Moeche Venessia

Moeche Venessia Siamo un Team d'arrampicata il cui fine è la ricerca della felicità e della spensieratezza

Sasso di Bosconero - Antispigolo N-OOre 19 di sabato 13 Giugno, ci appare in tutta la sua semplicità il grazioso Rif Bos...
15/06/2026

Sasso di Bosconero - Antispigolo N-O

Ore 19 di sabato 13 Giugno, ci appare in tutta la sua semplicità il grazioso Rif Bosconero, la salita è terminata, felici e sudati ci togliamo dalle spalle gli zaini pesanti carichi del materiale d'arrampicata. Assetati ed accaldati veniamo soccorsi da una ninfa che ci porge due fresche birre bionde, o bellissima sei la nostra salvatrice! Da quel momento la simpatica e dinamica Denise, stagionale al Rif, ci ha intrattenuti e fatti sentire come a casa. Trovarne di ostesse di pari livello!!
Ma torniamo sul pezzo....L'indomani è IL giorno, il Sasso del Bosconero è lì, dietro al Rifugio, non ci ha mai tolto gli occhi di dosso, o è il contrario? Gli andiamo incontro lentamente, guardandolo, osservandolo mutare man mano che ci portiamo all'attacco della via. Dopo un'ora circa le mani toccano il suo ombroso spigolo N-O ed inizia una lunga cavalcata, mai asfissiante, piacevolissima, immersa in quel mondo fatato di crode che solo le Dolomiti sanno regalare. In un lampo siamo in vetta, gli scenari si aprono, lo sguardo erra su profili conosciuti, un senso di soddisfazione, libertà e benessere invade il nostro spirito!! Aimè bisogna tornar in laguna per cui controvoglia scendiamo veloci per la normale fino a forcella Toanella. Il successivo, lungo ghiaione è perfetto per essere "surfato" e in un battibaleno siamo di nuovo con una birra in mano al Rif. Ci siamo trovati davvero bene qui, la famiglia che gestisce la struttura è della valle, il cibo è ottimo (torte Top), si dorme bene e lo spirito d'accoglienza e l'atmosfera è quella giusta! Consigliatissimo.

Relazione Tecnica:
Via interessante soprattutto per l'ambiente, veramente stupendo, più che per l'arrampicata in sè, che alterna tratti molto belli su buona roccia e bella esposizione, ad altri più scadenti su cenge con detriti o tratti facili su roccia mediocre. Dal rifugio Bosconero il profilo dello spigolo sembra molto regolare in realtà il percorso si svolge lungo vari costoloni; per questo bisogna mettere un po' d'attenzione all'orientamento nella parte centrale e in uscita. Come sempre, avere una buona relazione in tasca fa la differenza, anche sulle tempistiche. A proposito, l'abbiamo portata a casa in 5 ore e poco più procedendo nei tiri più facili slegati o in conserva, direi una tempistica di tutto rispetto. Partiti con anche chiodi e martello, non sono serviti, le soste a chiodi le abbiamo sempre trovate, ovviamente si tratta di un'ascesa alpinistica per cui una serie completa di friends e dadi sono necessari poiché lungo i tiri i chiodi per proteggersi sono risicati e presenti solo nei tratti ad hoc! Nonostante le basse difficoltà tecniche della via, lo sviluppo di quasi 900 metri impegna fisicamente soprattutto considerando i quasi 1700 metri di dislivello negativo per tornare all'auto a Pontesei.

Campanile di Villaco - Via WeissPrima volta in assoluto sulle Alpi Giuglie per me e Dario!! Abbiamo scelto una via class...
09/06/2026

