Karate (空手?) ([kaɽate], pronuncia italianizzata in caràte o caratè)[1] è un'arte marziale sviluppata nelle Isole Ryukyu, (oggi Okinawa), in Giappone. Fu sviluppato dai metodi di combattimento indigeni chiamati: te (手 letteralmente: "mano vuota"?) e dal kenpō cinese.[2][3][4] Prevede la difesa a mani n**e, senza l'ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa che prevede l'ausilio dell
e armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, K**a) è strettamente collegata alla pratica del Karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva (privato delle sua componente marziale e finalizzata ai risultati competitivi tipici dell'agonismo occidentale) e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato, studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina. LA STORIA DEL SANDA
Per chi ama il combattimento agonistico la parola d’ordine è SANDA. In Italia questa disciplina è conosciuta sotto il nome di SANDA, all’estero, in particolare negli USA, prende il nome di SANSHOU oppure CHINESE KICK BOXING. Pur apparendoci come una disciplina nuova, le sue origini si perdono nelle scuole cinesi, di arti marziali esistenti dalla notte dei tempi (700-211 a.c.), quando abili marzialisti si sfidavano sul LeiTai, una pedana di 8m.x8m. Due contendenti si confrontavano applicando le tecniche più efficaci apprese durante la pratica, con l'obiettivo di mettere KO l'avversario. Tutte le più efficaci tecniche di lotta e di presa venivano applicate insieme alle oggi più note tecniche di calcio, di pugno, di ginocchio, di gomito. I contendenti potevano combattere a mani n**e o con armi praticamente senza regole prefissate, insomma un combattimento completo dove ogni scuola poteva esprimersi secondo il proprio stile. LA STORIA DEL KUNG FU
L' arte del Kung-Fu ha origini antichissime e avvolte nella leggenda, per cui diventa difficile narrare la sua storia in quanto le notizie pervenuteci sono state tramandate oralmente. Alcune leggende fanno risalire nascita del Kung-fu ad oltre quattromila anni addietro, per opera di Huang Ti (Imperatore Giallo) che pare abbia creato una forma di combattimento che si chiamava Ch'in Yuhsi, che consisteva in una lotta a colpi di testa. Le prime notizie storiche relative alla nascita del Kung-Fu, risalgono alla dinastia Chou (1100-250 a.C.). Comunque è opinione comune che il creatore delle arti marziali sia stato il monaco indiano Bodhidharma (Da Mo in cinese), figlio di Sughanda, re della provincia di Madras. La culla delle arti marziali viene considerato il Monastero di Shaolin (Monastero della piccola foresta) che si trovava nella regione dello Henan, alle pendici del monte Songshan "il gigante che dorme" fatto costruire dall'Imperatore Xiao Wen nel 495 d.C. per ospitare il monaco indiano Batuo, affinché predicasse il Buddismo. arrivò a Shaolin un altro mistico indiano: Bodhidharma, il quale dopo aver servito il patriarca Prajnatara, suo Maestro, salpò, per Canton, dove avrebbe dovuto predicare il Buddismo e la leggenda narra che egli attraversò il Fiume Azzurro su di una canna di bambù; successivamente ritiratosi nel Monastero, trovando i monaci in una profonda prostrazione, cadde in uno stato di grande meditazione che lo portò a restare immobile per nove lunghi anni con lo sguardo rivolto verso una grotta. La meditazione alla quale si sottopose, gli fece acquisire il vero significato della sapienza portandolo all'elaborazione di una dottrina fisica associata ad un pensiero filosofico che, mediante tecniche di combattimento basate sugli atteggiamenti degli animali in situazioni di pericolo, rafforzavano e fortificavano lo spirito. Quindi, tornato al monastero, cominciò ad addestrare i monaci, anche per alleviare loro i problemi fisici derivati dalle lunghe ore di meditazione da seduti, Bodhidharma si basò sugli esercizi di Hua To, un famoso medico taoista che creò appunto degli esercizi di ginnastica basati su gli atteggiamenti di cinque animali: la tigre, la scimmia, l'orso, il cervo e la gru. Elaborando queste forme, egli creò un gruppo di esercizi chiamati "Sho Pa Lo Han", cioè "le diciotto tecniche dei discepoli di Buddha" dalle quali