21/07/2014
19 luglio 2014 - SRBIJA CAMPIONE
ad assistere la finalissima della quinta edizione del Mundialito ci sono più di 400 persone, forse un record per una manifestazione sportiva estiva dove non ci sono soldi in palio. No infatti in gioco c'è molto di più, l'immortalità nel regno della Valpolicella. La stragrande maggioranza del pubblico presente è dalla parte del favoritissimo Brazil, campione in carica con già due affermazioni nel torneo di Pedemonte; si contano comunque una 50 di simpatizzanti per i balcanici.
Non manca nessuno, si può cominciare.. e invece no!
Tra gli sguardi quasi rassicurati dei propri giocatori a mancare all'appello è proprio mister Montagna insieme al suo cocchiere nonchè ala sinistra Alessandro Marai. La nota ufficiale diramata dallo staff Mundialito parla di sabotaggio nei confronti della macchina di Marai, lo stesso smentirà a fine partita ammettendo miseramente di essersi dimenticato di nutrire la propria Golf con della benzina. Sono lunghissimi momenti snervanti dove il mister e il giocatore affermano di aver avuto un'apparizione mistica: la nota conduttrice Lia Capizzi con in braccio un giovane Maurizio Costanzo, ha raucamente indicato loro la via più vicina per un distributore e la mossa vincente da utilizzare contro i sudamericani. I due arriveranno al campo alquanto scossi.
La Srbija si presenta con questo quintetto
CHESINI, DE BLASI, GIACOPUZZI, SCESA, MARAI.
Beghini assente, Piero Girelli infortunato in panchina.
Le speranze di un intero popolo sono rivolte a loro. Pronti via, ed è gia un ecatombe. I verdeoro sono la quinta essenza di questo sport e nel giro di soli sei minuti mettono in campo tutto il loro bagaglio tecnico portandosi sullo 0-2. La torcida brasileira ha già dimenticato il Minerazo ed è in totale visibilio, i giocatori in campo danzano con la palla ai piedi. La Srbija ha subito psicologicamente l'unodue, sembra un nerd occhialuto alle prese col Mike Tyson dei tempi d'oro. Il duo di panca Montagna Bellè comincia una disperata girandola di cambi, capitan Giacopuzzi sembra l'unico ancora in grado di dar un scossa psicologica ai suoi, nettamente tramortiti e confusi.
A sfatare una tradizione sfavorevole che vuole i portieri brasiliani meno dotati di quelli europei c'è il guizzante Zancanaro che è un muro invalicabile. Poi ad un tratto il Fabio Grosso serbo di questa edizione mundial, Riccardo Olivieri, indovina un tiro ciabattato dalla distanza che batte Zancanaro, forse coperto dal mucchio selvaggio di variopinte maglie, si insacca alla sua sinistra e riapre improvvisamente la partita che si chiude, a fine primo tempo, sul punteggio di 1-2 per i brasiliani.
Il secondo tempo parte con ben altra grinta da parte dei serbi, che spingono più decisi il piede sull'acceleratore hanno due buone occasioni con Martinatti e Scesa ma trovano prima il portiere poi il palo a dire di no al pareggio, ma sul capovolgimento di fronte il Brazil è bravo e fortunato: azione tutta di prima, attaccante che sfugge ad un irriconoscibile De Blasi, serve al centro un compagno che non c'è, ma trova all'accorrente Girelli Alessio che in scivolata insacca la propria porta, sbloccandosi suo malgrado in questo sfortunato Mundialito. E' il settimo minuto: Srbija 1 Brazil 3, tutti a casa, non c'è storia. Ma è proprio in quel momento che tra le urla di scherno del pubblico l'allenatore serbo sente una voce rauca, il suo sguardo s'illumina e si avvicina lentamente al proprio secondo. "Elia, questa è una partita a scacchi, ed io ho il mio 4+cambia colore nella manica: fuori De Blasi, Girelli in difesa, Giacopuzzi davanti. Io credo in Lia". Bellè annuisce, e cosi sia.
