20/04/2026
"OLTRE IL LIMITE " l'assessore Samuel Rossi intervista l'ex campione mondiale di Arti Marziali tradizionali Tailandesi Valerio Zadra per la Festa dello Sport insieme al Campione Olimpico di pattinaggio Davide Ghiotto.
Zovencedo 18 Aprile 2026
Quando hai capito che la tua disciplina sarebbe stata qualcosa di più di un semplice sport?
Quando cominci non si capisce mai davvero cosa si sta iniziando. Tutti credono di scegliere uno sport, ma in realtà si sta scegliendo un linguaggio, una disciplina dell’anima.
Ho capito che non era “solo sport” nel momento in cui l’allenamento ha smesso di essere qualcosa che facevo… ed è diventato qualcosa che mi faceva. Quando il corpo ha smesso di essere uno strumento per vincere, ed è diventato solamente un mezzo per conoscermi.
Cosa ti ha attratto all’inizio?
Ciò che mi ha attratto all’inizio è stato il fascino della forma: il gesto, la tecnica, la potenza incredibile che ne scaturiva. Ma ciò che mi ha trattenuto è stato ciò che stava dietro: il silenzio, la disciplina, la trasformazione invisibile che stava avvenendo dentro di me.
Com’è stato l’incontro con la Thailandia ed il Krabi Krabong nella sua terra d’origine?
L’incontro con la Thailandia e con il Krabi Krabong nella sua terra d’origine non è stato un semplice viaggio geografico, ma uno spostamento interiore. Lì ho compreso che certe arti non nascono per essere praticate… ma per essere vissute.
In Occidente spesso si impara la tecnica e ci si ferma lì; in Oriente si entra in un'altra visione del mondo.
I rituali, i simboli ed il rispetto nelle arti marziali orientali: sono solo forma o trasformano davvero la persona?
I rituali, i simboli, il rispetto: non sono forma vuota. Sono strumenti di trasformazione. Agiscono lentamente, quasi impercettibilmente, ma in profondità. Ti insegnano a stare, prima ancora che a fare. E oggi è proprio questo che manca: la capacità di stare con presenza e consapevolezza. Siamo tutti presi dal fare.
Com’è cambiato il tuo rapporto con il Sud Est Asiatico ed i suoi popoli nel corso di questi anni?
Negli anni il mio rapporto con il Sud Est Asiatico è diventato più sobrio, più reale. All’inizio c’è il fascino, quasi un’idealizzazione. Poi arriva la comprensione: ogni cultura ha luce e ombra. E il vero rispetto nasce quando smetti di giudicare, di proiettare e inizi ad ascoltare.
Com’è avvenuto l’incontro con il mondo del massaggio tradizionale thailandese? Cosa ti ha portato a volerlo imparare e praticare?
Il massaggio tradizionale thailandese è stato un’estensione naturale del percorso. Quando comprendi il corpo come sistema energetico e non solo meccanico, capisci che combattere e curare non sono opposti, ma due facce della stessa conoscenza.
Cosa pensi della recente moda che ha portato molti, nel cosiddetto “Occidente”, ad interessarsi verso l’Oriente? Positivo o negativo? Potresti dire alle persone cosa approfondire, cosa consiglieresti?
Per quanto riguarda la “moda dell’Oriente” in Occidente: è un fenomeno ambivalente. È positivo perché apre, ti schiude delle porte. È negativo quando resta in superficie. Il rischio è consumare culture invece di studiarle.
A chi si avvicina direi: scegli una via e approfondiscila davvero. Non raccogliere frammenti, non accontentarti. Vai in profondità. Studia la storia, i contesti culturali, le radici, la filosofia. E soprattutto: pratica con umiltà e rispetto.
Quando hai deciso che saresti voluto diventare un maestro e perché?
Non si decide davvero di diventare maestri. È qualcosa che accade quando capisci che ciò che hai ricevuto non ti appartiene. In quel momento nasce una responsabilità, quella di mettere al servizio di tutti le cose che hai appreso.
Ti senti più responsabile delle tecniche che insegni o delle persone che formi?
La responsabilità non è verso le tecniche, ma verso le persone. Le tecniche sono strumenti. Le persone sono mondi. Un errore tecnico si può correggere. Un errore umano può segnare una vita intera.
Come si trasmette qualcosa che è anche “spirituale” senza banalizzarlo?
Trasmettere qualcosa di spirituale senza banalizzarlo è forse la sfida più grande. Non si trasmette con le parole, ma con la coerenza. Se ciò che insegni non è incarnato, resta teoria.
L'aspetto spirituale autentico non ha bisogno di essere dichiarato: si percepisce.
Cosa ti ha insegnato questa disciplina su te stesso che nessun’altra esperienza ti avrebbe potuto insegnare?
Ciò che questa disciplina mi ha insegnato, più di ogni altra cosa, è questo:
che la vera forza non è quella dei muscoli o dominare gli altri, ma governare se stessi. E che il combattimento più importante non avviene mai davanti a un avversario… ma avviene dentro di sé. Che disciplina e libertà non sono opposti. Più sei disciplinato, più sei libero. Perché non sei più schiavo delle tue debolezze.