28/03/2022
- È alpinismo? -
Nella grande tendopoli delimitata da chilometri di bandierine di preghiera che è il Campo base dell'Everest si può apprezzare il servizio dei cibi freschi arrivati con la spola di tre elicotteri dal fondovalle: verdure, frutti esotici a quota 5300. Oppure durante il periodo di acclimatamento in attesa della salita, ci si può rilassare godendosi il tramonto con una lattina di birra in mano. Lattina portata sulla schiena per sette giorni da uno sherpa, magari dentro una di quelle ceste chiamate "doko" che in spregio ai limiti vengono riempite all'inverosimile, fino a quaranta chili.
Anche i bambini sherpa al villaggio di Namche Bazar, tappa principale lungo il trekking dell'Everest, non vestono più abiti tradizionali, ma T-shirt con stampato il marchio della Nike o dell'Adidas. Questo - dicono gli occidentali - è il prezzo del contatto con il turismo.
Si sa bene che ogni cambiamento sociale comporta una perdita e il declino del patrimonio di culture preesistenti, ma è necessario osservare anche il rovescio della medaglia. Chi tiene maggiormente alle tradizioni degli sherpa è infatti proprio l'uomo occidentale, figlio di una visione etnocentrica che vede nell'altro l'esotico, il diverso, e perciò un motivo di interesse che va preservato. A chi non piacerebbe arrivare in un luogo mai visitato e sentire la vertigine del contatto con un'etnia antica, come ha provato Eric Shipton in quel lontano 1950?
Penso, però, ci sia qualcosa di più triste che vedere i bambini sherpa con le T-shirt della Nike. È imbattersi negli sherpa che ritornano a indossare gli abiti tradizionali per soddisfare l'immaginario del viaggiatore. Questo sì è un vero ribaltamento postmoderno. È la "messa in scena della cultura popolare", la "staged authenticity". Ovvero, manipolare se stessi in funzione dell'Altro.
Così, come negli anni Cinquanta la spedizione di Shipton veniva accolta con festeggiamenti, sciarpe di seta bianca e tazze di "chang", oggi il turista danaroso può ricevere accoglienze simili negli alberghi di lusso, assistere a balli tradizionali e immergersi nel folklore costruito a sua misura, fare la "puja" prima della scalata e telefonare a casa con il satellitare dalla cima, in un perfetto sincretismo postmoderno.
📖: dalla collaborazione con la nuova pagina di Marco Albino Ferrari (che, se siete interessati alla montagna, vi consiglio di seguire)