15/12/2021
Ecco l'intervista integrale di SportdiPiù Magazine a Luca Rigoldi, uscita con il numero di dicembre.
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Il Veneto si conferma una regione che sforna talenti sportivi sempre più ad alto livello e con Luca Rigoldi ci sono tutti i presupposti per leggere l’ennesimo post del governatore Zaia intitolato ‘Orgoglio veneto’. Vicentino classe 1993, debutta nel 2015 nella categoria professionisti dopo essere diventato campione regionale e conquistato più titoli sul ring.
Siamo riusciti ad incontrare Luca prima dei prossimi impegni autunnali in vista dell’incontro per il titolo europeo. Una semplice chiacchierata che ci ha permesso di entrare nella mentalità di un pugile professionista, aiutandoci a rapportare soft skills allo stile di vita quotidiano.
A: Ciao Luca. E’ una domanda che ti avranno fatto in molti ma la curiosità è tanta. A che età hai iniziato a boxare e cosa ti ha spinto ad entrare in questo mondo?
L: E’ stata una casualità, quando avevo a 14 anni. Prima di allora ho avuto modo di provare anche altri sport come atletica, karate e come gran parte dei ragazzini anche il calcio dove tra l’altro sono riuscito ad avere dei buoni risultati. Ma nello sport – e a quel tempo anche a scuola – tendevo ad essere un leader, forse perché nel mio subconscio sentivo il bisogno di dimostrare qualcosa. Mi sono quindi avvicinato alla boxe, uno sport affascinante ed allo stesso tempo una prova importante che mi ha permesso di capire quanto fisico e testa riescano a reggere a determinate tensioni.
A: Per un genitore non deve essere stato facile accettare questa scelta.
L : Subito non l’hanno presa benissimo. Mio papà che sperava in un futuro da calciatore alla fine ha però capito che potevo comunque avere delle opportunità per emergere. Pensa che oggi lavora con mansioni di segreteria all’interno della palestra. Con mia mamma invece è stata fatta una promessa mai mantenuta, quella di non combattere almeno fino ai 18 anni. Anche lei alla fine ha ceduto prendendo atto che la cosa poteva essere una valvola di sfogo per il mio temperamento.
A: Quando sali sul ring non hai paura di farti male?
L: Secondo me il rischio di farsi realmente male nella boxe è minore rispetto ad altri sport. Pensa ad esempio al calcio. Un infortunio sul campo può portarti a diversi mesi di stop con uno strappo al polpaccio o magari un tendine rotto… Sul ring gli infortuni sono meno seri, per quanto sai già che la prima cosa che ti si rompe è il naso (sorride)
A: Che obiettivi ti sei dati per i prossimi anni?
L: La boxe è uno sport dove non si matura mai troppo presto. L’apice lo raggiungi tra i 30 e 35 anni, sia a livello fisico che mentale. Per ora l’unico obiettivo è riprendermi il titolo europeo. Rappresenta una passaggio fondamentale e voglio dimostrare che non sono finito con ancora tanti successi da raggiungere. Poi vedremo, ho altre cose in cantiere come attività legate al sociale e formazione a livello aziendale.
Già, perché Luca - per quanto professionista collabora - come trainer e formatore in diverse aziende sfruttando l’ intersezione tra sport e business. Alcune metodologie sono ad esempio una corretta lettura delle situazioni lavorative rapportate ai propri atteggiamenti ed obiettivi e la continua ricerca di stimoli.
A: Cosa diresti ad un giovane per convincerlo ad entrare in questo mondo?
L: E’ uno sport che consiglio a tutti, anche se prevede un percorso lungo. Non è semplicemente un colpire un sacco o mettere ko un avversario. Oggi vogliamo tutto subito, ma fare uno sport del genere non è come fare un ordine su Amazon. Serve tempo e costanza con risultati che arrivano solo se rimani sempre sul pezzo. E’ uno dei concetti che propongo alle aziende quando lavoro con le soft skills. Anzi, ne approfitto per dare un consiglio alle mamme. Tolta la leva, il pugilato potrebbe essere un ottimo strumento per responsabilizzare e formare un giovane. Ogni volta che sali sul ring sai che in quel momento non dimostri solo agli altri cosa sai fare ma in primis a te stesso. Per non parlare dei timidi o di chi ha un problema relazionale. Con la boxe queste persone riescono a far emergere il proprio carattere e diventare più sicuri.
A: Negli ultimi anni si è affermato molto il Krav Maga e Muai Thai, forse seguendo anche la moda del momento. Cosa risponderesti a chi dice che la boxe è un ‘old style’ ?
L: Il pugilato è uno sport olimpico che ancora fa girare parecchi milioni in giro per il mondo. Certo le cifre non saranno come quelle del calcio ma fare un paragone con altri sport da combattimento sarebbe come confrontare calcio e calcetto, simili tra loro ma ognuno con le proprie caratteristiche.
A: Sul ring sei un leone. Ti è mai capitato di trovarti in situazioni difficili o particolari con il rischio di dover usare le mani?
L: Ci sono state occasioni, non lo nego ma è uno sport che ti insegna ad essere riflessivo. Impari a gestire emozioni, situazioni ed azioni; Se devi dimostrare qualcosa, la dimostri sul ring, in contesti importanti e differenti.
Luca si è dimostrato un professionista dentro e fuori il ring. Dovremmo un po’ tutti guardare a questo sport come una disciplina in grado di insegnare concetti di vita quotidiana come il rispetto delle regole, il coraggio di affrontare determinate situazioni e la determinazione nel raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.
Press : Sportdipiù Magazine
Foto : Luca Rigoldi
Intervista : Andrea Luzi