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Quando hai il dominio assoluto del gioco ma gli altri hanno giocatori più forti, non devi sbagliare niente, altrimenti s...
08/09/2026

Quando hai il dominio assoluto del gioco ma gli altri hanno giocatori più forti, non devi sbagliare niente, altrimenti soccombi. Una volta in svantaggio esporsi ai contropiede di Vinicius e Mbappé diventa un gioco al massacro, oltretutto l’unico gioco di Jose Mourinho. Ma è nelle scelte iniziali che l’Inter perde la partita: schierare Bisseck da centrale puro nella difesa a 3 è un azzardo pagato poi a caro prezzo.
Una riflessione va fatta sul portiere, dall’altra parte il più forte portiere al mondo, da questa parte un portiere normale. E allora la domanda è questa, siamo sicuri che l’Inter potrà raggiungere i suoi obiettivi con Martinez in porta?

Inter Napoli è stata una partita bellissima, piena di occasioni da rete. Si dice cosi quando le squadre si allungano, qu...
07/09/2026

Inter Napoli è stata una partita bellissima, piena di occasioni da rete. Si dice cosi quando le squadre si allungano, quando saltano gli schemi, quando si attacca da una parte e dall’altra. Ma cosa lascia questa partita ai tifosi del Napoli? La delusione. L’errore di Anguissa sotto porta grida vendetta, ma da un punto di vista tecnico tattico le letture di Allegri sono sembrate un pò troppo leggere. Il Napoli era in vantaggio di due gol, poi l’errore di Politano che battezza una palla fuori riapre la partita. Ed è lì che Allegri la legge male: fuori Allison Santos per Badiashile, fuori Hojlund per Lucca, fuori Lobotka per Gilmour. Si passa al 3-5-2 per sopperire alle avanzate dell’Inter. Ma è proprio in quel momento che i nerazzurri prendono campo, pareggiano con Thuram, passano in vantaggio con Lautaro. Ma cosa bisogna suggerire ai giovani allenatori: 1) non si cambiano mai gli uomini migliori finché stanno in piedi specie se sei in vantaggio . 2) se sei in vantaggio non cambiare mai sistema di gioco. Cosa che Allegri ha fatto , e di questo se ne discuterà a lungo.

06/09/2026

Lui è Lello Pinto il Marinaio, capo ultrà, simbolo della rinascita del Barletta che dopo anni di purgatorio tra Eccellenza e Serie D è tornato tra i professionisti. Domenica battendo il Bari per 3-0 Lello ha manifestato tutta la sua felicità che è diventata virale in tutta Italia.,
Il calcio regala anche queste storie, Lello il Marinaio da Barletta, simbolo di un calcio che non esiste più, ma che rimane ancorato a vecchi valori.

05/09/2026

Il calcio è uno Sport imponderabile dove gli episodi la fanno spesso da padrone. C’è una squadra che, però, è proattiva rispetto a tutte le altre, nel senso che cerca di gestire sempre la palla, e in fase offensiva, e in fase difensiva. Questa è la Roma di Gasperini. Principi di gioco chiari, si pressa alto, si attacca con tanti uomini, la bravura dei singoli fa la differenza. Stasera contro l’Atalanta poteva perdere, ma il gioco espresso è stato notevole, di quelli che lasciano il segno a chi guarda le partite.
Beh, dire che Gasperini gioca uomo su uomo è molto riduttivo, l’allenatore della Roma è molto e molto di più. E non me ne voglia Fabregas con il suo bel Como, il calcio che gioca la Roma è impareggiabile: per qualità, per verticalità, per intensità, per fluidità. La Rosa non mi sembra delle più eccelse, e questo amplifica ancora di più il lavoro di Gasperini.

La grande rivoluzione del calcio: perdi tempo? Ti togliamo il pallone. Ma le sostituzioni…Nel calcio dilettantistico arr...
01/09/2026

La grande rivoluzione del calcio: perdi tempo? Ti togliamo il pallone. Ma le sostituzioni…

Nel calcio dilettantistico arrivano nuove regole per provare a combattere una delle specialità più praticate sui campi italiani: la perdita di tempo. Quella raffinata disciplina fatta di rimesse laterali trasformate in meditazioni filosofiche, portieri che improvvisamente hanno bisogno di riflettere sulla propria esistenza e giocatori sostituiti che percorrono il campo alla velocità di un tram in salita.

