01/09/2026
La grande rivoluzione del calcio: perdi tempo? Ti togliamo il pallone. Ma le sostituzioni…
Nel calcio dilettantistico arrivano nuove regole per provare a combattere una delle specialità più praticate sui campi italiani: la perdita di tempo. Quella raffinata disciplina fatta di rimesse laterali trasformate in meditazioni filosofiche, portieri che improvvisamente hanno bisogno di riflettere sulla propria esistenza e giocatori sostituiti che percorrono il campo alla velocità di un tram in salita.
Adesso, per le squadre che cercano continuamente di rallentare il gioco, arriva anche la possibilità di intervenire sulla gestione dei palloni: se una squadra li fa sparire o ne ritarda volontariamente la restituzione, possono scattare provvedimenti. E, naturalmente, restano le cinque sostituzioni, dieci in totale, ma con 10 pause ben distinte.
Ed è proprio qui che viene da sorridere.
Perché forse la cosa più semplice e importante per ridurre davvero le perdite di tempo non è stata fatta fino in fondo: limitare le sostituzioni a tre momenti effettivi durante la partita, i 3 slot che vediamo sui campi professionistici.
Cinque cambi sono ormai una necessità del calcio moderno, nessuno lo mette in discussione. Ma se posso fare un cambio al 60’, uno al 65’, uno al 70’, uno all’80’ e uno al 90’, trasformando ogni sostituzione in una piccola pausa pubblicitaria, è evidente che qualche secondo – o minuto – si può tranquillamente rosicchiare.
E allora viene da chiedersi: vogliamo davvero combattere la perdita di tempo oppure soltanto regolamentarla meglio?
Perché il rischio è che sui campi dilettantistici si continui a vedere la stessa scena: squadra avanti di un gol, pallone che improvvisamente diventa introvabile, giocatore che esce con calma olimpica e panchina che organizza il prossimo cambio.
La rivoluzione, insomma, è iniziata.
Peccato che il cronometro, quello vero, continui a correre… soprattutto quando non dovrebbe.