30/05/2026
Ore 16 di un giorno normale, un adolescente sfreccia sul marciapiede con un monopattino. Nella mano sinistra tiene un cellulare e non bada alla strada ed al passo carraio che affronta. Rischia di essere investito dalla mia auto e a fronte di una bella clacsonata e di una educata reprimenda, anziché chiedere scusa e riflettere sui propri errori e sul rischio di farsi e fare male a qualcuno, rintuzza, risponde (a uno che ha 30 anni più di lui), si atteggia (cultura maranza). Arriva all’insulto e poi alla minaccia di lanciare il monopattino contro l’auto. Afferma persino che suo padre è un carabiniere (che vergogna povero papa’). Mi fermo, rifletto sulla mia età, sulla mia istruzione, sul fatto che in auto ho mia moglie e mio figlio, che mi guarda ad esempio. Penso al mio (vero) tesserino dell’ANC e all’amore per l’Arma e per i suoi valori, penso alle tecniche marziali (e non solo) che potrei usare per “difendere” le mie ragioni davanti alla non cultura ed alla maleducazione. E decido a malincuore che la cosa migliore è fare tenkan. La battaglia è “persa”, non sono riuscito a educare il ragazzo. Lo lascio alla sua famiglia. Però sul tatami qualcosa di buono per il futuro lo stiamo facendo. Qualche speranza l’abbiamo. Cari genitori, non rinunciate al vostro ruolo di educatori, rischiate di abbandonare al mondo mine vaganti, in preda ad esempi sociali e mediatici pessimi, che ci catapulteranno in un inferno, in un mondo di violenza, prevaricazione ed ignoranza. Salviamo questo paese!