10/01/2021
Consci dell’emergenza in cui tutto il Paese versa riteniamo che ogni settore abbia il diritto di tutelare la propria sopravvivenza, sottoponendo alle Istituzioni le peculiarità proprie delle singole realtà, in modo che meglio si possa legiferare su aspetti che è normale siano poco conosciuti da chi, in un momento di grande crisi come questo, è chiamato a decidere per l’intero contesto produttivo nazionale.
Come operatori del tennis vogliamo far presente che il tennis è considerato dalla scienza lo sport più sicuro nell’attuale condizione di emergenza, e ingenti sono stati gli sforzi per adeguarci alle misure necessarie a garantire la sicurezza sanitaria.
Noi vogliamo ripartire con il placet delle autorità affidandoci alla legge e alla scienza che non distinguono tra agonisti e non agonisti.
A ridosso delle festività natalizie abbiamo proposto un ricorso al TAR del Lazio per ottenere la sospensiva del DPCM attualmente in vigore che limita il regolare svolgimento dell’attività tennistica al coperto, all’interno dei palloni pressostatici e delle strutture fisse, equiparati a veri e propri locali chiusi, esclusivamente ai possessori di tessera agonistica. Consci dell’emergenza in cui tutto il Paese versa, il ricorso al TAR del Lazio è stato presentato proprio perché auspichiamo che alla fine in questa partita i vincitori siano la sicurezza e la scienza. L’obiettivo è che venga posta l’attenzione sulla profonda diversità strutturale che intercorre tra un generico luogo chiuso e le strutture pressostatiche.
Quello che ci interessa affermare è l’accertamento tecnico-scientifico e giuridico di quanto la scienza ha già evidenziato, cioè l’assoluta sicurezza del tennis sia all’aperto (attività oggi consentita dal DPCM) che al chiuso per tutte le categorie di praticanti. Per riuscirci, noi promotori dello sport individuale per eccellenza, abbiamo deciso di giocare di squadra. Tutti insieme.