10/06/2026
Ci siamo, da domani comincia il Mondiale 2026. Una kermesse unica, che per la prima si giocherà in 3 Paesi diversi (Messico, Canada e Stati Uniti), con ben 48 squadre ai blocchi di partenza per contendersi il sogno di una vita
Si ripartirà dalla cerimonia inaugurale (che in realtà saranno tre, una per ogni Paese ospitante), che si terrà allo stadio Azteca di Città del Messico, primo impianto della storia a dare il là ad un Mondiale per ben tre volte. È lo stadio di Pelé, di Maradona e del goal del secolo siglato all'Inghilterra, di quell'Italia-Germania 4-3 entrata di diritto nella storia di questo meraviglioso sport. E anche se oggi, per questioni commerciali, non si chiama più stadio Azteca ma “Estadio Ciudad de Mexico Banorte", per noi amanti del football sarà sempre tale.
Dicevamo, un Mondiale mai visto prima, con tantissime stelle. Sarà con ogni probabilità the last dance di Cristiano Ronaldo e Leo Messi, le due stelle più brillanti del firmamento calcistico. Un ultimo ballo per questi due alieni che negli ultimi 20 anni ci hanno fatto innamorare, gioire, dividere ed esultare come pochi altri prima nella storia. E se ogni epoca ha il suo fenomeno, noi siamo stati fortunati ad averne due: godiamoceli, uno contro l'altro, per un'ultima grande manifestazione,
A onor del vero, anche Neymar e Modrić, per motivi differenti, saluteranno per sempre. Insieme a loro, anche Manuel Neuer, richiamato quasi a sorpresa da Nagelsmann a difendere i pali della Germania.
E, alle loro spalle, tanti grandissimi calciatori proveranno a rompere la loro egemonia e a spodestarli definitivamente, in stile Trono di Spade. Le prodezze di Yamal, un Mbappé in cerca di gloria, il Pallone d'Oro in carica Dembélé, il super talento di Olise, il goleador Harry Kane, un Vinicius Jr. che ritrova Carletto Ancelotti, i centrocampisti da sogno del Portogallo (Vitinha, João Neves e Bruno Fernandes). Ma anche il ragno Julián Álvarez, Musiala, Nico Paz, Wirtz, Arda Guler, Yıldız, Mora e tanti, tantissimi altri in rampa di lancio.
Alcuni cercano la consacrazione, altri l'ultimo grande trionfo. Da domani, come sempre, parlerà il campo.
Viva el futbol.
GIUSEPPE PASTORE