15/02/2026
A mente fredda, il giorno dopo, resta una sensazione amara difficile da scrollarsi di dosso.
Il derby d’Italia dovrebbe essere la celebrazione del calcio italiano, il punto più alto di una rivalità storica tra Inter e Juventus. E invece, ancora una volta, a prendersi la scena non è stato il gioco, ma un arbitraggio che ha lasciato più ombre che certezze. La direzione di La Penna nella partita Inter-Juventus è apparsa confusa, incoerente, priva di quella lucidità che un match di questo livello richiede.
Non si tratta di tifo o di episodi letti con la lente della passione. A freddo, ciò che colpisce è la mancanza di uniformità di giudizio: falli simili valutati in modo opposto, contatti ignorati e altri esasperati, decisioni che hanno spezzato ritmo e nervi più di quanto abbiano tutelato il gioco. In partite così tese, l’arbitro dovrebbe essere un punto di riferimento, non un ulteriore elemento di incertezza.
Il calcio italiano ha bisogno di credibilità, soprattutto nei suoi appuntamenti simbolo. Errori possono capitare, ma quando diventano protagonisti il giorno dopo, significa che qualcosa non ha funzionato. E questo dovrebbe far riflettere non solo chi era in campo, ma anche chi designa, forma e valuta gli arbitri.
Perché Inter-Juventus merita di essere ricordata per una giocata, un duello, un’emozione. Non per un arbitraggio che, a mente fredda, resta semplicemente difficile da giustificare.