11/06/2026
Leggere parole come queste ci riempie di orgoglio. Perché raccontano qualcosa che va oltre una partita e oltre un risultato.
Raccontano un territorio che troppo spesso viene considerato periferia e che invece, con lavoro, sacrificio e passione, riesce a portare sul parquet della Serie A un'intera comunità. Raccontano una famiglia, tanti imprenditori, centinaia di tifosi, bambini che sognano, volontari, sponsor, collaboratori e chiunque abbia scelto di credere in un progetto nato quasi per gioco e diventato una realtà nazionale.
Martedì sera abbiamo vinto una sfida, non raggiunto il traguardo. Ma la vittoria più grande è vedere un palazzetto pieno, vivere emozioni autentiche e dimostrare che anche da un'area interna del Sud si possono costruire storie da Serie A. Perché la Serie A non è una questione di numeri o di abitanti. È una questione di visione, lavoro e appartenenza.
Grazie per aver raccontato tutto questo con la sensibilità di chi sa vedere nello sport qualcosa che va oltre il risultato.
Noi continueremo a sognare con la speranza che qualcuno si accorga che questo sogno merita di essere vissuto insieme.
QUANDO LA SERIE A E' UNO STATO D'ANIMO.
La struttura, quella indoor, è da serie A. Tralascio l'abbandono del campo di calcio e della pista e dell'eterna foresteria da milioni di euro ancora non terminata. E tralascio anche l'abbandono del contorno. Ma la struttura indoor, quella in parquet, è da serie A. Da playoff di serie A. Lo sport è il futsal, il calcio a cinque. Una cittadina di 10mila anime da qualche anno gioca nella massima serie. E stavolta sfida il Napoli per la prima volta nei playoff scudetto. Ah, anche le emozioni sono da serie A.
Palazzetto gremito. Musica a palla - il deejay è Zampa -, carabinieri per attendere gli ultra ospiti, le telecamere nazionali puntano gli obiettivi su un parquet che meriterebbe di essere grande palcoscenico sempre, giocatori di livello internazionale che si sfidano. Guilhermao è un colosso di una squadra, quella di Napoli, che investe, e tanto. Sala Consilina prova a giocare di squadra, figlia di imprenditori della zona che prima per gioco, poi per passione e infine quasi per propulsione, hanno creato questa squadra, una squadra da serie A in un'area interna troppo spesso considerata di serie inferiore. De Gennaro, il portiere partenopeo è un gatto, la sfida è vibrante, volano colpi proibiti e si arriva - non voglio proporre la cronaca della partita - ai rigori. Ho la fortuna, per questioni di lavoro - di guardare il tutto alle spalle della porta prescelta. Il palazzetto si riempie di ansia, emozioni, tensione. Qualche insulto, i carabinieri senza patemi controllano eventuali discussioni "tiforesche", gli occhi che puntano sul dischetto, sulla danza dei portieri, sulle bordate dei calcettisti, sulla rete che si gonfia fino a quando, l'eroe inaspettato della partita, Lo Conte, portiere chiamato solo per la "lotteria dei rigori", alza il muro due volte e fa vincere la prima partita di playoff scudetto a una squadra di una cittadina di poche migliaia di anime contro il capoluogo campano in quello che sempre derby è.
Ora, perché ho scritto questo testo. Per varie ragioni. Le emozioni regalate dallo sport ispirano sempre la penna, nato io come giornalista sportivo. Poi lo sport dal vivo, dal livello più basso a quello massimo della serie A, è sempre un brivido per la mia pelle. E ancora anche i bambini che hanno giocato a fine partita sul nobile parquet fanno bene sperare per il futuro. Infine, motivo più importante di tale scritto: non è vero che qui, al sud, qui in un'area interna, non si possano creare realtà da serie A, si può e si deve. E ci si riesce.