle elezioni comunali, nel 2024, con la lista “Pro Arcugnano”. Nonostante non abbiano vinto, da quel momento Antonio ha guadagnato l’appellativo di “Custode del lago”, a definire la grande passione che lo muove da decenni. «Il lago non ha corrente, né a destra né a sinistra: io sono come lui».
La sua missione, però, ha incontrato anche ostacoli. Le norme ambientali non sempre si conciliano con la buona volontà.
«Mi hanno detto che non posso toccare il lago. Che se cade un albero, deve rimanere lì. Ho risposto: se volete, fate pure la denuncia. A me le denunce mi fanno da cipria, mi fanno bello! Io questo lago non lo voglio lasciare a se stesso».
Antonio continua, ma lo fa con discrezione, come se rubasse il diritto di prendersene cura. E intanto osserva un lago che, purtroppo, sta lentamente morendo.
«In dieci anni il fondale è salito di un metro. Non entra più acqua, ne esce più di quanta dovrebbe. E tutte le opere fatte dall’uomo non hanno fatto un solo favore al lago. Neanche una».
Un tempo, ricorda, il lago era balneabile, ricco d’acqua, circondato da orti. Oggi è stanco, rassegnato, fragile. Eppure, il suo Custode ci rassicura che il bacino riesce comunque a mantenere un fascino segreto, intatto.
Il dolore più grande, Antonio l’ha vissuto con la perdita della sua prima moglie, dopo 54 anni di matrimonio e tante complicazioni mediche. Ma poi - racconta con gli occhi lucidi - la vita gli ha offerto un’altra occasione, in punta di piedi: ha incontrato una vedova, si sono innamorati, oggi si coccolano come due fidanzatini nel pomeriggio, al cospetto del lago.
«L’amore, quello vero, si costruisce con calma e nel tempo. Bisogna affrontare insieme anche le cose brutte, non solo godersi i momenti belli».
Anche con il suo amato lago, Antonio non si arrende. Continua a ripeterlo, a chiunque voglia ascoltare: il Lago di Fimon va salvato. Non per lui. Ma per tutti. Per chi ama le passeggiate, per chi pesca, per chi sogna, per chi ha bisogno di silenzi. Per chi ha dimenticato come si ascolta la voce di un luogo.
«Il lago deve essere rispettato. Se fumate, buttate via i mozziconi. Se avete il cane, raccogliete i suoi escrementi. Se passate, lasciate qualcosa di buono».
Magari anche solamente un sorso di vino, un silenzio, o una parola gentile.
di Federica Zambrano
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