A.S.Franceschina

A.S.Franceschina Squadra sportiva dilettantistica che milita nel campionato di terza categoria piemontese. Fondata nel 2001. Avevamo vent'anni, qualcuno di noi anche di meno.

Il Franceschina – lo dicono tutti al maschile – siamo noi, cioè in realtà noi ci chiamiamo la Franceschina, oppure l'ASF, perché la nostra squadra nasce per ricordare Franceschina, una ragazza morta a sedici anni di tumore, e A.S. – che sta per Simone A., un ragazzino investito da una macchina quando anche lui aveva tutta la vita davanti. Due magnifici ragazzi mai diventati grandi, con una voglia matta di giocare. LA POESIA SULL'ASFALTO

L'importante è saper tracciare il confine. Quando abbiamo cominciato questa avventura, il confine tra Asf e poesia era labile, inafferrabile, facevi fatica a scorgerlo se solo ti fermavi a guardare i campi della Pellerina e dintorni. Se solo ammiravi Oce sul dischetto, Cajazzo (all'epoca Luca) a centrocampo, Gio Sbalzo e le sue esultanze nel fango, il rapace sinistro di Simo, Cosmas scorrazzare felice per il campo, Donato Rizzo. Erano gli anni di Corrado, di Bruno Barbero prima che conoscesse Siddharta. Erano altri tempi, difficili da immaginare per chi è arrivato dopo. C'era la guerra, allora. Ogni pallone rimbalzava a modo suo, ogni calcio era potenzialmente un liscio. I grandi match, quelli si giocavano ancora il lunedì sera, anche il lunedì sera almeno, sull'asfalto. Era una giungla, quella, sviluppata in orizzontale. E d'inverno, un buon quinto del campo era del tutto impraticabile. La spiegavamo – la spiegavo, almeno – così: “in quella zona sotto non c'è niente, non c'è la palestra, non è riscaldato e qua sopra ghiaccia”. Non so se fosse vero. Lo potevamo dire anche in rima. Quella era poesia. Il calcio sulla sabbia dei cortili, tra le macchine, tra le recinzioni degli oratori, sull'asfalto. Un giorno, la poesia è svanita. L'asfalto è sparito. Ovunque ti girassi non c'era più un pallone che rotolava a fatica tra le pieghe della città, ma solo sms, campi di calcio a sette, e mail, divise, appelli, sottopassaggi, siti internet con nomi assurdi, poi facebook. Anche la terra iniziava a costar cara, qualcuno fuori città ancora resisteva, soprattutto nelle zone franche dell'eporediese, della Val di Susa, l'erba ancora c'era, talvolta. Ancora c'è. Ma si sussurra che durerà poco, che una ditta senza scrupoli – la Camperos Sintetich's & C. – la comprerà tutta. Sono in pochi ormai a sostenere che questo mondo qui sia ancora calcio, un mondo sintetico di partite truccate, un mondo senza rime, senza i battiti irregolari della palla e del cuore su uno, cento, mille fortini, sono in pochi a credere che questa sia ancora poesia. Noi che pensavamo di essere autosufficienti, che bastassero Futbol! e le mail di Fango, noi che pensavamo di meritarci il nostro brandello di paradiso sapendo del signoraggio e dei

referendum, abbiamo scoperto, anno dopo anno, che la diversità ci ha cresciuto, che in un mondo senza asfalto è l'incontro con l'altro a dare senso alla nostra Asf. E allora ogni anno nuovi asfi, e noi sempre più vecchi invecchiamo insieme, ricordandoci che noi possiamo farlo, giorno dopo giorno, anche per Francescina e Simone, che sono rimasti lì, giovani per sempre. E invecchiando noi sospiriamo come ogni vecchio che si rispetti, nuovi sogni ci superano a sinistra – sempre a sinistra, si supera – sogni di ragazzi che sono ora compagni di squadra e di strada e che forse un giorno hanno sognato di giocare nell'Asf e ora lo fanno. E che, tra tanti anni, quando anche il sintetico sparirà, sospireranno come noi.

Indirizzo

Via Sibilla Aleramo 1
Turin
10153

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