Campanile di Villaco - Via Weiss

Prima volta in assoluto sulle Alpi Giuglie per me e Dario!! Abbiamo scelto una via classica dalle difficoltà contenute che ci lasciasse la possibilità di guardarci attorno e quindi scoprire e contemplare nuovi idilliaci scenari. Nel cuore delle Alpi Giulie l’assolato versante Sud dello Jof Fuart è caratterizzato da un magnifico ampio anfiteatro. Le cime che lo raccolgono sono ricche di storia bellica e dell'alpinismo: Cime Castrein, Cima di Riofreddo, l'Innominata, Madre dei Camosci, Cima del Vallone ecc. Nell'estate del 1921 l'austriaco F.Weiss & Soci aprirono questa bella via sull'allora Willacherturm. Come mai nel cuore delle Alpi Giulie c'è una cima che porta il nome della cittadina austriaca di Villaco? Fino alla I° Guerra Mondiale questi territori erano sotto l’Impero Austro Ungarico. Le cime delle Giulie venivano frequentate soprattutto da alpinisti austriaci e nella zona dello Jof Fuart soprattutto provenienti dalla città di Willach. Il primo salitore, che seguì quella che oggi è la via normale (itinerario di discesa), era appunto di Villaco e volle dedicare alla sua città questa cima.
Ma parliamo della salita: la via è bella, dal buon sviluppo (350 mt) e dalla gradevole esposizione (Sud/Est), la roccia è molto buona, le soste sono tutte a spit, pochi chiodi ma nei punti giusti (necessari i friends). Con le mezze da 60 parecchi tiri possono essere concatenati. L'avvicinamento prevede un dislivello positivo di 800 metri, sarebbero molto meno se si riuscisse ad arrivare in auto fino alla Malga Grantagar ma per il momento una sbarra vieta il passaggio lungo la forestale. Gambe in spalla!! Mi sento di scrivere che è un peccato mortale che il Rif Corsi sia chiuso dal 2019.
Grazie a Dario per avermi accompagnato in questa scalata organizzata all'ultimo momento, torneremo sicuramente a scalare assieme, magari su qualcosa di più cazzuto!! 😜💪

Da Sella Nevea si continua per qualche km in discesa lungo la Val Rio del Lago. Ad un tabernacolo sulla sx si stacca una pista forestale diretta alla Malga Grantagar. Pensavamo fosse percorribile in auto per intero invece una sbarra ne blocca il transito all'altezza del secondo tornante (parcheggio). Per cui a piedi fino alla malga seguendo la forestale, in alcuni tratti erta. Dalla partenza della teleferica del Rif Corsi si imbocca il sentiero 628a che risale rapidamente lo zoccolo mugoso del catino dove si trova il Rifugio. Da questo ci si porta verso la parete seguendo il sentiero 625, lo si lascia proseguendo per un ghiaione (preferibile il costone erboso a dx) fin quasi al suo termine. L'attacco è alla base di un evidente canale che taglia in obliquo la parte bassa della parete est del campanile di Villaco.

L1,L2,L3,L4 --> Si segue fedelmente il canale fino a una cengia sotto una fascia strapiombante. Soste tutte a fix facilmente individuabili, con corde da 60 si possono accorpare i tiri. 105 metri Max IV
L5 --> Si traversa a sx per la cengia fino a due chiodi vecchi (si passa la sosta a due spit della Via dal Tac). 25 metri, elementare.
L6 --> Per facili lastre appoggiate entrando nel canale che conduce sotto una evidente fessura/camino. Sosta sotto la fessura sulla dx. 50 metri Max II
L7 --> Si entra nella fessura-camino che si sale stando tendenzialmente sulla faccia sx arrivando a un terrazzino con due vecchi chiodi. Si prosegue ora per canale appoggiato fin dove questo si trasforma ancora in camino. 50 metri Max IV
L8 --> Si passa sulle placche a sx del camino-diedro e si continua fino a raggiungere la cresta S-E del Campanile. 25 metri Max IV
L9 --> Facile tratto su detriti ed erba fin sotto il torrione della cima, sosta alla base di una paretina gialla. 30 metri Max II
L10 --> Si scala il divertente canale a dx della sosta preferendo stare sulle rocce più salde a dx fino a uno spigoletto. Sosta sotto una placca inclinata scura. 40 metri Max III
L11 --> Si continua per la placca scura levigata (chiodo e dado incastrato), dove finisce si traversa a dx cu cengia detritica fino alla sosta (spit con anello) 40 metri Max IV
L12 --> Si rimonta a dx un salto roccioso e si prosegue a sx verso la vetta su terreno facile. 15 metri Max p. III

