11/02/2026
⚔️Sull'impugnatura italiana⚔️
Nel nostro corso di spadino abbiamo deciso di utilizzare un'impugnatura che oggi - nella scherma sportiva - è una vera e propria rarità se non un reperto archeologico.
Stiamo parlando dell'impugnatura italiana, con la sua inconfondibile insieme di ma**co dritto, coccia, archetti di unione e vette trasversale (vedi foto).
Dal nome potremmo pensare che questo modello di spada rappresenti fedelmente quelle che avremmo potuto incontrare negli ultimi secoli nella nostra pen*sola, ma in realtà le cose non stanno esattamente così.
Quell'impugnatura infatti ha assunto la sua forma definitiva solo nell'ultimo quarto dell'Ottocento, ma prima di allora era solo una tra quelle in uso nella nostra pen*sola.
Esistevano, infatti, almeno tre modelli sorretti da altrettante scuole che su quei modelli si basavano e che quei modelli andavano perfezionando.
Il primo faceva riferimento alla scuola napoletana ed era un modello di importazione sp****la, con il già il nostro sistema di coccia, vette trasversale e archetti di unione (che abbiamo già visto) a garantire maggiori appigli per esercitare la forza sulle azioni e sui movimenti. A questi si aggiungeva ancora l'elsa (o guardamano), retaggio del tempo in cui la spada non agiva soltanto di punta.
La sua adozione era talmente antica da poter essere considerata semplicemente "italiana" da alcuni trattatisti (o da far risalire la sua adozione nientemeno che alle guerre puniche - come in De Scalzi, Scuola della spada, 1853).
Il secondo modello era quello importato della scuola francese: con un'impugnatura dritta e priva di vette e archetti (ma il ma**co era ancora dritto, a differenza della sua versione moderna). Questa permetteva un maggior controllo e una migliore agilità e ampiezza dei movimenti di mano permettendo - fra le altre cose - di arretrare sul pomo la presa sulla spada per guadagnare centimetri.
Il terzo modello fa riferimento alla scuola mezzo-italiana, di cui poi sarà esponente Radaelli e che si proponeva di utilizzare il meglio di entrambe.
L'impugnatura è dritta, con un solo anello che partiva dalla coccia e si saldava direttamente nel ma**co della spada; si tratta di un'innovazione coerente con quanto già descriveva Vandoni (Elementi della scherma, 1800, stampato a Milano), in opposizione all'impugnatura più propriamente napoletana: cioè che l'archetto sinistro "non fa del tutto di mestieri alla nostra, cosicché lo potremmo omettere".
Dopo l'unificazione il Ministero della Guerra decise di fondare una scuola unitaria a Roma, la commissione - che doveva decidere metodo e strumenti - scelse il fioretto (nome con cui venivano indicati i simulatori di spada) napoletano optando quindi per un modello più tradizionale e privo di influenze francesi (all'epoca pure politicamente scomode).
Il concorso sul metodo venne poi vinto da Parise nel 1884.