Dott.ssa Roberta Giuffrida - Pedagogista

Dott.ssa Roberta Giuffrida - Pedagogista Pedagogista, Educatrice alla teatralità, Mediatrice Feuerstein

L' apprendimento significativo spesso richiede impegno e sfida. Non si tratta di sofferenza inutile, ma di quella giusta...
16/06/2026

L' apprendimento significativo spesso richiede impegno e sfida. Non si tratta di sofferenza inutile, ma di quella giusta difficoltà che produce vera crescita e consapevolezza.

11/06/2026

In aumento i ricoveri in neurospichiatria all'ospedale Del Ponte

ESAMINella mia vita ho sostenuto molti esami e so che ne affronterò ancora. Di alcuni conservo ricordi piacevoli, di alt...
10/06/2026

ESAMI
Nella mia vita ho sostenuto molti esami e so che ne affronterò ancora. Di alcuni conservo ricordi piacevoli, di altri pessimi. Se dovessi tracciare un bilancio, scoprirei che il 30% della riuscita dipendeva dal contenuto della prova, il 70% dal docente che mi stava di fronte.
Così, più delle nozioni, ricordo gli occhi dell'esaminatore: il puntiglio o il sorriso, la stretta di mano o la carezza sulla spalla. Ricordo il suggerimento sussurrato con complicità e il rimprovero saccente e sprezzante. Ho memoria di consigli autorevoli e di sentenze pesanti come macigni, di critiche che aprivano orizzonti e di giudizi demolitori gratuiti.
Tutto insegna qualcosa, questo è vero. Ma un esame deve davvero solo giudicare e sancire? Non dovrebbe piuttosto lasciare traccia, dare qualcosa che germoglia nel tempo?

Oggi ci ha lasciati Edgar Morin, che, attraverso i suoi scritti, mi ha insegnato che la realtà è complessa e non può ess...
30/05/2026

Oggi ci ha lasciati Edgar Morin, che, attraverso i suoi scritti, mi ha insegnato che la realtà è complessa e non può essere compresa se continuiamo a frammentare la conoscenza.
Insomma, per affrontare la realtà non basta sapere, ma saper collegare i saperi.
Sembra facile.
Rivoluzionario, Morin!

"Saper mettere insieme, pensando, tante cose che si influenzano tra loro con lo scopo di raggiungere un obiettivo."Quest...
19/05/2026

"Saper mettere insieme, pensando, tante cose che si influenzano tra loro con lo scopo di raggiungere un obiettivo."
Questa è la definizione di pianificazione che mi ha dato oggi F., 12 anni, dopo mesi di lavoro sull' Organizzazione Spaziale II del PAS Standard di Feuerstein.
Me la sono fatta ripetere due volte. Perché mi sembra perfetta, soprattutto pensando al percorso che l' ha maturata.

Pianificare non è semplice. Non lo è mai, ma diventa ancora più difficile quando ci troviamo in territori nuovi, dove le variabili si moltiplicano e i punti di riferimento mancano. Pianificare bene richiede struttura, abitudine, punti fermi: solo così, quando arriva l'imprevisto, possiamo affrontarlo con competenza e, soprattutto, con fiducia in noi stessi.

Ma non sempre va così.

Quando un progetto è mal pianificato, l'obiettivo si perde nella nebbia. I tasselli saltano. Le energie si disperdono. E dopo un'esperienza del genere, la cosa più difficile non è ripartire, è avere ancora voglia di progettare.

Come si fa, allora, a rimettersi in gioco?

Si riparte da piccoli passi. Da obiettivi chiari e raggiungibili. Da una struttura che dia sicurezza prima ancora di dare risultati. E, a volte, dal supporto di qualcuno che aiuti a rimettere ordine nel caos — non al posto nostro, ma insieme a noi.

Proprio come cerchiamo di fare in studio.





In questo periodo di fine anno, tra verifiche, interrogazioni e pagelle, torna puntuale un'emozione che molti ragazzi co...
07/05/2026

In questo periodo di fine anno, tra verifiche, interrogazioni e pagelle, torna puntuale un'emozione che molti ragazzi conoscono bene: la paura del professore.
Non la paura di non sapere. La paura di chi li giudica.
E a volte, diciamocelo chiaramente, quella paura viene costruita. Sì, perché c'è ancora chi confonde il timore con il rispetto, chi crede che per avere autorevolezza bisogna farsi temere, mantenere le distanze, restare freddi, impassibili, quasi inaccessibili.
Ma questa non è autorevolezza.
È solo potere mal gestito.
La vera autorevolezza di un insegnante nasce da tutt'altra parte.
Nasce dal conoscere i ragazzi. Dal sapere chi ha davanti. Dal riconoscere in quello sguardo basso non la pigrizia, ma magari l'insicurezza. Non la mancanza di impegno, ma la paura di sbagliare di nuovo.
Un educatore autorevole è quello che di fronte all'errore non punisce: spiega. Che mostra con chiarezza dove si è andati fuori strada, perché, e soprattutto quale poteva essere la strada giusta. Con fermezza, sì. Ma senza umiliare.
Perché la vita ci metterà già abbastanza alla prova. Non è compito della scuola anticipare le ferite; è suo compito dare gli strumenti per affrontarle.

Rassicurare non significa abbassare il livello.
Spronare non significa spaventare.
Correggere non significa demolire.

I ragazzi hanno bisogno di qualcuno che creda in loro anche nel momento in cui sbagliano. Soprattutto in quel momento.
Quella è la differenza tra un professore che si fa ricordare per la paura che incuteva e uno che si fa ricordare per come ti ha fatto crescere.

E voi avete un insegnante così nella memoria? 👇

Non è solo lavoro, è veder nascere una nuova consapevolezza.
23/04/2026

Non è solo lavoro, è veder nascere una nuova consapevolezza.


Perché dobbiamo stare attenti e perché è  bene ritardare sempre più l' accesso ai videogiochi.
21/04/2026

Perché dobbiamo stare attenti e perché è bene ritardare sempre più l' accesso ai videogiochi.

Gran parte del gioco dei bambini e dei ragazzi del XXI secolo è sullo schermo ed è naturale chiedersi se e come i videogiochi influiscono sulla loro crescita. Negli ultimi anni il fenomeno si è intensificato (complici l’isolamento sociale e il lockdown da COVID-19): i videogiochi sono passati d...

Riprendo questo post di Vie Maestre perché, a ogni Festa del Papà, della Mamma o dei Nonni, il mio pensiero corre sempre...
20/04/2026

Riprendo questo post di Vie Maestre perché, a ogni Festa del Papà, della Mamma o dei Nonni, il mio pensiero corre sempre lì.
​Non penso solo a chi è cresciuto senza genitori, ma anche ai bambini e ai ragazzi in affido o adottati: anime che portano addosso cicatrici profonde o ferite che cercano, faticosamente, di rimarginarsi. Festeggiare è possibile, ma dobbiamo chiederci come. Scegliamo di trasformare queste ricorrenze in celebrazioni della famiglia intesa come cura, amicizia e legami autentici, anziché ridurle a un evento superficiale e 'instagrammabile'.
​Serve più profondità, più rispetto per i tempi e le emozioni di ognuno. Serve, sopra ogni cosa, una profonda delicatezza.

Indirizzo

Via Monte Nero 34b
Venegono Superiore
21040

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