07/06/2025
ANDREA PINASCO
Uno dei motivi per cui ho deciso di vendere l'azienda è stata la disaffezione dei giovani al mondo della Vespa e dei motori.
Mentre negli anni '70 e '80 il mio Stand era letteralmente assediato da ragazzi sotto i vent'anni, nei '90 i ragazzi avevano scoperto Internet e passavano la giornata di fronte al computer.
Pensavo quindi che la bella storia delle trasformazioni, che ci aveva permesso di divertirci con quello che avevamo e insegnato un po di meccanica fosse irreparabilmente finita.
La mia fantasia, se pure fiorente, non mi faceva immaginare che sarebbe venuto un giorno dove i kit si sarebbero venduti ai pensionati. Dove a rimanere in garage la sera e qualche volta la notte sarebbero stati non più i figli e i nipoti ma i nonni. Che gli stessi, non più scrivendo alla mia Consulenza, ma ora cercando su Google si sarebbero eruditi su tutti i modi di spremere la Vespetta.
Invece è accaduto ed è la realtà dei giorni nostri, l'amico Carlo che mi ha intervistato Sabato scorso ha 65 anni, 7 Vespa delle quali la sua preferita è talmente truccata che non l'ha usata per ve**re da Genova a Varazze (40 km.) forse per timore che si surriscaldasse.
Quando nel 2012 ho presentato il mio primo libro “quelli delle Vespa truccate” ho detto :
“In quegli anni, come tutti i giovani, sognavamo un mondo migliore. Una realtà diversa, con più opportunità e meno limiti per tutti. In parte ci siamo riusciti in parte abbiamo fallito. Ma la Vespa, quella si, l’abbiamo fatta andare più forte.”
Questo lo capivo, ma oggi mi è difficile comprendere cosa esprimono quelli della mia età che truccano il motorino.
Forse è sopratutto nostalgia, nostalgia per un tempo dove si era felici con poco, dove c'era sempre qualche amico disposto a sporcarsi le mani con noi, un tempo dove la ribellione e la voglia di cambiare le cose avevano ancora un senso.
Forse nel truccare la Vespa, vorremmo, anche dare un messaggio ai nostri nipoti che tanto amiamo, vorremo mostrargli, senza essere invadenti o noiosi, con un esempio, come ci si può appassionare ancora nel lavoro, come può essere ancora bello usare le mani e l'ingegno, come ci sia ancora spazio per cambiare qualcosa in meglio, quando si è disposti a comprendere e a impegnarsi.
Timidamente, senza insistere, restiamo nel nostro angolo a mo***re e smo***re con le mani nere. Senza darlo a vedere, ci sorride il cuore quando un ragazzo si incuriosisce e ci osserva.
Siamo fatti così noi “nonni dei fiori”.