23/07/2026
Quando la terra trema fuori. Quando la terra trema dentro.
Gemona, cinquant'anni dopo: la ricostruzione delle comunità e quella della persona dopo una diagnosi di diabete.
Ci sono eventi nella vita che segnano un confine netto tra un "prima" e un "dopo". Cinquant'anni fa il terremoto del Friuli sconvolse Gemona e molti altri paesi, lasciando dietro di sé vittime, dolore, macerie e un senso di smarrimento che nessuno avrebbe potuto immaginare. Intere comunità videro cambiare il proprio paesaggio e la propria storia in pochi drammatici secondi.
Quel ricordo appartiene alla memoria collettiva del nostro Paese e chiede ancora oggi rispetto. Nulla può essere paragonato alla perdita di vite umane, al dolore delle famiglie e alla devastazione provocata da un evento così tragico, eppure ancora oggi quel terremoto ci ha donato un insegnamento importante, universale: quando tutto sembra crollare, l'Essere umano possiede una straordinaria capacità di ricostruire.
Ed è proprio da questa riflessione che nasce il filo conduttore di “Diabete a Ruota Libera”, un evento riconosciuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che anche quest'anno unisce persone con diabete, professionisti sanitari e associazioni di pazienti del Friuli e del Veneto in un percorso di condivisione, confronto e crescita.
Nel ricordare il cinquantesimo anniversario del terremoto di Gemona, l’iniziativa ha voluto proporre, con il massimo rispetto, un parallelismo tra il sisma che sconvolse una comunità e quel “terremoto interiore” che si sente, in chi riceve una diagnosi di diabete. Non si tratta di mettere sullo stesso piano esperienze così diverse, ma di riflettere sulla straordinaria capacità di ricostruire la propria vita dopo eventi che la cambiano profondamente.
Questa stessa capacità si ritrova, seppur in circostanze profondamente diverse, quando una diagnosi di diabete entra nella vita di una persona: non si ricostruiscono edifici, ma un nuovo modo di abitare la quotidianità.
La diagnosi non distrugge ciò che si è, ma incrina le certezze sulle quali, fino a quel momento, sembrava poggiare il futuro, quindi è naturale sentirsi disorientati, avere paura o provare rabbia.
Sarà la risorsa “tempo” che darà all’individuo che sta attraversando questa esperienza, la possibilità di imparare a convivere con una malattia cronica, senza rinunciare ai propri sogni, alle relazioni e ai progetti di vita. La ricostruzione, allora, non consiste nel tornare come prima, ma nel riscoprire un nuovo equilibrio, altrettanto autentico e ricco di significato.
Ma ora andiamo a conoscere il processo: la prima reazione è spesso lo smarrimento o la negazione della diagnosi, c'è chi prova paura, chi rabbia, chi incredulità. Molti si domandano: "Perché proprio a me?". Altri hanno la sensazione di aver perso il controllo della propria vita. È come se il terreno, fino a quel momento stabile, iniziasse improvvisamente a tremare.
Da quel momento occorre imparare una nuova quotidianità. La glicemia entra a far parte delle giornate, insieme ai controlli, all'alimentazione, all'attività fisica, ai farmaci o all'insulina. Non si tratta soltanto di acquisire nuove competenze ma di costruire nuove opportunità di benessere. È un percorso che richiede tempo, pazienza e la disponibilità ad accettare che alcune abitudini dovranno essere cambiate.
Ogni ricostruzione, però, parte dalle fondamenta.
Dopo il terremoto non si ricostruirono soltanto case, chiese e diverse attività professionali, si ricostruirono fiducia, relazioni, senso di appartenenza. Le comunità dimostrarono che la forza più grande nasce quando nessuno viene lasciato solo.
Lo stesso accade nel diabete. Nessuna persona dovrebbe affrontare questa esperienza in solitudine. La famiglia, gli amici, i sanitari professionisti e le associazioni di pazienti diventano una rete capace di sostenere nei momenti difficili e di accompagnare nella costruzione di una nuova normalità, perché insieme si può!
L'educazione terapeutica, in questo senso, è molto più di una raccolta di informazioni: è un percorso che restituisce competenze, autonomia e fiducia.
Con il tempo, ciò che inizialmente sembrava potesse essere soltanto un limite può trasformarsi in una diversa consapevolezza. Molte persone raccontano di aver imparato ad ascoltare meglio il proprio corpo, a prendersi cura di sé con maggiore attenzione, a dare valore alle piccole conquiste quotidiane. Non perché il diabete sia un'opportunità in sé, ma perché la persona ha la capacità, se vuole, di risvegliare le proprie risorse insite nel suo potenziale di nascita, che non immaginava di avere.
La resilienza che nasce da questo percorso non significa “ignoro la fatica”, ma accoglierla come parte di un'esperienza che può trasformare senza definire chi siamo, perché il diabete è un'esperienza di vita, non la vita stessa.
Una persona infatti continua ad essere ciò che è: la sua storia, gli affetti, i sogni, il lavoro, le relazioni e la capacità di amare, di sperare e di guardare al futuro.
Forse è questo il messaggio più profondo che possiamo raccogliere, cinquant'anni dopo il terremoto. Le ferite lasciano segni, ma non impediscono di continuare a vivere. Le fondamenta possono essere ridefinite con competenza, solidarietà e speranza.
Quando una diagnosi irrompe nella quotidianità, la sfida non è tornare alla vita di prima, ma imparare a riorganizzare un nuovo piano esistenziale.
È questo il messaggio che il Friuli ci affida: la ricostruzione non è soltanto un'opera di mattoni, ma un'opera di umanità.
Nasce dal coraggio di rialzarsi, cresce nella forza della comunità e prende forma nei gesti quotidiani di cura, competenza e vicinanza.
Anche dopo una diagnosi di diabete si apre un tempo di rinascita: non più rivolto soltanto a ciò che si è perduto, ma alla possibilità di dare forma a un nuovo equilibrio. È un cammino che si costruisce un giorno alla volta, con cura, conoscenza, relazioni e piccoli gesti quotidiani. Perché la vita non rifiorisce tornando indietro, ma imparando ad abitare il presente con uno sguardo rinnovato. Quando il cammino è sostenuto dall’amore, illuminato dalla speranza e accompagnato dalla fiducia, il futuro torna ad aprirsi davanti a noi, con la promessa discreta di una vita che continua a generare senso e significato.”
Dott.ssa Anna Ercoli
Specializzata in Psicologia delle emozioni
per la crescita e lo sviluppo delle risorse Umane
- Coordinamento Regionale Associazioni Diabetici
Elena Frattolin
Alberto Piovesana
Luca Birri
Diabete Italia
Diabete.com