22/08/2018
A un passo dal realizzarsi, si è purtroppo frantumato il sogno di riportare in un campo di calcio a undici le maglie giallonere della Spadaforese. Ci avevo creduto, ho lavorato per tre mesi alla causa, ma evidentemente non è servito. Ho provato a sfidare quella indifferenza che da parecchi anni avvolge la nostra vecchia Spadaforese, abbandonata a se stessa da ormai 6 anni. E, a un certo punto, ho creduto di avercela fatta. La documentazione da inviare in Lega per richiedere l'ammissione in Prima categoria era già pronta. Ma, nell'ultima settimana a cavallo di Ferragosto, alcune defezioni nella squadra dirigenziale hanno rimesso tutto in discussione. Ho provato fino a ieri sera a trovare soluzioni alternative. Insieme a me (e lo ringrazio tantissimo) sempre presente, disponibile e altrettanto deluso anche Angelo Bonaffini che ha a sua volta messo sul piatto tutto l'impegno possibile a 360°.
Con tanta amarezza e delusione, quindi, abbiamo abbandonato l'idea, ormai concreta, di richiedere l'iscrizione in Prima categoria. Mi sento in dovere di ringraziare su tutti chi ha creduto molto in questo sogno e che ha compiuto più di tutti un grande sacrificio: mi riferisco a mio fratello Piero Miceli, il quale ha rinunciato in questi mesi ad alcune importanti proposte, anche di categoria superiore, per costruire insieme questo sogno. Un grazie lo devo anche a quei romantici e instancabili tifosi che quotidianamente chiedevano lumi sullo stato delle cose e che immagino saranno delusi quanto me.
Negli ultimi due anni, faticosamente ho tenuto in vita la gloriosa matricola 50040 partecipando al campionato Figc di calcio a 5 (a tal proposito ringrazio pubblicamente mister Fabio Famà e i ragazzi per questi due anni belli trascorsi insieme), con l'aiuto prezioso di Pietro Aprile.
A questo punto, dopo l'ennesimo tentativo andato a vuoto, anche per me è giunto il momento di ti**re i remi in barca e farmi da parte. Ho provato a coinvolgere tutto e tutti e le risposte sono sotto gli occhi di tutti. Ho sottratto tempo, energie e denaro alla mia vita privata perché la passione mi ha spinto a farlo. La stessa che, per oltre 25 anni, ha spinto mio zio Nino Miceli a tenere alto il nome di Spadafora e della Spadaforese in giro per la Sicilia. Dopo di lui, infatti, il buio più totale. Chiunque fosse interessato a gestire e prendere in mano la società (a costo zero) ha solo da chiedere. C'è più o meno un anno di tempo prima che venga radiata dai quadri federali. Sarò ben lieto di consegnare tutto a chi evidentemente ha voglia di provare a fare calcio a Spadafora.
Infine, senza fare polemica con nessuno, un invito: nella prossima primavera nel corso delle future elezioni amministrative mi auguro che tutti abbiamo il buon senso e il buon costume di non nominare neppure la Spadaforese e farne merce da campagna elettorale. Ha già dato in questi anni e sta pagando ancora il prezzo sulla propria vecchia pelle.
Era doveroso da parte mia scrivere quanto sopra.
Fabio Miceli