01/12/2019
Quando mi chiedono cosa ci vuole per diventare un’atleta, per fare quel salto tra le garette della domenica e una vita fatta di ore in palestra, la risposta classica e scontata è: la Voglia. Eppure, più divento grande più penso che una parte enorme e fondamentale di tutto questo grande processo che mi ha portata a ‘fare a schiaffi’ un po’ in giro per il mondo siano stati i miei Genitori. E no, non è perché eravamo in 5 (ora 7) con un bagno come dico di solito, ma piuttosto per il fatto che hanno avuto un sacco di coraggio.
Sì, hanno avuto un sacco di coraggio nel crescermi (o crescerci) mettendo davanti a tutto la nostra volontà e felicità, perché MAI una volta mi hanno detto un NO. Ovvio, c’erano delle condizioni, come giusto che fosse. Ma era sempre Sì.
Sì, quando chiedevo di fare una gara.
Sì, quando avevo bisogno di quel kimono di qualità un po’ più alta.
Sì, addirittura quando gli ho chiesto di credere in me, che un giorno avrei partecipato al ‘Torneo Mondiale di Arti Marziali’ che ho scoperto non essere proprio come quello di Dragonball, ma poco importa.
Sì, quando gli allenamenti hanno iniziato a diventare 3, poi 4, poi 5 e poi 6 e poi 7 e poi: ‘adesso che hai la patente finalmente mi riposo’
Sì, quando mio padre dopo 15 ore di lavoro in campagna prendeva la macchina e si faceva 60 kilometri per venirmi a prendere.
Sì, quando i soldi non c’erano ma c’era una gara da fare per forza, e in qualche modo ce l’hanno sempre fatta.
Sì quando il weekend della Coppa Italia c’erano anche i Giochi Matematici della Bocconi dove mi ero classificata fra i primi quindici, ma hanno permesso a me di scegliere verso cosa puntare la freccia del mio futuro.
Sì, quando sono diventata 40kg in 1,67cm e mi hanno fatto ricominciare da capo in un’altra palestra.
Sì, quando c’era da organizzare un viaggio e prendere i biglietti e poi ‘ti prego papà vieni con me’
Sì, tutte le volte che sono entrata in ospedale in lacrime, e poi sono uscita, e poi sono rientrata e so perfettamente che un pezzo del loro cuore si è spezzato ogni volta. (Come anche un po’ della loro salute mentale mi viene da dire).
Sì, quando ‘mamma io mangio la pasta pesata’ e poi ‘questo condimento non lo posso mangiare’ e ancora ‘papà pesami la carne però’ e dopo tutta questa rottura decido di farmi del latte perché sono troppo stanca anche per masticare.
Sì, quando ancora con due tutori mi portavano in palestra, in questo tacito accordo di ‘basta che non ti veda fare cose che non puoi fare,basta che tu abbia i tutori quando vado e quando torno’.
Sì, perché mi hanno fatto scegliere una scuola che si adattasse al mio sport, e non mi hanno mai costretta a fare il contrario (sempre con la media almeno dell’8 però 😂)
Sì, per tutte quelle assenze che mi hanno firmato i giorni in cui ero proprio spaccata ammerda e non ce la facevo più.
Sì, quando in tutte le trasferte ho avuto Papà a fare il tifo, in disparte come piace a lui, ma nel punto giusto per incrociare i miei occhi all’uscita dalla Warm Up.
Sì, quando la mamma per logistica era a casa coi bimbi a insultare lo streaming, e ancora più Sì, quando la mamma è in palazzetto e invece dello streaming insulta... vabbè un po’ tutti ma quella è l’ansia.
E chissà in quanti gli hanno detto che erano pazzi, che stavano sbagliando tutto e che se ne sarebbero pentiti.
Non giro su una Ferrari, faccio uno sport un po’ da poveri e non vi regalerò mai la villa con piscina.
Ma se sono la persona che sono oggi, se sono felice e così determinata è perché ho avuto due genitori coi controcazzi che mi vogliono un bene enorme, nel modo esatto in cui ne ho bisogno.
Grazie Mamma e Papà, non sarei niente senza di voi.
Simona Schiavina Toto Farnè