Adesso, per le squadre che cercano continuamente di rallentare il gioco, arriva anche la possibilità di intervenire sulla gestione dei palloni: se una squadra li fa sparire o ne ritarda volontariamente la restituzione, possono scattare provvedimenti. E, naturalmente, restano le cinque sostituzioni, dieci in totale, ma con 10 pause ben distinte.

Ed è proprio qui che viene da sorridere.

Perché forse la cosa più semplice e importante per ridurre davvero le perdite di tempo non è stata fatta fino in fondo: limitare le sostituzioni a tre momenti effettivi durante la partita, i 3 slot che vediamo sui campi professionistici.

Cinque cambi sono ormai una necessità del calcio moderno, nessuno lo mette in discussione. Ma se posso fare un cambio al 60’, uno al 65’, uno al 70’, uno all’80’ e uno al 90’, trasformando ogni sostituzione in una piccola pausa pubblicitaria, è evidente che qualche secondo – o minuto – si può tranquillamente rosicchiare.

E allora viene da chiedersi: vogliamo davvero combattere la perdita di tempo oppure soltanto regolamentarla meglio?

Perché il rischio è che sui campi dilettantistici si continui a vedere la stessa scena: squadra avanti di un gol, pallone che improvvisamente diventa introvabile, giocatore che esce con calma olimpica e panchina che organizza il prossimo cambio.

La rivoluzione, insomma, è iniziata.
Peccato che il cronometro, quello vero, continui a correre… soprattutto quando non dovrebbe.

SALVATORE VISCARDI AL GRANILLO: IL CORAGGIO DI SCOMMETTERE SUI GIOVANIQuesta sera al Granillo, contro la Reggina, Salvat...
30/08/2026

SALVATORE VISCARDI AL GRANILLO: IL CORAGGIO DI SCOMMETTERE SUI GIOVANI

Questa sera al Granillo, contro la Reggina, Salvatore Viscardi vivrà una partita che va oltre la semplice Coppa Italia. A 34 anni, il tecnico del Digiesse PraiaTortora si presenta su uno dei palcoscenici più importanti della sua giovane carriera. E ci arriva non perché qualcuno gli abbia regalato una panchina, ma perché se l’è conquistata sul campo.

Viscardi è uno di quei nomi che dovrebbero far riflettere. Perché racconta una verità che nel calcio, soprattutto a livello dilettantistico, spesso si preferisce ignorare: gli allenatori giovani ci sono. E molti sono anche preparati.
Il problema è che troppo spesso non vengono messi nelle condizioni di dimostrarlo.
In tante regioni assistiamo da anni allo stesso copione: cambiano le società, cambiano i direttori, cambiano gli obiettivi, ma sulle panchine ruotano sempre gli stessi allenatori. Una sorta di circuito chiuso nel quale il curriculum diventa più importante delle idee, la conoscenza personale più importante delle competenze e il “nome” più importante dei risultati.
E allora forse la domanda da porsi non è perché non emergano giovani allenatori. La domanda è: quanti direttori sportivi hanno davvero il coraggio di sceglierli?
Perché affidare una squadra a un tecnico di 34 anni significa assumersi una responsabilità. Significa studiare, conoscere il percorso di quell’allenatore, valutarne le idee, seguirne il lavoro. È molto più semplice chiamare il solito nome, quello che offre maggiori garanzie apparenti e che non obbliga nessuno a spiegare una scelta diversa.
Viscardi, invece, rappresenta proprio l’alternativa a questa mentalità. Ha fatto gavetta, ha lavorato, ha avuto opportunità e le ha trasformate in risultati. Con il PraiaTortora ha conquistato una promozione storica in Serie D e oggi si ritrova al Granillo, davanti alla Reggina.
Non sappiamo ancora dove arriverà la sua carriera. Ma una cosa possiamo già dirla: se a 34 anni un allenatore è arrivato fin qui, forse il calcio dovrebbe iniziare a cercarli prima, invece di aspettare che siano gli altri a scoprirli.