Discesa --> Si seguono gli ometti/bolli che conducono a un primo corto caminetto, lo si scende (cordone) per poi seguire una cengia verso sx (ovest) cha conduce alla cima di un canale roccioso che scende verso Nord. A metà del canale, dove questo si fa più ripido, si rinviene una sosta di calata su 3 chiodi. Con una doppia di 25 metri si giunge alla forcella tra il Campanile di Villaco e le Cime Castrein. Da qui si seguono le tracce di sentiero in direzione Ovest raggiungendo dei bei pratoni pensili fino a sbucare sul sentiero 625 che porta al Passo degli Scalini. Invertire la rotta per poi prendere il 628 che cala alla Malga Grantagar

Arrampicare in zona Falzarego è sempre croce e delizia: il panorama è speciale, la roccia è super, trovi vie per tutti i...
27/05/2026

Arrampicare in zona Falzarego è sempre croce e delizia: il panorama è speciale, la roccia è super, trovi vie per tutti i gusti e tutte le difficoltà. Per contro c’è sempre un sacco di gente e si rischia di ritrovarsi in fila, che non è proprio così piacevole.
L’idea di salire la nuova via Marmotta Volante mi solleticava molto, per relazionarla un po’ in anteprima. Ma non avrei immaginato di trovare tanta coda! Invece Nicolò aveva già in mente qualcosa di più alpinistico, una via più facile ma di soddisfazione, la Alverà/Menardi.
I miei due compagni delle moeche l’aveva già recentemente salita, così non rimaneva che vedere di persona questi passaggi chiave ad incastro di cui avevo sentito parlare più volte. La roccia come sempre in questa zona è ottima e godibilissima, e il carattere generale della via è semplice e appagante. Ci sono però 2/3 tiri che alzano la voce, con passaggi difficili in arrampicata molto atletica, da capire, e in alcuni punti con roccia untina. Direi che il V+ mi sembra parecchio stretto come gradazione per il tiro chiave. Protetta sni, nella fessura chiave bisogna finirla prima di trovare il chiodo, quindi occhio!
Gruppo Rocciatori Gransi

Attacco:
Si lascia l’auto al parcheggio del ristorante Strobel e si sale in direzione delle Torri del Falzarego seguendo il sentiero che inizia a fianco del ristorante fino ad incrociare una vecchia strada di guerra oggi sentiero C.A.I. n. 412.
Si prosegue in piano verso destra raggiungendo in breve i ruderi di un ospedale militare di guerra oltre il quale si stacca un sentierino più o meno pianeggiante che costeggia la parete del Col dei Bos. Seguirlo sino a portarsi all'estremità destra, sotto la direttiva dello spigolo sud. Dopo aver superato terreno ghiaioso il sentierino sale lungo un canale circondato da un'ampia distesa di erba verde. L'attacco è posto circa a metà del canale sotto una placca da cui si vede già il primo cordino su clessidra poco più su.

L1 →salire per la rampa puntando appena a destra della macchia di mughi più alta. Superare il mugo isolato più a destra e raggiungere un pulpito dove si trova la sosta. 40m Max IV

L2 →salire la placca puntando ad un albero secco, a sinistra del quale si trova la sosta. 32m Max V

L3 →traversare a sinistra lungo la terrazza erbosa entrando in un diedro canale. Lo si risale un poco, fino a quando è obbligatorio traversare verso destra. Poi ancora alcuni metri verticali fino alla sosta. 30m Max III

L4 →salire lungo la placca lavorata andando a sostare alla base della parete gialla un poco a destra del camino verticale. 22m Max III+

L5 →si traversa a sinistra in direzione del camino verticale che si sale sino a quando la roccia diventa molto nera e lì si sosta. 22m Max V

L6 → Tiro chiave. Salire lungo il camino che in alcuni punti presenta passaggi in leggero strapiombo fino ad uscire su di un piccolo ripiano da dove partono due fessure. Con un passo atletico e delicato ci si porta verso la fessura di destra che si sale con difficoltà fino alla sosta. 23m Max V+

L7 → salire per facile terreno fino alle placche superiori, qui anziché salirle si rimonta una lama obliqua che tende verso destra sulla cui sommità si trova la sosta. 27m Max III+

L8 → si continua lungo la placca in verticale fino alla sosta. 40m Max IV-

L9 → arrampicare in prossimità della spigolo fino alla sosta. 30m Max III

L10 → continuare lungo lo spigolo. Raggiunta la parete giallastra del torrione sommitale si piega a sinistra sino alla sosta. 35m Max III

