31/05/2026
LE ETICHETTE NEL CALCIO: IL PIÙ GRANDE ERRORE CHE POSSIAMO FARE
Nel calcio siamo abituati a mettere etichette su tutto e su tutti. È quasi una necessità. Ci aiuta a semplificare, a catalogare, a dare un giudizio veloce. E così sentiamo parlare di allenatori difensivisti, allenatori offensivi, tecnici da settore giovanile, allenatori da Promozione, da Eccellenza, da Serie D o da professionisti.
Ma la verità è che il calcio non funziona così.
Il calcio è uno solo. Le regole sono le stesse ovunque. Il campo è lo stesso. Le porte sono le stesse. Cambiano gli interpreti, cambiano le qualità dei calciatori, cambiano le risorse a disposizione, ma il gioco resta identico.
Un allenatore non è offensivo o difensivo per definizione. Un allenatore cerca semplicemente di valorizzare le caratteristiche della squadra che ha a disposizione. Chi oggi viene definito offensivo, magari domani, con giocatori diversi, sarà costretto a giocare in modo più prudente. E chi viene etichettato come difensivista, se avesse a disposizione calciatori di altissimo livello tecnico, probabilmente esprimerebbe un calcio completamente diverso.
Le etichette spesso raccontano più i pregiudizi di chi osserva che il reale valore di chi lavora.
Lo stesso discorso vale per le categorie. Sentiamo spesso dire: “È un allenatore da settore giovanile”, oppure “È un allenatore da dilettanti”. Come se esistesse un confine invalicabile tra una categoria e l’altra. In realtà le competenze, la preparazione, la leadership, la capacità di organizzare una squadra e di gestire un gruppo sono qualità che non hanno categoria.
Ci sono allenatori straordinari che lavorano nei dilettanti e allenatori mediocri che lavorano ad alti livelli. Così come esistono tecnici preparatissimi nei settori giovanili che potrebbero tranquillamente allenare una prima squadra e viceversa.
Il problema nasce quando si giudica una persona in base all’etichetta invece che al lavoro che svolge ogni giorno.
Nel calcio, come nella vita, bisognerebbe imparare a guardare oltre le definizioni. Le idee non hanno categoria. La competenza non ha categoria. La passione non ha categoria.
Alla fine, il calcio resta sempre un gioco fatto di spazi, tempi, decisioni, relazioni e persone. Tutto il resto sono semplicemente sfumature.
Forse dovremmo smettere di chiederci se un allenatore sia offensivo o difensivo, se sia da giovani o da adulti, se sia da dilettanti o da professionisti. Dovremmo invece chiederci se è competente, se studia, se migliora ogni giorno e se riesce a trasmettere qualcosa ai suoi giocatori.