05/04/2020
“Durante il giro a Vallelunga la macchina e il pilota si comportavano così: all’altezza del traguardo si passa a 7000 giri in quinta marcia per arrivare al punto di staccata prima della curva Roma a 7200 giri; qui si opera una rapidissima scalata di due marce, con una forte frenata che fa ondeggiare un po’ tutta la vettura, rasentando il muretto che delimita sulla destra la pista; poi con un rapido movimento dello sterzo la vettura si inserisce in traiettoria in pieno appoggio. Il pedale del gas viene spinto inizialmente per metà e poi del tutto appena dopo il punto di corda; un leggero controsterzo evita che la deriva del ponte posteriore superi certi limiti e la curva è così compiuta a una velocità che non avremmo mai ritenuto possibile. Due leggeri avvallamenti posti in uscita ci insaccano letteralmente al sedile, consigliandoci di mantenere il corpo ben rigido, visto che le sollecitazioni sono veramente forti. Dopo la curva Roma si è a 8000 giri in terza, poi subito in quarta e prima della Esse siamo a 7600 giri; altro rapido tocco di freni, di nuovo terza e qui ci sembra che Giunti voglia distruggere le sospensioni; infatti punta deciso verso una buca profonda una ventina di centimetri e lunga qualche metro al bordo della prima piega a sinistra, ma con nostro estremo stupore non si avverte alcun rumore o sconquasso: ha ragione il pilota, non tenevamo conto che la ruota anteriore interna è sollevata da terra e quella posteriore è fuori asse per lo sbandamento verso l’esterno, quindi la buca è evitata; altrettanto avviene nella seconda piega dalla Esse verso destra. Quando poi la velocità di entrata è eccessiva, ci dice Giunti, è sufficiente mettere la vettura un po’ di traverso e controllarla in controsterzo. Tutto questo avviene sempre nella traiettoria più rigorosamente esatta e veloce: l’acceleratore, che per tutta la Esse viene mantenuto premuto, fa sì che si esca a 7200 giri in terza marcia, che viene tirata fino al tornantino. Qui ci stupisce la forte frenata, Giunti passa dalla terza alla seconda, ed è questo l’unico attimo in cui volendo gli si possono rivolgere due o tre parole data l’assenza del frastuono dello scarico. Molto lentamente viene percorsa la prima metà della curva, quando improvvisamente ci troviamo già sbalzati a metà del rettilineo seguente: evidentemente quella entrata lenta gli consente di impostare il tornante al meglio e di uscire con il motore ‘alle stelle’; seconda a 8000 giri, terza e si entra nella curva del Semaforo, con un’alleggerita dell’acceleratore ma sempre in terza. Prima della metà della curva il gas è di nuovo tutto aperto e ci porta a uscire con il caratteristico assetto che si è descritto rasentando il bordo esterno della pista. Un allungo di terza e si entra nella curva più impressionante, la Viterbo. Qui, in deriva molto accentuata, Giunti risolve praticamente tutta la curva già in entrata; dopo tre sobbalzi che sembrano sconquassare tutta la macchina e ci incastrano nel sedile, si sfiora la protezione interna della pista entrando in corsa alcuni metri prima del paletto che dovrebbe segnare il punto esatto di corda e, controllando la sbandata in controsterzo, si esce a forte velocità sfiorando il guard rail esterno, quindi dalla terza in quarta a 8000 giri e la quinta a 7200 sul rettilineo del traguardo. Ci sembra che oltre a essere noi ad andare in avanti sia la pista e tutto il resto che scorre indietro tanta è l’accelerazione e la brevissima durata di ogni marcia.
Nel corso di questa impressionante dimostrazione abbiamo fatto attenzione a quale fosse lo sforzo fisico, nervoso e di concentrazione del pilota. Ebbene il volto di Ignazio era in tutto simile a quello di una persona che assiste tranquillamente a una trasmissione televisiva; ci sembrava in totale relax, addirittura un po’ annoiato”
Romano Murri per la rivista Motor