10/09/2026
Comunicato Stampa
Messaggio del Vescovo per il nuovo anno scolastico
Monsignor Giuseppe Giudice: «Ci educhiamo a bandire la violenza, cattiva maestra dei
nostri giorni malati»
È intitolato «Scuola: una palestra per la vita» il messaggio che monsignor Giuseppe Giudice rivolge
alla comunità scolastica in occasione dell’inizio del nuovo anno 2026-2027. Il vescovo di Nocera
Inferiore-Sarno, delegato della Conferenza episcopale campana per l’Educazione cattolica, la Scuola,
l’Università, la Cultura e l’IRC e membro della commissione episcopale per l’Educazione cattolica,
la Scuola e l’Università della CEI, apre il testo con la poesia Compito in classe di Jacques Prévert
invitando a tenere insieme responsabilità e capacità di sognare.
Di seguito la poesia di Jacques Prevert e il testo integrale del messaggio di monsignor Giuseppe
Giudice al mondo della scuola.
COMPITO IN CLASSE
Due e due quattro
quattro e quattro otto
otto e otto fanno sedici…
Ripetete! dice il maestro.
Due e due quattro
quattro e quattro otto
otto e otto fanno sedici
Ma ecco l'uc***lo-lira
che passa nel cielo
il bambino lo vede
il bambino l'ascolta
il bambino lo chiama:
Salvami
gioca con me
uc***lo!
Allora l'uc***lo discende
e gioca con il bambino
Due e due quattro…
Ripetete! dice il maestro
e gioca il bambino
e l'uc***lo gioca con lui…
Quattro e quattro otto
otto e otto fan sedici
e sedici e sedici che fanno?
Niente fanno sedici e sedici
e soprattutto non fanno trentadue
in ogni modo se ne vanno.
E gioca l'uc***lo-lira
e il bambino canta
e il professore grida:
Quando finirete di fare i pagliacci!
Ma tutti gli altri bambini ascoltano la musica
e i muri della classe tranquillamente crollano
E i vetri diventano sabbia
l'inchiostro ritorna acqua
i banchi ritornano alberi
il gesso ridiventa scoglio
la penna ridiventa uc***lo.
J. Prevert, Compito in classe, dalla Raccolta Paroles, 1945
Carissimi,
all’inizio del nuovo Anno Scolastico 2026-2027, offro a tutti un gustoso e famoso testo di
Jacques Prevert “Compito in classe”.
È un invito, per tutti gli Operatori della Scuola, ma specialmente per gli alunni di ogni ordine e
grado, a coniugare con responsabilità l’impegno quotidiano, a volte faticoso, e la capacità di sognare
e di uscire dall’aula, e dalla fatica dell’impegno, affidandoci alle ali della fantasia, per alleggerire il
peso quotidiano e per non rimanere prigionieri dell’attimo fuggente.
Che la scuola, uscendo dalla burocratizzazione e dalle sabbie mobili, ridiventi per tutti, docenti e
discenti, una vera palestra di autentica socialità, borgo culturale, laboratorio di scienza e coscienza,
giusto spazio di addestramento e non di parcheggio, campo-base da cui partire, ben attrezzati, per
il grande pellegrinaggio della vita, che promuoverà o boccerà a suo tempo, con esami non sempre
facili.
E, soprattutto, sia luogo dove, con gesti e parole, ci educhiamo a bandire la violenza, cattiva maestra
dei nostri giorni malati.
Ascoltare, imparare, ripetere, approfondire, rispettare, aprire gli orizzonti, affinare il pensiero,
coltivare l’intelligenza artigianale, crescere come cittadini, vivere relazioni autentiche e sincere,
aspettare ed aiutare chi resta indietro, evitare il podio prima della gara, esercitare la memoria per
avere scorte nei tempi di carestia, ristabilire il patto educativo, siano i verbi che accompagnano il
nascente Anno Scolastico, tappa importante del percorso esistenziale per diventare «pittori della
propria vita» (S. Gregorio di Nissa).
Buon Anno Scolastico 2026-27!
A tutti la benedizione del Vescovo.