17/09/2018
"Quando allenavo i bimbi della scuola calcio, mi capitava di uscire fuori dal campo lasciandoli da soli, in un momento della partita, allontanandomi con una scusa e iniziavo ad osservare cosa succedeva senza il mio "controllo".
La partita iniziava ad avere un'altra connotazione, c'era il dominio della personalità, la palla inevitabilmente la toccava solo chi aveva una tecnica maggiore, qualche bimbo tentava giocate improbabili ma coraggiose che mai gli avevo visto fare prima, si scorgeva l'esplosione della libertà in ogni episodio.
C'erano sempre un paio di bimbi che, ad un certo punto, iniziavano a giocare fra di loro senza palla, iniziavano a ignorare la partita perché fondamentalmente non gli interessava il calcio, non gli piaceva, eppure stavano li e finalmente non avevano in campo quel rompi p***e del Mister che gli diceva di provare a prendere la palla.
Qualcuno iniziava a in******si perché meno abile, toccava meno palloni.
Cominciava a scorgersi qualche duello rusticano, dove i più bravi iniziavano ad essere fermati anche con le cattive (e rotolare come Neymar non serviva), ma spuntavano i leader delle due squadre a decidere se fosse fallo o meno, come due capi tribù che discutono un affare di stato.
C'erano cose giuste e cose meno giuste in quei 10 minuti (ma non è così che in fondo sono la vita e lo sport?!).
Erano 10 minuti di fredda, dura, meravigliosa verità.
Più o meno durava tanto l'esercizio, non lo decidevo io, ma tanta era la pazienza del genitore medio che ad un certo punto lo vedevi arrivare con la faccia indignata pronto alla sfuriata per rimproverarmi:
- Mister ma lei perché non è in campo?
- Sono qui signore/a, sto controllando da qui la partita, solo per qualche minuto.
- Si, ma lei deve stare in campo, se qualcuno si fa male?
- Se qualcuno si fa male, entro subito. Del resto si possono fare male anche con me dentro non ho mica il dono della veggenza.
- Si ma così a mio figlio non passano mai la palla. (si arrivava sempre lì)
- Ascolti, quando io giocavo per strada il primo anno ero veramente scarso e nessuno mi passava la palla (nemmeno se la portavo io), e sa una cosa? Fare 1 km per ritornare a casa, salire su e andare a dire a mia madre che non mi passavano la palla, non credo avrebbe risolto il problema. Anche perché conoscendo la tenacia di mia madre, che era impegnata in qualche estenuante faccenda di casa, mi avrebbe detto che ero un pollo e mi avrebbe mandato in doccia. E sa cosa è successo signore/a?? Quello che succede a quasi tutti i bambini: ho iniziato ad andarla a prendere la palla, dai piedi dei miei avversari, a intercettare i passaggi capendo il gioco, ad anticipare. Stavo a casa con una pallina ore e ore a migliorare la tecnica per aumentare la stima dei miei compagni, così mi avrebbero passato la palla.
- Si, mister, ma io qui pago per fare giocare mio figlio. (la risposta più frequente)
Ero un "dipendente", così sorridevo e tornavo in campo.
Tornava l'ordine, le indicazioni, tornava la "giustizia".
Ogni volta che guardo la nazionale di calcio degli ultimi anni o alla lotta per la presenza o meno degli oriundi in quella di futsal, penso a quei 10 minuti e all'apparizione di quel genitore (il sistema gli ha concesso di potere avere ragione con il denaro).
E oggi quel sistema ci ha portato ad un degrado tecnico, di personalità e di estro.
Oggi, noi la palla non la prendiamo più e quando la prendiamo non la sappiamo gestire, trattare, utilizzare con personalità, furbizia, con tecnica abbinata alla capacità decisionale d'elitè di una volta.
Siamo li che facciamo quello che dice il mister e niente di più!
E non esistono soldi che possono risolvere il problema!!!!"