L11 → seguire una facile cengia a sinistra fino alla sosta. 20m Max I

L12 → salire la placca sovrastante obliquando a destra. Dopo un passo delicato si prosegue sempre verso destra puntando alla nicchia alla base del camino (dovrebbe esserci il libro di via) dove si sosta. 22m Max V

L13 → spostarsi a sinistra qualche metro. Poi salire il difficile e stretto camino restando più a sinistra possibile. Non subito di facile intuizione il passo chiave che ti porta ad incastrarti nelal fessura. Assolutamente sconsigliato salire con lo zaino che si può recuperare una volta giunti in sosta. 8m Max V+

L14 → salire il canale di sinistra sino ad uscire sulla terrazza sommitale dove si attrezza una sosta. 25m Max III

Discesa:
Si cammina verso sinistra lungo i prati sommitali e poi per una traccia (tratti esposti - attenzione con neve magari ad inizio stagione) sino ad arrivare al canalone che divide il Col dei Bos e la Cima di Falzarego. Scendere nel canale seguendo il comodo sentiero sino a giungere nei pressi dell'ex ospedale militare. Percorrendo a ritroso il sentiero d'avvicinamento si ritorna al parcheggio.

Erano anni che Stefano e Nicolò volevano ripetere il diedro Manolo, quei progetti che rimangono nell’aria e per un motiv...
27/04/2026

Erano anni che Stefano e Nicolò volevano ripetere il diedro Manolo, quei progetti che rimangono nell’aria e per un motivo o un altro non si realizzano mai. Quindi quando abbiamo pensato di passare il ponte del 25 aprile ad Arco la scelta della prima via è stata subito quella.
Posso dire subito che la via non è proprio adatta ad una cordata a tre, soste scomode e via parecchio frequentata prediligono cordate a due, quindi non posso che essere ancora più felice che mi abbiano portata ugualmente con loro!

La via non ha bisogno di grandi descrizioni, aperta nel 1978 da Maurizio Zanolla (Manolo), G. Groaz e Marco Furlani e inizialmente battezzata via Cesare Levis è ormai conosciuta da tutti come Diedro Manolo. I tiri più impegnativi sono quelli dal terzo al settimo, un viaggio lungo questo affasciante diedro che pare non finisca mai. L’arrampicata è molto tecnica e atletica, con passaggi da capire ma di grandissima soddisfazione. Le soste sono ben attrezzate con chiodi, ma le protezioni lungo la via non sono molte e assolutamente da integrare con friends e nuts. Nonostante sia quasi interamente gradata V e V+ noi abbiamo trovato i gradi decisamente stretti, una via che necessita di forza, resistenza e tecnica per affrontare tiri lunghi che non lasciano respirare. Unica nota dolente della via la roccia parecchio unta, che aggiunge difficoltà e sensazione di precarietà dove i piedi sono fondamentali. Rimane comunque assolutamente consigliata e da fare prima o poi. I primi due tiri li abbiamo saltati raggiungendo l’attacco del diedro percorrendo una rampa più a sinistra. Riporto comunque la relazione classica dei tiri. E ovviamente non ci siamo fatti mancare una cenetta coi fiocchi al ristorante Alla Grotta, una grigliata fantastica!
Rocciatori Gransi

Attacco:
Parcheggiare l'auto nei pressi dell'hotel Ciclamino di Pietramurata.
Dal parcheggio seguire la strada (direzione sud - Arco di Trento) superando il crossodromo. Poi la strada diviene sterrata e si costeggiano dei frutteti, subito alla fine delle recinzioni si stacca un sentiero in direzione della parete. E' possibile abbandonare il sentiero in più punti e seguire le tracce verso destra che portano ai vari attacchi. Alzarsi parecchio per traversare quasi in orizzontale alla rampa d'accesso alla parete. Risalire la rampa alberata (qualche piccolo passo d'arrampicata) fino a raggiungere una paretina friabile; sosta da attrezzare su radice (è possibile sfruttare,poco più in basso, una sosta attrezzata a fix).
Per individuare bene l'attacco, osservare la parete dai frutteti a lato della strada. Da lì è ben evidente un diedro giallo chiuso in alto da una successione di tre tetti lungo il quale corre la via Big Bang. Appena più a destra, meno marcato, c'è il diedro della via Cesare Levis.

