02/01/2024
LA QUALITÀ DI UN MAESTRO
Tutte le discipline – del corpo e della mente – costituiscono un percorso di riscoperta e di autoconoscenza. D'altra parte non esiste disciplina marziale o tecnica meditativa che non comprenda tra i suoi strumenti fondamentali l'ascolto di sé: svuotando la mente, dirigendo l’attenzione sul corpo, sulla sua postura, il tono dei muscoli, il respiro...
Nelle arti marziali tradizionali tutto questo c'è, ed è sempre presente l'attitudine a cogliere la propria presenza fisica, lo spazio che si occupa, il tempo richiesto per realizzare il movimento, da soli o nell'interazione con l'«altro».
Migliorare la propriocezione, ascoltandosi "veramente" e "continuamente" è fondamentale per molti aspetti: in primo luogo perché così possiamo mettere in sintonia mente e corpo; quella mentale e quella fisica sono sfere intimamente connesse che si influenzano e si condizionano vicendevolmente: riuscendo ad armonizzarle, la mente si rasserena e il corpo abbandona tutte quelle tensioni inconsapevoli che disperdono inutilmente molte energie.
Sapersi ascoltare non significa soltanto arrivare a percepire, in maniera distinta e profonda, la propria corporeità fisica; significa anche “mettere un guardiano dinanzi alla porta delle proprie sensazioni”, abbassare il continuo chiacchiericcio della mente superficiale, arrivando a spegnerlo per attivare stati più profondi di autoconsapevolezza.
Da un punto di vista prettamente pratico, maturare questo genere di cosapevolezza significa, nell’ambito di una disciplina marziale, essere nelle condizioni di esprimersi sempre al meglio, da un lato con maggiore efficacia ed armoniosità, dall’altro con una miglior resa e un minor dispendio energetico.
Perché, più del vigore e della tecnica, è il livello di autoconoscenza che distingue un praticante modesto da un marzialista di alto livello.