Con l’inizio dei campionati e coppe, a tutti i livelli, sono cominciati i problemi.Purtroppo le prime sfide ufficiali de...
25/08/2026

Con l’inizio dei campionati e coppe, a tutti i livelli, sono cominciati i problemi.
Purtroppo le prime sfide ufficiali decretano la fine dell’entusiasmo che il “calcio d’agosto” regala. Ma è ovvio che in uno Sport di squadra tutte le componenti devono lavorare in maniera coesa. È evidente che nascono i primi malumori: a Salerno la seconda sconfitta consecutiva della Salernitana è bastata per destabilizzare l’ambiente. Un mercato al dì sotto delle aspettative e un Allenatore Serse Cosmi, a parer mio, inadeguato per un blasone come Salerno, ha portato ad una rottura totale. L’acquisto di Lagumina nelle ultime ore potrebbe portare una ventata di positività.
I primi risultati negativi in generale sono spesso figli una costruzione errata della squadra: distribuzione degli Under, qualità degli interpreti, mancanza di fiducia nei calciatori. E poi c’è l’imponderabilità di questo Sport, dove non tutto può essere controllato. Ma siamo alle solite, il chiacchiericcio fa parte del sistema, e i veri vincitori non sono quelli che vincono le partite, ma quelli che resistono a tutte le avversità che il mondo del calcio propone.

Idolatrate i campioni, mettendo like alle loro foto e indossando le loro magliette, mentre voi puzzate di fame. Sarebbe ...
16/08/2026

Idolatrate i campioni, mettendo like alle loro foto e indossando le loro magliette, mentre voi puzzate di fame. Sarebbe meglio ammirare i vostri simili.

Quando l’allenatore si propone: altro che procuratoriC’è un dettaglio curioso nel mondo del calcio che ogni tanto merita...
15/08/2026

Quando l’allenatore si propone: altro che procuratori

C’è un dettaglio curioso nel mondo del calcio che ogni tanto merita di essere ricordato: non sempre è l’agente a proporre l’allenatore. A volte è l’allenatore stesso a proporsi.

Fabio Capello lo ha raccontato recentemente parlando del suo arrivo alla Roma di Franco Sensi: “Mi sono proposto io”. Capello spiegò di non aver mai avuto un procuratore e di aver cercato direttamente il contatto con il presidente giallorosso.

E poi c’è Carlo Ancelotti. Nel 2021, quando il Real Madrid cercava il successore di Zidane, Ancelotti era all’Everton. Contattò José Ángel Sánchez, uomo di fiducia di Florentino Pérez, inizialmente per parlare di giocatori. Poi, con una certa spregiudicatezza, fece capire che forse il giocatore di cui aveva bisogno il Real era… l’allenatore. In pochi minuti arrivò la telefonata di Florentino Pérez e il ritorno al Bernabéu diventò realtà.

E allora viene da sorridere.

Perché siamo abituati a immaginare il calcio come una grande sala d’attesa: procuratori che telefonano, intermediari che sondano, direttori sportivi che fanno filtrare, presidenti che negano di aver contattato qualcuno mentre hanno già parlato con tre allenatori.

Poi, ogni tanto, arriva qualcuno che salta tutta la trafila.

“Presidente, ci sono io.”

Niente intermediari. Niente messaggi criptici. Niente “il mio assistito sarebbe interessato al progetto”.
Direttamente lui.

E forse non c’è nemmeno nulla di scandaloso. Anzi. In un mondo nel quale tutti aspettano di essere scelti, proporre se stessi può essere anche un segnale di personalità.

Capello lo fece con Sensi. Ancelotti, con quella telefonata diventata ormai celebre, fece qualcosa di molto simile con il Real.

Insomma, altro che curriculum mandato all’ufficio personale.

Nel calcio può ancora funzionare il vecchio metodo:

“Presidente, se sta cercando un allenatore, eccomi qua.”

E a pensarci bene, forse è questa la parte più ironica: a volte l’allenatore non aspetta che lo chiami il procuratore. Si chiama da solo.

05/08/2026

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Turin

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