L1--> salire lo spigolino a destra della paretina friabile (possibile salire direttamente la paretina) e proseguire lungo la rampa erbosa fino a raggiungere un boschetto sospeso. Sostare su di un albero con cordino, prima di raggiungere l'evidente pilastro staccato sulla destra.
50m Max IV

L2 --> ignorare la traccia verso destra. Traversare invece a sinistra e salire le facili rocce sino a raggiungere la sommità di un piccolo pulpito dove si sosta (da attrezzare su pianta). 25m Max III

L3 --> a destra della sosta per facili rocce entrando nell'evidente diedro-canale. Superare un grosso albero e continuare lungo il diedro sino a raggiungere la sosta situata su di un piccolo terrazzino a destra 40m Max V

L4 --> Salire nel diedro, in corrispondenza dell'evidente tetto traversare a sinistra sino ad una sosta, qui salire un poco e spostarsi nuovamente a destra raggiungendo il punto più debole del tetto. Vincerlo grazie ad un'ottima fessura per le mani e sostare appena oltre. 30m Max VI+ oppure V+ e A0

L5 --> seguire ancora il diedro, uscire a destra in placca per qualche metro (sosta intermedia), poi rientrare a sinistra nel diedro che si segue sino alla sosta (2 chiodi) situata in corrispondenza di una nicchia. Per noi il tiro chiave è stato questo. 35m Max V+

L6 --> seguire il diedro sino a raggiungere un terrazzino sulla sinistra dove si sosta comodamente. 45m Max V+

L7 --> seguire sempre il diedro puntando all'evidente tettino soprastante. Non lo si supera direttamente ma, appena sotto di esso, si traversa sulla sinistra e si esce con passo strapiombante ma ben appigliato. Si sosta (2 fix oppure pianta con cordone) sulla cengia. In alternativa, dopo 7/8 Mt., salire la fessura grigia di sinistra (da proteggere) fino al superare il tettino per la lama di sinistra raggiungendo la sosta. 30m Max V+

L8 --> Imboccare a destra il diedrino al termine del quale si obliqua a sinistra sino al boschetto sommitale dove si attrezza l'ultima sosta. 55m Max, V+

Discesa:
Seguire la traccia verso destra sino ad un ampio spiazzo; poi dritti addentrandosi nel bosco fino a raggiungere una strada carrozzabile.
Da questo punto seguire sempre la strada (verso destra, direzione Monte Casale) sino al suo termine sul provinciale. Nell'ultimo tratto è presente una palina con indicazione verso sinistra "rientro dalla ferrata Che Guevara". Qui andare a destra sbucando in breve dietro all'hotel Ciclamino.

Anche quest'anno è arrivato il momento della consueta falesiata primaverile organizzata dal Gruppo Rocciatori Gransi, se...
13/04/2026

Anche quest'anno è arrivato il momento della consueta falesiata primaverile organizzata dal Gruppo Rocciatori Gransi, sempre aperta anche agli amici.
È stata scelta la falesia di Val Colvera a Maniago che è stata davvero una piacevole scoperta! Una roccia splendida, praticamente tutta per noi, il sole che ci scaldava e il ruscello accanto per rinfrescarsi, ma soprattutto per mettere le bottiglie in fresca 😁
Vari settori si sono colorati di magliette blu (e non solo) e una volta sazi di roccia ci siamo saziati di leccornie di ogni tipo inaffiate da vino a volontà 😋
Un'altra splendida giornata in ottima compagnia, e una nuova falesia da consigliare.

Dopo una sontuosa scorpacciata di ciccia alla steakhouse "Alla Grotta" e una rigenerante dormita all'Hotel Garden in que...
09/04/2026

