25/01/2025
Una mano segue l'altra: Il concetto di continuità d'azione
Uno dei Maestri che stimo di più dice sempre:
"Un princìpio è tale solo se è universale".
Sarà anche per questo che ogni volta che sento o vedo qualcosa nella mia testa si palesano subito collegamenti, similitudini, sovrapposizioni con altri ambiti e situazioni, magari distanti o addirittura appartenenti a materie apparentemente diverse.
Come guardando il film "Prizefighter" del 2022 in cui Russel Crowe, nel ruolo del nonno di un Jem Belcher bambino, dice al nipote: "L'uomo che tira pugni usando entrambe le mani è quello che alla fine vincerà".
Sempre Crowe ripete più volte nel film la frase "guida" del suo approccio pugilistico: "Una mano segue l'altra".
Queste battute mi hanno riportato alla mente diverse riflessioni del passato.
Belcher (1781-1811) fu campione d'Inghilterra di pugilato tra il 1800 e il 1805 ed è riconosciuto come il primo ad usare l'"uno-due" ( guardia sinistra: diretto sinistro subito seguito dal diretto destro) come combo codificata in un ambiente in cui erano comuni colpi isolati e caricati. Le frasi del film servono proprio a sottolineare questa notizia storica e ad attribuirla ad un insegnamento del nonno.
Sebbene in modo embrionale ed approssimativo i concetti tattici di cui parla l'attore australiano nel film sono la "continuità d'azione" (mantenere l'iniziativa offensiva senza pause o buchi in cui l'avversario possa reagire) messa in opera anche, ma non solo, dalle due braccia che lavorano di concerto (in modo che una crei i presupposti per l'azione dell' altra).
Questo mi ha portato a pensare al mio campione preferito del Pugilismo britannico: il mitico Daniel Mendoza (1764-1836), citato tra l'altro nel film come avversario del nuovo maestro di Belcher dopo la morte del nonno.
Mendoza fu l"inventore dello stile detto "ebraico" o "scuola Mendoza" che lui definiva "stile scientifico" nel suo libro "The art of boxing" (1789).
La sua boxe si basava, visto anche il fisico minuto rispetto gli avversari, in un grande lavoro di Footwork per creare angoli (uscite laterali), nell' attenzione alla difesa (prima regola: non prenderle), in una posizione del busto frontale per poter usare entrambe le braccia con lo stesso range ("una mano segue l'altra" più rapidamente), sull'uso di veloci diretti come pure nel difendere ed attaccare con lo stesso braccio per una maggiore rapidità di risposta.
Il collegamento tra i concetti espressi dai due pugilisti, rivoluzionari per l'epoca, mi hanno immediatamente fatto ve**re alla mente un altro Maestro ed un Pugilismo non proprio anglosassoni: il Ving Tsun Kuen Hok (VT) di Wong Shun Leung (1935-1997).
Anch'egli definiva il suo approccio al Pugilismo ("Kuen") "scientifico" ("Hok").
Il concetto della guardia ""squadrata" per poter usare entrambe le braccia altro non è che il famoso "Ching Ying" ("fronteggiare") del VT: lo stare frontali con anche e spalle rispetto l'avversario, ideale nella corta distanza. Anche ricerca degli angoli e il necessario Footwork, la difesa e attacco contemporanei, i colpi diretti veloci ed in sequenza sono tutti elementi comuni allo stile Mendoza e a quello di Wong.
La mano che segue l'altra di Belcher e l'uso combinato di entrambe sono il cardine dell' impostazione tattica del VT, espressa nell'idea dei "pugni a catena" ("Lin Wan Kuen").
Questo termine non indica una serie di veloci diretti "a bicicletta" come pensa la vulgata (cosa ovviamente poco efficiente ed efficace in qualsiasi ambito) ma introduce il concetto di lavoro coordinato tra le due braccia in cui quella che ha appena terminato il colpo abbassa, devia, ostruisce o blocca la guardia avversaria per destabilizzare e/o fare spazio al colpo successivo. Questo esercizio è dunque solo un primo approccio coordinativo in cui il corretto timing ed automatismi vengono introdotti per poi venir ampliati e lavorati in modi sempre più specifici e realistici con altri allenamenti e strumenti.
Una mano segue l'altra...ma entrambe fanno la loro parte, perché l'altra non si limita a "seguire" ma, nel caso di Wong, il braccio "scarico" continua ad essere attivo e partecipe all'azione invece di limitarsi a tornare in guardia.
Un bel ampliamento concettuale rispetto al semplice "uno-due" di Belcher.
Il concetto di continuità dell' azione, del lavoro a due mani e dell' uso tattico del braccio "scarico" ( cioè semi o completamente disteso, per aver appena finito la traiettoria di un colpo o per impostazione di una guardia) hanno molte implicazioni ed applicazioni nel solco delle idee di Belcher, Mendoza e Wong.
Qualche esempio:
• Il braccio avanzato disteso, noto oggi nello stile "Sovietico" di Boxe moderna o nel "Man Sao" ("mano/braccio che cerca/chiede") del Ving Tsun, è usato per tenere la distanza, creare sbarramenti alle traiettorie avversarie, intercettare, ostruire la visuale, prendere la distanza, cercare il contatto, ostruire o sbarrare, difendere e ripartire subito in attacco, ecc. . Mentre il braccio posteriore tenuto centrale ( come nella BKB e nel Wu Sao "mano/braccio che difende" del VT) è pronto per un colpo più pesante, difendere la linea centrale, muoversi a coprire dove necessario e supportare l'azione del braccio anteriore in ogni modalità che serva.
