10/10/2025
LA SOLA “FORMA” NON BASTA
In tutte le discipline marziali le “forme” costituiscono l’ossatura dell’apprendimento. La loro conoscenza è pertanto fondamentale: in esse è custodito gran parte di ciò che serve per la corretta comprensione e assimilazione di una determinata disciplina.
Però, tanto per fare un esempio, riteniamo che nessun karateka penserebbe mai di rinunciare ad altri strumenti che concorrono, in maniera paritaria con i "Kata", alla sua formazione marziale. Parliamo cioè del Kihon (le tecniche fondamentali, da esercitare "simmetricamente") e del Kumite (l'allenamento con un avversario) che può essere codificato oppure libero.
Questo discorso vale in generale per tutte le discipline, eppure... a moltissimi praticanti di Taiji viene insegnata solo la "forma". Va considerato poi che questa "forma", contrariamente a quelle di altre discipline, prevede l'esecuzione di certe tecniche e di determinate "figure"... solo da un lato.
Per comprendere quello che vogliamo dire, invitiamo i praticanti di Taiji ad eseguire la figura dell'Airone o quella della "Frusta" in guardia destra (queste figure, pur nei diversi stili, vengono eseguite soltanto in guardia sinistra): si accorgeranno che riescono ad eseguirle in maniera imprecisa e con grande difficoltà.
Non è sbagliato quindi pensare che è possibile arricchire la propria pratica anche attraverso la simmetrizzazione dei movimenti complessi; cosa che, purtroppo, di solito manca nella didattica tradizionale di questa disciplina (quanto meno in Occidente).
Purtroppo, nel Taiji spesso trova poco spazio (o non ne trova per nulla) anche la pratica in "coppia". Non vengono quindi adeguatamente approfonditi gli esercizi di "spinta con le mani", pur essendo questi "prescritti" rigorosamente dall'insegnamento tradizionale.
Il Tui Shou, come viene chiamato dai cinesi, non è però soltanto una miniera ricchissima di gesti tecnico-tattici di straordinaria raffinatezza, ma è anche lo strumento più prezioso per imparare a "sentire" se stessi in relazione all'avversario, è indispensabile per affinare la propriocezione, per comprendere e gestire con acuta sensibilità le forze presenti in un confronto fisico e, infine, per imparare... una certa umiltà.
Questo perché, come diceva il prof. Cheng Man Ching (a sinistra nella foto): «Chi pratica Taiji deve imparare a investire nella sconfitta».
Pertanto, chi pratica il Tui Shou ritenendo che la finalità dell'esercizio è quella di "spingere senza essere spinto"... del Taiji ha capito veramente poco.