Dopo una sontuosa scorpacciata di ciccia alla steakhouse "Alla Grotta" e una rigenerante dormita all'Hotel Garden in quel di Arco, siamo pronti per il Day 2!! A pasquetta siamo in compagnia, ci raggiungono al Lago di Santa Massenza alcuni amici, gransi e non, desiderosi di smaltire i banchetti pasquali del giorno prima. Decidiamo di ripetere la via più gettonata della Parete dei Due Laghi e cioè "Il Gran Diedro"; già dal nome si può intuire che la via è caratterizzata nel suo andamento dalla presenza di un lungo e attraente diedro. Via carina, un po' monotona nei primi tiri, ma per niente elementare: non è una via plaisir, i chiodi e i cordoni presenti vanno integrati con friends medi e sui primi tiri la roccia è alquanto "consumata" e scivolosa. Negli ultimi tre tiri invece la solfa cambia e le placche compatte dal super grip diventano protagoniste. Fortunatamente non abbiamo incrociato nessun'altra cordata lungo il nostro percorso per cui abbiamo potuto salire tranquillamente, parlando e scambiandoci battute tra una cordata e l'altra e realizzando anche numerose fotografie da diversi punti di vista. Dopo aver firmato il libro di via abbiamo stappato le birre (ovviamente de bogio ahah) e brindato alla piacevole giornata passata tra compagni di corda. Una breve menzione va al nostro Massimo Lazzarini che anca se co calma, e tutto suà, riva sempre! INESORABILE 😜 Ottimo terzo tempo a birra e canederli alla birreria Pedavena in centro a Trento. Hanno partecipato i Gransi Sabrina, Fabio, Stefano Polato, Nicolò, una Moeca Massimo e due ibridi mutanti Ricky ed Eva. Alla prossima!

Prima di giungere all'abitato di Santa Massenza si lascia l'auto al parcheggio della centrale Enel con vista lago. Seguire la strada asfalto verso nord e poco dopo si imbocca il sentiero a sx con indicazione Ranzo. Si sale ripidi per buon sentiero, si ignora il primo bivio e si continua dritti. Al secondo si svolta a dx. Si transita sotto una falesia e poco dopo si sale a sinistra per traccia fino all'attacco (indicazioni e scritta alla base di colore blu).

L1 --> Salire la corta fessura verticale svasata e stondata. La roccia è particolarmente lisciata, il primo chiodo è alto. Sosta sua ampia terrazza alla base del diedro. 15 metri Max VI-
L2 --> Salire rimanendo sulla faccia dx del diedro fino a raggiungere un albero. La parte alta non va affrontata stando a ridosso della parete di sx del diedro nonostante i cordoni su due chiodi ma sfruttando il muretto di dx un po' ingombro di vegetazione. 30 metri Max VI-
L3 --> Si segue l'andamento del diedro. L'arrampicata sfrutta molto la parete di sx per rilanciare l'ascesa visto che la faccia dx del diedro è liscia, unta e scivolosa. Il tratto impegnativo è dall'alberello in sù. Sosta su comoda frattura della placca un metro a dx del diedro. 35 metri Max VI
L4 --> Ancora per diedro, ora più semplice fino a sostare su grosso albero. Poche protezioni, friend indispensabili. 20 metri V+
L5 --> Si cammina su cengia terrosa per poi alzarsi in placca all'altezza di un cordone poi si traversa verso sx e ci si riporta nel diedro. Lungo questo fino alla sosta. 30 metri Max V+
L6 --> In obliquo verso dx su placca raggiungendo un albero posto sullo spigolo. 15 metri Max IV
L7 --> Si segue lo spigolo prima su placca compatta e poi per rocce rotte. Sosta sotto una fascia rocciosa leggermente strapiombante. 30 metri Max V-
L8 --> Attaccare la fascia rocciosa sulla verticale della sosta. Buoni appigli ed appoggi. Traversare un metro verso dx da un cordone per superare la fascia rocciosa e iniziare ad arrampicare su belle placche compatte fino all'albero di sosta. 45 metri Max V
L9 --> Per placca avvicinandosi al diedro per poi obliquare verso lo spigolo di dx e continuare su di esso fino alla fine. 50 metri IV+

Discesa --> Seguire le frecce celesti verso dx e poi iniziare a salire nel bosco sempre verso dx. Dopo un passaggio in un breve tunnel naturale si inizia a scendere fino ad un tratto con cavo metallico e scaletta. Oltre ci si congiunge al sentiero Scal più grande e ben segnalato (corrimano metallici seguire a sx). Attenzione ad un ometto dal quale si piega a destra con una svolta secca per tornare in direzione del paese e, poco dopo, ad un secondo bivio con ometto si tiene invece la sinistra. Si esce su strada asfaltata che conduce alle case di Santa Massenza, proseguire verso Sud fino alla centrale dell'enel

"Natale con i tuoi a Pasqua con chi vuoi!" Assecondando il detto, Io e Nicolò decidiamo di evadere dalla routine famigli...
07/04/2026

