27/02/2026
Ha ragione Roberto Dell’Acqua, il giornalista che in sala stampa a Sanremo, durante la conferenza stampa del gruppo Bambole di pezza ha spiegato che siamo ormai nel tremila (sic) e il patriarcato non esiste più.
Convinzione peraltro condivisa con altre eminenti figure pubbliche, dal ministro Valditara alla ministra Roccella (che però circoscrive l'estinzione alla sola Italia).
Hanno ragione a dire che il patriarcato è una parola superata, un’invenzione ideologica, un’ossessione, una leggenda metropolitana.
Del resto, si sa:
• Se le donne guadagnano in media meno degli uomini, non c’entra il patriarcato: è talento selettivo.
• Se in Italia lavora solo una donna su due, non c’entra il patriarcato: è libera inclinazione domestica.
• Se il lavoro di cura non retribuito grava per oltre il doppio sulle donne rispetto agli uomini, non è patriarcato: è spontanea dedizione.
• Se la maggior parte dei femminicidi ha come autori partner o ex partner, non è patriarcato: è statistica sentimentale.
• Se nei festival musicali le direttrici artistiche, le produttrici e le headliner restano una minoranza risicata, non è patriarcato: è genetica creativa.
• Se nelle redazioni e nei programmi televisivi a parlare “da esperti” sono quasi sempre uomini (che magari fanno interventi imbarazzanti) non è patriarcato: è meritocrazia redazionale
• Se figure istituzionali di alto livello rimpiangono pubblicamente l’assenza di un comico sessista, non è patriarcato: è tutela della tradizione italica.
E sì, ha proprio ragione, lo stesso giornalista, anche quando dice che dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna (d’altra parte lo aveva ricordato, sempre a Sanremo, anche Amadeus).
A volte molto indietro.
Così indietro che spesso non la si vede neppure.
Hanno ragione, il patriarcato non esiste.
Esistono solo uomini e dati che continuano ostinatamente a comportarsi come se esistesse.
Barbara Poggio, 26 febbraio 2026