01/03/2022
Recupero della 3^giornata di ritorno per i Varazze Renegades!
Capitolo 1: Se questo è l’inizio, meglio ricominciare.
Cestistica varazzina che nel primo quarto subisce l’organizzazione pegliese. Veloci, precisi, efficaci. I Renegades sono presi alla sprovvista e capiscono subito che la partita non sarà come le ultime due: è ricominciato il campionato, per davvero. Fine del primo quarto, i nostri protagonisti si siedono in panchina con uno svantaggio considerevole e senza capirne realmente il motivo.
Capitolo 2: L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente
Avete mai visto il film del titolo di questo 2° quarto? No? Ecco, ‘’l’urlo’’ è quello che si sente in panchina. Coach Trenta sveglia i suoi dal torpore. Renegades che finalmente pressano in difesa, si aiutano e attaccano in maniera quantomeno organizzata. Il vantaggio si riduce ad una decina di punti e sembra vedersi la luce. L’attacco pegliese non sembra più così inarrestabile e le triple, che tanto hanno fatto male nei primi 10 minuti della partita, tornano umane.
Fine primo tempo.
Capitolo 3: Chi ha spento la luce?
Show-time, triple con la mano in faccia, rimbalzi presi in attacco dal lungo lunghissimo e asciugamani che sventolano festosi in panchina. E’ tutto perfetto; solo un piccolissimo particolare: è Pegli a far tutto questo. I Renegades ricadono nel buio del primo quarto. Si torna sotto di quasi due decine, ma questa volta siamo anche stanchi. I time-out sembrano non funzionare e solamente due triple ravvicinate tengono a galla i varazzini. Fischio dell’arbitro. Panchina. Silenzio.
Capitolo 4: Orgoglio
Il Coach parla, gli occhi sono bassi, il sudore scende e bagna la canotta. I pochi minuti di pausa a disposizione sembrano interminabili, fanno male. In quel momento, quasi inspiegabilmente, inizia ad insinuarsi un pensiero che diventa comune a tutti: per tre quarti non eravamo noi.
Orgoglio.
Gli sguardi cambiano, si può perdere, ma se dobbiamo farlo, come spiega il Coach, sarà a modo nostro. Si entra in campo e tutto cambia.
Sotto canestro il lungo lunghissimo sembra accorciarsi e gli spazi fuori si allargano e consentono un tiro più ragionato e quindi più preciso. -15.
In difesa si alza un muro che non permette più all’arciere avversario di scagliare i suoi dardi. -10.
La stanchezza è un ricordo, ciò che fa la mente è straordinario -5.
I rimbalzi sono tutti nostri, sotto ogni canestro. -2.
Solo 2 punti e sul cronometro ci sono 5 secondi.
Palla al nostro play, 3 secondi, linea dei tre punti, 2 secondi, prende la mira, si alza, 1 secondo: fuori. Fischio.
Va tutto a rallentatore. L’arbitro alza la mano, ma non indica l’uscita dal campo, è fallo.
3 tiri liberi.
La partita è finita e in campo c’è un solo giocatore in lunetta, con tutta la squadra sulle sp***e.
Primo tiro, dentro c’è tutta la stanchezza mentale e fisica della partita. Fuori.
Secondo tiro, l’orgoglio di aver recuperato una partita che chiunque avrebbe dato per persa, ma non noi. Dentro.
Terzo tiro, siamo i Renegades, c***o, ricordatevelo. Dentro.
La panchina varazzina esplode, l’impresa è riuscita, la montagna è stata scalata.
Pareggio, si va all’overtime.
Mi piacerebbe concludere questo riassunto scrivendo di noi che espugnamo il fortino pegliese, ma non sarà così. Purtroppo, non è una storia a lieto fine. Finisce 85 a 78.
Ci ricorderemo di questa partita per tanto tempo, non per la sconfitta, ma per lo spirito e le p***e che abbiamo tirato fuori, soprattutto nell’ultimo quarto.
Non ho voluto scrivere nomi, perché questa è una vittoria (perché di vittoria si tratta) della Squadra, che va oltre i punti persi in campionato e di cui non si può che essere felici.
C’è ancora tanto da migliorare, ma siamo sulla strada giusta.
Siamo i Renegades.