"Natale con i tuoi a Pasqua con chi vuoi!" Assecondando il detto, Io e Nicolò decidiamo di evadere dalla routine famigliare e ci regaliamo ben due giorni di bagordi arrampicatori in quel di Arco. Il meteo e le temperature quasi estive ci spingono ad osare. Il mio desiderio è quello di ripetere la Via del Boomerang sul Monte Brento. Il socio, entusiasta, asseconda questa mia fissa raccomandandosi però sul quantitativo d'acqua da portar via: "almeno due litri a testa!" Abbiamo bevuto come dei cammelli nel deserto ahah Singolare come questa via denominata anche "via della nuova generazione" è stata da me ripetuta con addosso per la prima volta i colori del Gruppo Rocciatori Gransi proprio la domenica di Pasqua, simbolo di rinascita. La cosa mi affascina e mi fa ben sperare per il futuro. La via del Boomerang è un viaggio di circa mille metri di sviluppo tra il vasto e infinito scivolo di calcare grigio della grande placconata del Monte Brento. Aperta nel 1979 da Furlani/Chini/Degasperi/Mazzalai, la via è tra le più famose e classiche salite della Valle del Sarca. L'arrampicata, prevalentemente in aderenza, è divertente su roccia solida in basso e sporca in alto e la chiodatura nonostante sia distanziata è buona. Non avevamo martello e chiodi e i friends li abbiamo usati solo due volte vista la compattezza della roccia per cui bisogna affidarsi quasi completamente alla chiodatura presente in via. Le difficoltà non sono eccessive ma nemmeno banali ed è facile in alcuni punti sbagliare percorso per cui è doveroso avere in tasca una buona relazione e attenersi a ciò che c'è scritto. Nel complesso è una via di grande respiro che richiede un importante impegno (sia fisico che psicologico), velocità, intuito e capacità di lettura, resistenza ed esperienza nel fare anche lunghi tratti sprotetti. Regala una grande soddisfazione!! Sulle ali dell'entusiasmo riusciamo a finire la via in 6 ore nonostante due cordate sopra di noi, siamo andati come dei treni!

Da Arco con l'auto salire a Padaro e continuare fino alle case di San Giovanni. Al cartello con il nome della frazione svoltare a dx per una strada sterrata. Posteggiare appena possibile (pochi posti auto). Incamminarsi lungo il sentiero 425 (sterrata di dx), si passano alcune case in falsopiano per poi scendere ripidi a un bivio con tabella Cai. Si prosegue dritti su sterrata con direzione Nord/Est; attenzione che a causa di lavori forestali si son venute a creare varie piste per i mezzi da lavoro. Giunti quasi sul bordo del bosco la sterrata curva verso dx e cala giù ripida in discesa. Poco dopo si vedranno delle indicazioni molto evidenti (freccia, bolli, segni ecc) che invitano a lasciare la sterrata e prendere una traccia che scende ripida e scivolosa (presenti alcune corde fisse). Usciti dalla boscaglia verticale un ultimo salto roccioso può essere superato con una doppia da circa 30 metri da un anello di calata già predisposto (grande freccia rossa su masso). Una volta raggiunta la pietraia basale la si deve attraversare tutta su buon sentierino bollato fino a sb****re contro le placche del Brento. Scendere qualche metro un colatoio detritico per poi rimontare a sx una esile cengia, risalire qualche gradone roccioso fino all'attacco (anello di sosta). Utili le foto nel post per dare un'immagine a ciò che ho scritto.

