31/07/2024
Ieri Benedetta Pilato non ha vinto solo in vasca (perché il quarto posto a un’Olimpiade a 19 anni per un centesimo di secondo È una vittoria).
Benny ha vinto soprattutto fuori con un’intervista alla Rai che è una sintesi di tutto quello che è lei e che dovrebbe essere un’atleta davanti allo sport che ama: Benny ha pianto “lacrime di gioia”, ha espresso gratitudine per essere lì, per essere tra le migliori quattro al mondo (ma vi rendete conto di cosa significhi?), per potersi godere ogni attimo di questo viaggio.
Ha dato una lezione a chi, come la giornalista, non si capacitava che si potesse essere felici anche dopo un podio olimpico sfumato in quella maniera (“Ma veramente?”)
Ha dato una lezione straordinaria a chi, come Elisa Di Francisca, ha ridicolizzato le sue parole (“Ma ci è o ci fa?”), banalizzato le sue emozioni, dimostrando di non aver capito nulla di chi è Benedetta Pilato e di quanto di raro ci stava dicendo con quel pianto e con quel sorriso insieme.
Ma ha dato soprattutto, coi suoi 19 anni, una grande lezione di maturità a molti adulti e a tanti ragazzi che vivono le stesse sfide in luoghi e palcoscenici diversi, spesso schiacciati da pressioni insostenibili.
Gli ha detto che non conta solo arrivare primi, che una medaglia olimpica è stupenda ma non definisce chi siamo, che si può anche perdere col sorriso e che non dobbiamo corrispondere per forza alle ambizioni e alle aspettative altrui, che sia in una vasca olimpica, all’università, ovunque.
Ieri Benedetta ci “ha ucciso tutti con il sorriso”, come ha scritto qualcuno e che lei stessa ha condiviso, rispondendo (splendidamente) a Di Francisca. Quel sorriso che molti non capiranno mai. La sua normalità. Il suo superpotere.
Comunque andrà a finire, questo sorriso, queste lacrime, resteranno una delle pagine più belle della storia di quest’Olimpiade.
Grazie Benny per essere proprio tu.