31/12/2018
IL RAZZISMO NON HA ORIENTAMENTI POLITICI ED ESISTE AD OGNI LIVELLO DEI CAMPIONATI CALCISTICI, SIANO ESSI DILETTANTISTICI O PROFESSIONISTICI, MA I RAZZISTI NON SONO TIFOSI E SOLO INSIEME POSSIAMO SCONFIGGERLI.
Ieri nel corso di una partita di calcio alcuni sostenitori della squadra avversaria, situati dietro la nostra panchina, hanno insultato pesantemente e per un tempo prolungato un nostro giocatore, colpevole di avere la pelle di un colore diverso.
I nostri tesserati che sedevano in panchina hanno resistito fino a quando il più ampio limite di sopportazione è stato superato, quando la speranza che persone mature, anche in età per essere nonni e non solo genitori, potessero capire che stavano sbagliando e dovevano tacere.
Si è cercato, da parte nostra, di non far capire al nostro compagno che qualcosa non andasse, ma le parole urlate erano troppo chiare e forti e lui quelle parole non solo le ha sentite ma le ha subite, tanto da diventare nervoso e cadere in quelle tattiche di gioco che cercano di far ammonire il giocatore più forte della squadra avversaria, in questo caso lui. Una strategia già vista qualche giorno fa durante la partita Inter – Napoli quando ad essere oggetto di insulti razzisti è stato Kalidou Koulibaly, uno dei difensori più forti al mondo.
Tornando alla partita, al secondo cartellino giallo, che segnava la fine della sua partita, per il nostro calciatore è esploso il dispiacere, sentimento che dopo un’iniziale forma di protesta, causata dal trattamento subito, si è trasformato in pianto e senso di abbandono. Fortunatamente non è mancata la vicinanza dei nostri giocatori e dei nostri dirigenti, che sin da subito hanno rincuorato il malcapitato compagno. Vicinanza dimostrata a fine gara anche dai tifosi, dall’arbitro e da un componente della squadra avversaria, che ha salutato il nostro calciatore chiedendo scusa anche per colpe non sue.
Non citiamo il nome della squadra avversaria perché il comportamento di queste persone, che già definire sostenitori è troppo, non merita di infangare nessuna squadra e nessuna comunità. Ci auguriamo che i giocatori, i dirigenti ed i VERI TIFOSI prendano però le distanze da queste persone e gli chiedano di non seguirli più perché di persone così non ne hanno bisogno loro, come squadra e comunità, non ne ha bisogno il calcio e non ne ha bisogno la società in generale.
Vogliamo precisare che non vi è nessuna sfaccettatura politica in merito all’accaduto, non esiste destra o sinistra nella connotazione del razzismo e non basta uno striscione o l’orientamento di un singolo ad etichettare una squadra o una tifoseria.
Queste persone non sono TIFOSI, non hanno nulla a che fare con i TIFOSI ed i loro gesti devono essere condannati perché NON APPARTENGONO ALLA CIVILTÀ e non perché appartengono ad un partito anziché ad un altro.
Nella nostra idea di vivere esistono le persone che rispettano le altre persone e quelle che invece non hanno compreso i principi basilari della convivenza, per il resto poi ognuno è libero di avere le proprie idee ma le stesse non POSSONO MAI violare i diritti di altri cittadini. Di certo l’accanimento verso una singola persona, a distanza e senza guardare negli occhi chi si sta ingiuriando, ha anche l’aggravante della codardia.
Un forte abbraccio al nostro amico da parte di tutta la società, di tutti i tesserati e di tutti i tifosi.