11/01/2025
Ecco il mio primo articolo ufficiale che condivide lo stato magnetico col quale aproccio alla vita
FALSI MAESTRI E D’INTORNI
diStefano Lauviah Mayorca
Questo scritto fa capo alla personale visione e interpretazione del caro discepolo Giovanni Salvato. L'importanza di questo testo è rappresentata dall'aspetto pratico operativo di Giovanni, lontano da sterili sofismi teorici ma espressione intima del vissuto rituale. Oggi assistiamo sempre più ai comportamenti ipocriti di chi, senza avere mai praticato, si arroga il diritto di parlare circa i risultati scaturenti da un cammino ermetico e di una rituaria mai affrontata in prima persona. Ed ecco l'insorgere di soggetti che si autoproclamano presunti maestri, maestrucoli e super maestri da operetta. Termini altisonanti che non corrispondono affatto a un autentico stato di consapevolezza, crescita e talento operativo. Come espresso da un celebre motto: "Chi sa parli! Chi non sa taccia per sempre". Buona lettura!
SENSAZIONI E INTENTI NELLA PRATICA MAGICAdi Giovanni Salvato
"Il Mago (o meglio l’ermetista), contiene in sé il Santo" (rendere sacro, termine opposto a profano), "La sua azione è duplice: comando e preghiera" (stato d’essere che fa capo a un pensiero dinamizzato).
Ed ancora "Se non si vive la vita magica, maghi non si diventa".
Queste tre affermazioni danno una forte introspezione e autocritica nel modo con cui si approccia alla pratica magica. Quella che viene definita come santità non centra nulla con il percorso fideistico o dogmatico delle religioni ma si rifà al rigore marziale di approccio alla pratica. Rigore che si manifesta attraverso lo sverniciare l'uomo da tutti quei desideri di brama che lo allontanano dalla sua natura. L'uomo che desiderando segue solo le sue pulsioni basse potrà, se predisposto, soltanto realizzare le manifestazioni attigue alla sua risonanza nelle gerarchie del suo grado di alterato magnetismo o peggio... perversione. Un Mago ama e non ha altra scelta. Il suo amore rigoroso e concreto, non è un atto di volontà ma di necessità, la necessità incondizionata di manifestare l'Amore nelle sue forme, dunque, la pratica (il rito) diventa il mezzo applicativo di uno strumento ben più importante che è l'Amore (ermetico-magico) provato dall’iniziato durante le sue procedure. Personalmente penso che l'approccio introspettivo e immaginativo durante il rito, quando sul volto fa capolino un'espressione serena, fiera, ferma e regale, sia l'atto volitivo senza sforzo che permette al Mago di realizzare senza desiderio di brama. Quello che accade nel cuore e nella mente è così soggettivo e profondo che l'unica parola impropriamente usata sarebbe "miracolo" ma miracolo non è. È dirigere il giusto amore verso la giusta direzione e allora il comando e la preghiera si compiono.
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