12/07/2021
"Io capisco che perdere sia difficile, soprattutto quando desideravi tanto qualcosa, e soprattutto quando quel qualcosa te lo vedi soffiare sotto al naso, proprio davanti al pubblico di casa tua.
Ma nello sport, come nella vita, funziona così.
A volte capita che ti impegni con tutto te stesso ma non basta, non è sufficiente. Però, se ti sarai impegnato con tutto te stesso, in caso di sconfitta non avrai comunque nulla da rimproverarti. Perché avrai scoperto, attraverso quella sconfitta, nuove cose sui tuoi limiti e sulle tue possibilità. E, se sarai furbo, saprai trasformare la tua delusione in benzina per le future opportunità perché "il tuo più grande maestro e' il fallimento".
Questo è ciò che ci ha insegnato il sorriso di Berrettini ieri, nel tardo pomeriggio, dopo avere appena perso la finale del torneo tennistico più importante del mondo, ma con la serenità di chi sa che su quella sconfitta, e su ciò che gli ha insegnato, potrà edificare il proprio futuro. Incassando pure i complimenti del tennista numero uno al mondo, uno dei più forti di tutti i tempi.
Berrettini, con il suo comportamento, mi ha fatto tornare in mente quella frase di Norman Mailer che diceva: "Forse un uomo buono si riconosce dal fatto che la sconfitta non gli lascia in bocca nient'altro che una bella frase".
Ecco perché, ieri, il giovane tennista italiano ha vinto anche se ha perso.
Questo è invece ciò che non ci hanno insegnato i giocatori della nazionale inglese ieri sera, con il loro gesto di non voler indossare la medaglia d'argento durante la premiazione, dopo essere stati battuti in finale agli europei dalla nostra nazionale. Questo è ciò che non ci hanno insegnato i loro tifosi, abbandonando lo stadio prima della premiazione.
Non si tratta solo di due gesti profondamente antisportivi, o di mancato rispetto per l'avversario, ma si tratta soprattutto di mancato rispetto per sé stessi.
Si tratta di non aver capito che se affronti una sfida credendo che l'esito sia scontato, se pensi che un premio ti spetti di diritto solo perché tu lo volevi tantissimo, allora significa che di tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a lì non hai capito proprio niente. Che tutta la fatica, l'impegno, la sofferenza perfino non ti sono serviti a niente.
Il senso di tutto questo, insomma, mi pare essere che nello sport, e nella vita che ve lo dico a fare, non importa tanto come vinci, ma soprattutto come perdi.
Perché se non sai accettare serenamente di arrivare secondo, terzo, ultimo perfino, non potrai mai essere davvero primo."
M.B.