24/05/2026
Notizie da Bologna: l’Inter, reduce più da festeggiamenti che da allenamenti, non ci sta a perdere neanche in un match con bermuda e infradito, regala ai rossoblu due autogol ed un assist involontario per il pareggio di Bernardeschi ma nemmeno questo basta per mettere sotto i neo campioni d’Italia.
Quanto basta per chiudere in bellezza.
La cosa più bella della partita la regalano un ragazzino di 20 anni all’esordio tra i grandi, Luka Topalovic, e Andy Diouf, una via di mezzo tra un oggetto misterioso e un diamante da sgrezzare.
Il primo ha l’intuizione geniale dell’assist, il secondo l’abilità di difenderlo e trasformarlo nel gol del pareggio, tra l’altro con il suo piede meno abile, il destro.
Topalovic vede una cosa che pochi vedono, soprattutto alla sua età, segnale di intelligenza calcistica fuori dal comune, degna di essere aspettata, allattata, curata nel migliore di modi per renderla definitivamente patrimonio tecnico del ragazzo e del club.
Diouf conferma di avere sprazzi incontenibili per gamba e capacità di saltare il diretto avversario, conferma di avere ancora scarsa attitudine con il ruolo di laterale a tutta fascia, conferma la sua capacità di trasformare un’idea di calcio anarchico, privo di regole e posizioni da rispettare, in momenti di trance adrenalinica.
Anch’essa da irreggimentare ed educare con attenzione perché il francese possiede i germi del centrocampista dirompente, ancora a sua insaputa purtroppo.
O forse la cosa più bella del pomeriggio sotto le torri è la punizione di Dimarco? Il suo gol è un gioiello, lui è MVP del campionato, 7 gol e 18 assist. Se lo scorso anno Mc Tominay fu celebrato dai suoi tifosi come un eroe, Dimarco merita di essere santo subito.
Anche la partita di Pio Esposito merita un paragrafo.
90 minuti di sportellate con Lucumi, qualche errore di misura ma anche tanta sostanza in una giornata in cui Lautaro ha pensato soprattutto ad evitare acciacchi.
Il gol del 2-3 lo manda in doppia cifra, bottino più che apprezzabile per un giovanotto alla prima esperienza nel calcio che conta. Ripensando per un attimo ai 14 gol di Arnautovic in due stagioni ed ai 12 di Correa in tre e poi possiamo capire quanto sarebbe stato importante avere uno come lui in passato e quanto sarà importante averlo per il futuro.
La cosa meno tranquillizzante viene invece da Martinez, l’altro, quello che sta in porta.
Tra i pali niente da dire, i tre gol lo vedono assolto con formula piena, forse solo sul terzo manca quel briciolo di reattività per andare a fermare il pallone di Zielinski.
In fase di impostazione dal basso invece rischia di affogare, i primi due palloni fanno sudare freddo, quelli successivi, quasi tutti, forniscono le uniche occasioni ai tifosi per brividi e contumelie.
Puntare su di lui per il futuro dei pali nerazzurri può essere scelta saggia, l’abbiamo già detto e scritto in precedenza ma lo spagnolo ha 27 anni, non è più di primo pelo. Una giornata balorda è tollerabile, una insicurezza di fondo no, gli obbiettivi della prossima stagione richiedono certezze fin dal primo passaggio per far ripartire l’azione.
Il momento dei saluti alla serie A coincide con il primo sguardo sulla prossima stagione.
La squadra ha bisogno di forze fresche al posto dei grandi vecchi che saluteranno dopo anni di dedizione, sacrifici, successi.
Ha bisogno di alzare ulteriormente la qualità complessiva, nell’undici da individuare come titolare e nelle alternative. Qualche cessione porterà soldi freschi, gli altri dovranno arrivare dalla proprietà, quest’anno non ci sono scuse.
Anche perché, dopo il 21mo scudetto, l’obbiettivo principale non potrà che essere il recupero delle posizioni europee più nobili, perdute mesi fa sul campo sintetico del Bodo e sull’altare di uno scudetto da portare a casa a qualunque costo dopo l’harakiri dello scorso anno.
Ora è davvero tempo di infradito. E di mercato (purtroppo)…