L1 --> Salire in obliquo verso dx su placca facile, superare una frattura a U rovesciata per poi portarsi 10 metri sotto la verticale del tettino a forma di orecchio. Sosta su anello spittato. 50 metri Max IV
L2 --> Salire verso l'orecchio stando a dx della sosta (meno scivoloso), traversare sotto il tetto (2 chiodi al di sopra) e salire la bombatura stando a sx del margine del tetto. Rientrare nel diedro formato dalla parte alta dell'orecchio al livello di un bel chiodo, proseguire poi più facilmente fino alla sosta su anello spittato. 35 metri Max VI
L3 --> Traversare a dx e poi sù per superare le placche sovrastanti cercando i punti deboli. Sosta su anello spittato su cengia ai piedi di una placca bianca. Nessun chiodo. 50 metri Max IV
L4 --> Salire la placca sovrastante la sosta (2 spit) fino a sostare in cengia su un anello spittato. Prendere come riferimento un tettino per darsi la giusta direzione. 35 metri Max V
L5 --> Raggiungere un cordone sopra la sosta per poi proseguire a zig zag tra le placche andando a sostare pochi metri sotto il tettino preso come riferimento. 30 metri Max IV+
L6 --> Salire a dx della sosta per poi convergere verso il tettino/diedro a sx, assecondarlo tutto fino alla sosta con il solito spit con anello. 40 metri Max V
L7 --> In obliquo verso dx, superato "l'angolo" si sale qualche metro in placca fino alla sosta su due chiodi. 40metri Max IV+
L8 --> Non procedere dritti per placca (presenza di cordoni), è una variante, ma procedere verso sx per un diedrino vegetato che porta verso il grande tetto del boomerang. Sosta su anello spittato. 20 metri Max IV
L9 --> Salire qualche metro sulla placca a dx della sosta (2 chiodi, uno ballerino) e iniziare a traversare su tacche da scoprire man mano che si avanza. Molto bello! Alla fine del traverso si salgono rocce più lavorate fino alla comoda sosta su cengia. 40 metri Max V+
L10 --> Per cengia verso dx pochi metri per poi risalire le rocce lavorate dove il tetto del boomerang finisce (2 chiodi) seguire poi una stupenda svasatura verticale della placca liscia sovrastante. Sosta su albero con cordoni in cengia. 40 metri Max V+
L11 --> Proseguire in obliquo assecondando la cengia fino a un gruppo di alberelli. Sosta su cordone all'albero. 50 metri Max III
L12 --> Salire sulla placca posta sopra l'albero di sosta, con direzione destrorsa scegliendo i punti deboli della roccia. Proseguire poi su terreno sporco puntando a una macchia alberata. 60 metri Max III
L13--> Continuare in traverso verso dx prima boscoso e poi su placca facile, dopo 10 metri circa si trova una sezione verticale di roccia lavorata. Risalirla tutta fino a sostare su grosso albero. 40 metri Max IV+
L14 --> Tiro che si può fare in conserva, salire il boschetto verso le placche a Monte, una volta contro ci si infila in un canalino ghiaioso/erboso. Risalirlo completamente, possibilità di sostare su albero a fine canalino oppure andare 10 metri avanti sullo spigolo della placca bombata dove si rinviene il solito anello spittato. 60 metri Elementare
L15 --> Obliquare verso sx per placca seguendo i punti deboli e cordoni segnavia. Sosta su tre chiodi. 40 metri Max IV+
L16 --> Continuare in netto traverso a sinistra, con arrampicata non difficile (IV+) ma esposta su roccia sporca d'erba. Sosta su anello spittato. 40 metri Max IV+
L17 --> Salire in verticale a sx della sosta per poi obliquare a dx o meglio si segue la direzione data da una freccia dipinta sulla parete (vedi foto). Ultimi metri di bella placca liscia fino alla sosta su anello spittato. 30 metri Max V
L18 --> Salire sopra la sosta e portarsi a ridosso di un tettino, traversare a dx e salire dritti puntando ad un alberello. Risalire la corta fessura e continuare verso dx su roccia delicata fino al piccolo terrazzino di sosta. Anello spittato. 30 metri Max V+
L19 --> Netto traverso verso dx per poi entrare in un canale/camino di roccia delicata e sporca. Salirlo tutto preferibilmente sul margine sx fino alla sosta su albero vicino alla nicchia con il libro di via. 30 metri Max IV
L20 --> Dalla sosta dirigersi verso sx su roccia instabile, traversare poi su terra ed alberi per poi salire di nuovo qualche metro fino a un cordone su albero. Da qui riprendere ad obliquare verso sx fino a sostare su albero a piacere. 40 metri Max III+

Discesa --> Salire per traccia appena accennata con direzione Sud/Ovest. Man mano che si prosegue compaiono dei bolli rossi e la traccia diventa evidente e in falsopiano avanzando in costa verso una Torre Grigia. Superata la Torre si scende fino a confluire in una comoda sterrata che conduce comodamente all'auto.

Indirizzo

Venice
30121

Sito Web

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