27/10/2019
Sport per i bambini? Ottima strategia di crescita, ma, per ca**tà, smettetela di pensare che abbiate tutti dei Ronaldo in casa! Non è detto che loro vogliano questo, non è detto che abbiano un talento innato in quel determinato sport, non è detto che lo sappiano fare come voi volete.
Non è detto, insomma, che pressare un figlio per farlo diventare un “campione” (che probabilmente non diventerà mai o, almeno, non nella maniera che pensavate), sia la strada giusta da percorrere. Anzi.
Il figlio non deve fare obbligatoriamente lo sport che decide il genitore, non deve corrispondere per forza alle aspettative genitoriali solo perché lui ha deciso che è portato per quel tipo di attività fisica e che deve realizzarsi in quell’ambito.
Cos’è fondamentale allora? Il diritto a non essere campioni! Il diritto di bimbi e adolescenti anche a non farlo uno sport e a scegliere altro, oppure a scegliere di prenderlo solo come un gioco, due ore di solo svago e di puro divertimento .
Spesso i genitori sugli spalti urlano come dei disperati cercando di incitare il figlio a fare meglio, genitori mai soddisfatti delle sue prestazioni perché poteva fare o impegnarsi di più. Tantissimi probabilmente, vedono in quel palleggio o in quello smash un futuro Nadal, magari convinti che la vita di un atleta sia solo fatta di stipendi spropositati e di fama internazionale. Non è così e in fondo lo sapete che quelli sono solo uno su un milione, in fondo lo sapete che un atleta lavora duro e s**o e che tantissimi sono i sacrifici e le giornate campate ad allenarsi.
Come ci si comporta allora? Diamo ai bambini la possibilità di scegliere di vivere lo sport come divertimento , un momento di integrazione e di scarico psico-fisico e non carichiamoli del peso di una competizione e di aspettative che potranno essere deluse. Spesso sentono l’urgenza emotiva di “non deludere il genitore che è disposto a tutto, pur di far vincere il figlio”. Sono bambini che vanno facilmente in drop out sportivo, ossia che abbandonano prima del dovuto lo sport perché carichi o sovraccarichi di troppe responsabilità.
Maura Manca