11/07/2025
📢 Ogni giorno, durante gli allenamenti di Taekwondo, noto qualcosa che dovrebbe far riflettere anche noi adulti. I ragazzi sono cambiati, sì, ma non per mancanza di talento: quello c’è. Quello che manca è la mentalità, la capacità di gestire la frustrazione, di restare quando le cose si fanno difficili. Tanti vogliono tutto subito: vincere senza errori, migliorare senza costanza, ottenere risultati senza la disciplina silenziosa del quotidiano. Quando scoprono che non basta indossare il dobok per sentirsi campioni, cercano un’altra strada, un altro sport, sperando che sia più facile. Ma anche lì si rendono conto che servono impegno e sacrificio. E allora ricominciano da capo, senza affrontare davvero la fatica.
🎮 Il problema non è lo sport. È il sacrificio che manca. O meglio: la capacità di accettarlo e trasformarlo in crescita. In questo, anche i videogiochi hanno un ruolo: offrono un’esperienza rapida e gratificante, dove si vince schiacciando un tasto, si ricomincia subito dopo un errore, e non c’è spazio per l’attesa, il sudore, la frustrazione costruttiva. Questo può creare un’idea distorta dello sport, dove la realtà – fatta di tempo, errori e ostacoli – appare meno gratificante della finzione.
Spesso si dà la colpa ai genitori: che proteggono troppo, che evitano ai figli ogni sforzo. Ma forse il punto è più profondo. Forse è una società intera ad aver smesso di dare valore al tempo, alla costruzione lenta, alla crescita che passa attraverso la fatica. E i nostri figli, senza colpe, ne sono lo specchio.
Tratta dal Web.
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