AIKIDO arte marziale giapponese, fondata dal maestro Ueschiba Morihei
Il nome Aikido è formato da tre caratteri sino-giapponesi:
AI significa armonia e nel contempo anche “congiungimento” e “unione”;
KI nei caratteri della scrittura Kanji, raffigura il “vapore che sale dal riso in cottura”. Significa “spirito” inteso come “spiritus”, cioè soffio vitale, “energia vitale. Il riso, nella tradizion
e giapponese rappresenta il fondamento della nutrizione e quindi l’elemento del sostentamento in vita ed il vapore rappresenta l’energia sotto forma eterea e quindi quella particolare energia cosmica che spira ed aleggia in natura e che per l’uomo è vitale. Il “ki” è dunque anche l’energia cosmica che sostiene ogni cosa. L’essere umano è vivo finché è percorso dal ”ki” e lo veicola scambiandolo con la natura circostante: privato del “ki” l’essere umano cessa di vivere e fisicamente si dissolve;
DO significa letteralmente “ciò che conduce” nel senso di “disciplina” vista come percorso, “via”, “cammino” in senso non solo fisico ma anche spirituale. In sintesi (ai-ki-do) sta per disciplina che conduce all’unione ad all’armonia con l’energia vitale e lo spirito dell’universo. L’incontro con l’AIKIDO, avvenuto all’incirca due decenni fa, è stato illuminante e, così coinvolgente da diventare parte integrante della mia quotidianità, ho cercato di applicare l’aikido in ogni gesto, nei rapporti famigliari, in ambito lavorativo, in sintesi, nella vita, traendone sostanzialmente dei vantaggi. Dunque, se praticare questa arte mi ha dato così tanto, perché non cercare, per quanto possibile, di trasmettere e condividere l’AIKIDO con altri!!!!, da qui l’istituzione dell’ASD aikidovenezze affiliata al progetto AIKI ente promotore della pratica dell’aikido. Che cosa si propone il dojo aikidovenezze? la divulgazione della pratica nello spirito del fondatore Morihei Ueshiba seguendo la linea didattica del dojo hirakudo di padova che si rifà al maestro Tissier. Poche parole che comprendono una immensità di azioni e sensazioni raggiungibili solo con la costante pratica e con il giusto approccio. L’aikidovenezze apre le porte a chiunque voglia avvicinarsi e intraprendere un percorso che di fatto non pone limiti di crescita, in cui non ci sono medaglie da vincere o avversari da sconfiggere, dove si possono solo trovare compagni/amici di pratica con cui condividere un’attività che può divenire una compagna di vita. La linea didattica che seguiamo serve a dare una giusta impostazione all’applicazione delle tecniche nell’intento di ricercare la perfezione del movimento e, di quell’attimo in cui tutto assume un senso compiuto, quell’esatto momento in cui il prima ed il dopo rappresentano delle forzature. A chi è adatto L’Aikido:
A tutti, senza nessun limite di età sesso o credo. Una volta assodato l’interesse, da un punto di vista didattico e tecnico, ognuno, con i propri tempi, può ambire all’acquisizione delle necessarie conoscenze per compiere le tecniche previste. Diversamente, l’atteggiamento, che assume il praticante, nell’attuare le stesse, rappresenta quel valore aggiunto indispensabile per crescere compiutamente nella pratica. Dove per corretto atteggiamento si intende l’applicazione di quella componente marziale che deve accompagnare ogni movimento. Per chi è agli inizi, in cosa consiste la pratica dell’Aikido:
Vi porto questo esempio molto pratico;
E’ come imparare ad andare in bicicletta, con la sostanziale differenza che la bicicletta non si può comperare, bisogna prima costruirla. Qui entra in gioco la figura del “maestro” il quale è chiamato a trasmettere le proprie conoscenze, per rimanere sull’esempio, a fornire i singoli pezzi che compongono la bicicletta e dare le corrette istruzioni di montaggio. Bicicletta che con il tempo, la costante pratica e, il continuo scambio tra maestro/compagni sarà assemblata sulla base delle proprie caratteristiche. Costruito il mezzo si può iniziare ad imparare ad usarlo per intraprendere quella via “DO” che in armonia “AI” deve portare all’unione con tutto ciò che ha una energia “KI”, la scelta del percorso ed il modo con cui affrontarlo spetta poi al praticate. Comprenderete che l’Aikido riservi le proprie peculiarità solo dopo un percorso di medio lungo termine, nella quale ci si applica per imparare una forma, per poi liberarsene, solo all’ora saremmo sulla giusta strada per avvicinarsi a capirne le potenzialità. Nell’Aikido siamo chiamati a confrontarci e misurarci con noi stessi e i propri limiti (non potremo trovare avversario peggiore), per poi arrivare ad un certo punto della pratica nella quale si deve diventare maestri di se stessi. Colgo l’occasione per ringraziare i mie compagni di viaggio incontrati sul tatami:
il mio sen-sei Roberto, vero perfezionista della tecnica e cultore della disciplina, persona che ha messo l’Aikido assieme ai suoi affetti al centro della sua vita;
Paolo, con cui ho condiviso tutta la mia pratica, atleta mai domo, fosse per lui le lezioni non avrebbero mai fine;
Elena, donna dalla tempra e spirito che non ha uguali, la sua tecnica unisce eleganza ed efficacia un piacere praticare con lei, spiace solo saperla lontana. Andrea, con lui ho condiviso i primi passi, la preparazione e l’apprensione agli esami. La mia famiglia per il sostegno. Ci sono altre decine se non centinaia di persone con cui ho avuto modo di praticare, ad ognuna di loro un grazie per quanto ricevuto.