18/07/2018
Roba da pazzi.
Roba che, se lo vai raccontando, la gente inizia a riderti dietro.
Sembra una barzelletta, ma non è proprio una cosa da riderci su.
Perché quando si inizia a ridere sulle sofferenze altrui, ci si trasforma in iene, in avidi sciacalli pronti a cibarsi dei resti che hai lasciato indietro. Ma si sa… quale miglior pasto di quello non ancora consumato da chi lo ha pagato.
Alla fine, però, la ragione ogni tanto salta fuori, e da sprovveduti, innamorati, ingenui fruitori di quello che è lo spettacolo domenicale chiamato calcio, iniziamo a farci due domande. Ma le risposte che sentiamo arrivare non sono delle più confortanti.
Anzi…
Ci troviamo ormai ad un mese dall’inizio del campionato (di Promozione) e, ad oggi, non sappiamo cosa fare. Siamo in balia degli eventi. In balia di due forze superiori che come vento e tempesta ci sballottolano di qua e di là senza farci capire la parte.
Vento, il Comune di Terracina.
Tempesta, il Presidente del Terracina calcio (fu 1925).
Dice il primo: la squadra non è di mia competenza.
Replica il secondo: la gestione straordinaria non è affar mio e non c'è un imprenditore pronto a dare una mano.
E il fuscello va.
Tronnole e saette.
La squadra smantellata ed i progetti svaniti.
Gli imprenditori locali, che a nostre spese si sono arricchiti, costruendo centri commerciali enormi quanto lo Stadio, non saprebbero dirti neanche dove esso si trovi, a meno che non sia quello della Lego nella corsia dei giocattoli, la numero 8, là in fondo…
Senza entrare (per ora) in sterili polemiche, porgiamo un messaggio di coesione (sarà il primo ed unico), affinché non tutto vada perso e dimenticato nell'oblio della speranza.
Sarebbe bello, una volta ogni tanto, che invece della guerra, ci facessimo l’amore. Nessun proclama di intenti, manco a dirlo, ma un nuovo modo di affrontare i problemi insieme. Ognuno con il suo…Sarebbe bello.
Vedere un’amministrazione comunale vicina alla squadra della propria città, un Presidente che davvero riesca a lasciare il segno, ad essere ricordato nel tempo, degli imprenditori che invece di pensare al proprio tornaconto economico, facessero qualcosa per poter mandare avanti la carretta, ognuno come può. Sarebbe bello.
Ad oggi tutto questo è solo una chimera per una città che aspetta lentamente la propria fine, agonizzando e boccheggiando nel caldo afoso delle domeniche di Luglio.
Terracinesi