La partita che sembrava incanalarsi nella più grande delle disfatte improvvisamente cambia rotta. La squadra balcanica sembra guidata da una mano che puzza di nicotina ed inizia a macinar gioco, con la grinta e qualità che erano mancate finora. I brasiliani sembrano agiarsi del doppio vantaggio, i rossoblu ne approfittano. Giacopuzzi la davanti sembra caricarsi sulle spalle il mondo intero, sportella, neanche fosse Sete Gibernau, come un forsennato con l'arcigno difensore brasiliano e inizia a guadagnare metri e fondamentali falli. Da uno di questi al diciasettesimo Marai indovina l'angolo basso sotto la barriera brasiliana e riaccendendo incredibilmente la partita. Il Brazil comincia ad aver il braccino corto e la verve di rimonta degli avversari fanno perdere la lucidità alla squadra più forte del torneo. Un minuto dopo da un lancio lungo di Chesini, Giacopuzzi è bravo a difendere la palla, supera abilmente il suo avversario e calcia a botta sicura sotto il sette, ma è straordinario Zancanaro a deviare con la punta delle unghie in calcio d'angolo. Fuori qualcuno esulta, sembra gia essere finita la partita, proprio quando lo staff era in procinto di incidere ancora Brazil sull'albo d'oro, il colpo di scena: fallo ingenuo di un brasiliano, sesto fallo, tiro libero serbo. A trenta secondi dalla fine tutto è nuovamente in discussione. Sul dischetto va Scesa. Momenti lunghissimi, sulla Valpolicella cala un silenzio surreale. Il Brasile non ha bisogno di Krul, Zancanaro ne ha parati due nella semifinale con la Palestina. Parte Scesa e insacca la sfera. Siamo 3 a 3! Si va ai supplementari. In un portrait delle due squadre si vede tutt'altro spirito rispetto i tempi regolamentari. Il Brasile non è mai stato rimontato, la Srbija ha perso gia una finale in rimonta all'ultimo secondo. Improvvisamente ai serbi si riaccende e ribolle il sangue, i brasiliani sono confusi e frastornati.
A pesare adesso è ogni singola mossa, ogni fallo, ogni tiro. Due tempi da cinque a scongiurare nuovamente i calci di rigore. Una galvanizzata Srbija si fa padrona del campo e trova con una bella azione in velocità il gol di Scesa che spiazza il portiere, 4-3 Srbija. La partita si accende, l'arbitro perde un po' di lucidità nelle decisioni, dalle panchina volano parole grosse. Mancano una manciata di minuti alla fine della partita e Olivieri abbatte ingenuamente l'avversario ben distante dalla porta, sesto fallo, tiro libero per il Brazil. Chesini letteralmente si supera andando a smanacciare il tiro angolato in basso alla sua sinistra. A fine partita dichiarerà "mi sono sentito come Sebastiano Rossi contro l'Olanda ad euro2000"; nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che ad inizio del nuovo millennio l'ex rossonero avesse già iniziato un proficua attività di spaccio di droga e puttane nella sua amata Romagna. Serve il colpo del K.o, la tensione ha la meglio sulla lucidità dei giocatori, altro fallo serbo, altro tiro libero. Sul dischetto ritorna il brasiliano, non cambia angolo di tiro ma la palla esce sul fondo. La Srbija si spinge in avanti e sfiora il goal e sul contropiede è ancora Chesini ad immolarsi sull'attaccante avversario negandogli il pareggio.
Un minuto dopo è devastante il tiro di Vicentini che si spegne sull'incrocio dei pali della porta serba, la panchina balcanica ha un sussulto, qualcuno inizia a stare male, volano scarpate, è la confusione piu totale è fallo?è rimessa? l'arbitro si porta il fischietto in bocca e decreta al fine della partita. L'esplosione di gioia è immensa, Belgrado è una bolgia festosa, le lacrime solcano i faccia dilaniate dalla tensione dei giocatori serbi, quattro anni di fatiche, ma ce l'hanno fatta, sono
campioni del mondo!
1 SRBIJA
2 Brazil
3 Palestina
miglior giocatore: MASSIMO GIACOPUZZI - SRBIJA
miglior portiere: DAVIDE CHESINI - SRBIJA
triplete storico!