• Il braccio scarico può anche diventare un bloccaggio/ostruzione sul corpo o l'arto dell'avversario con l'avambraccio ("Lan Sao", mano/braccio che sbarra). L'ampia superficie dell' avambraccio permette più agevolmente di bloccare, deviare, spingere momentaneamente senza impegnarsi in una presa con la mano, lasciando così liberi di disimpegnarsi e colpire, anche con lo stesso braccio che lo effettua, in ogni momento e in modo repentino. Si mette così l'avversario in disagio tattico e si crea una finestra temporale in cui agire dando continuità all'azione, senza pause, con il massimo rendimento e un buon rapporto rischio/risultato.
• Quando l'avversario schivi un colpo diretto, invece di richiamarlo semplicemente e cercare altre soluzioni, si può continuare l'azione andando a cercare il contatto direttamente con la mano o il braccio che è andato a vuoto, (creando uno sbarramento, spingendo o tirando). È così possibile destabilizzarlo prima che contrattacchi e guadagnare quel tanto di tempo che basta per ribadire con un attacco con l'altro braccio, con le ginocchia o addirittura un calcio se la situazione lo permette.
• Se l'attacco è invece bloccato o assorbito lo si può seguire repentinamente trasformando il braccio in una ostruzione (arrivando a contatto ) o sbarramento (copre una linea di attacco senza contatto) mentre si prende un angolo favorevole o si attacca di nuovo.
• Il "non richiamo" completo del braccio che ha appena colpito o difeso è un "trucco" usato in vari Pugilismi (visto personalmente in realtà giapponesi, cinesi, burmensi) per non perdere lo "spazio guadagnato" entrando nella zona di ingaggio in maniera attiva e si presta a diversi scopi: dare tempo e copertura per un ulteriore spostamento, impedire all' avversario di chiudere la distanza, distrarlo dall' azione seguente dell'altro braccio, cercare il contatto per fare altro, colpire con lo stesso braccio ora in una posizione vantaggiosa, ecc.. Tutte situazioni che creano continuità d'azione e permettono di "guadagnare tempo".
Inoltre sfrutta (o cerca di sfruttare ) due reazioni umane incontrollabili, sempre in ottica di ritardare l'azione avversaria: gli effetti "congelamento" e "amnesia".
Per congelamento si intende il ritardo di risposta creato dalla necessità del cervello di elaborare uno stimolo tattile imprevisto e/o non anticipato dalla visione. Ad esempio ti**re un braccio avversario e appoggiarlo sul proprio petto o toccarlo in un punto per poi ripartire con un attacco con lo stesso braccio sfrutta questo effetto. Parliamo di frazioni di secondo ma che nella dinamica del pieno dell' azione fanno la differenza per aprire la strada ad un colpo a segno ed ai successivi. L'effetto amnesia è quello che sfrutta il fatto che ci si aspetti, dopo un colpo o un'azione di un braccio, che l'azione successiva arrivi dall'altro braccio o da un altro pericolo. Le applicazioni sono diverse, la più conosciuta è il jab doppiato: il braccio che ha appena colpito non viene ritirato del tutto e resta vicino al bersaglio, "dimenticato" dall' avversario, e riparte subito. Anche in un controllo (ostruzione) con l'avambraccio a contatto l'avversario tenderà a temere il braccio libero, "scordandosi" il braccio in "Lan Sao" che invece può partire all' attacco repentinamente appena possibile. Oppure ancora il braccio che ha appena deviato un attacco avversario viene considerato in difesa e il focus avversario sarà sull'altro, mentre invece si riparte subito con lo stesso ( Mendoza docet) tipo le canoniche azioni Pak Sao-pugno o Jam Sao-pugno con lo stesso braccio, bagaglio standard di ogni praticante di VT. E molte altre possibiltà ed applicazioni.
Quanto appena descritto e molto altro è possibile solo per pugilatori che seguano un allenamento specifico: non si tratta di combo e tattiche "istintive" quindi senza una preparazione specifica che vada dal vuoto fino allo sparring, passando per tutti i drills e punti intermedi, possono risultare più pericolose che utili.
È necessario sviluppare la coordinazione tra le braccia, tra braccia e Footwork, l'uso del gomito come fulcro dei movimenti del braccio ( più precisione, leva vantaggiosa, migliore connessione corpo-braccio, ecc...), il timing corretto delle azioni, la capacità di generare forza in azioni distinte ma simultanee, il sapersi angolare o "tagliare l'asse di combattimento" a seconda della situazione, ecc. ecc. .
Carenze in qualsiasi punto del percorso saranno subito evidenti e costringeranno a soluzioni alternative, cosa che spiega la difficoltà nel vedere pugilatori che adoperino con profitto continuità d'azione, lavori a due mani o azioni di manipolazione della guardia/struttura anche quando la loro disciplina lo preveda: la scelta di un maestro competente è sempre il primo passo per qualsiasi destinazione che non sia una "br**ta kick boxing".