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Back To The FOOtball Amo il Calcio ... Quello vero ... Quello di una Volta ...

Il Barça di Sandro Modeo, è un libro che usa il calcio come una lente d’ingrandimento per raccontare la cultura, la comp...
22/11/2025

Il Barça di Sandro Modeo, è un libro che usa il calcio come una lente d’ingrandimento per raccontare la cultura, la complessità e persino la filosofia del nostro tempo.
Non è una semplice monografia sportiva: è un testo “di frontiera”, dove la partita diventa pretesto per esplorare visioni, simboli, genealogie tattiche, percorsi culturali.
Lo capisci già dalle prime pagine, quando Modeo definisce l’analisi del Barça come:

«La frontiera più avanzata mai raggiunta dalla saggistica del football; l’analisi logica e grammaticale del Barcellona è inserita in un compendio sul calcio totale che fa scattare relè di memoria quasi commoventi.»

È questo il tono del libro: colto, emotivo, lucidissimo.
Un testo che ambisce non solo a spiegare ciò che accade in campo, ma perché ciò che accade rappresenti qualcosa di più ampio.

Senza mezzi termini, il Barça non è solo una squadra vincente. È un fenomeno estetico, politico e culturale. Che nasce da un’identità regionale precisa, quella catalana, intessuta di orgoglio e apertura, di rigore e sperimentazione...

«L’avanguardia culturale e calcistica del Barça è un’applicazione particolare di quella catalana: orgoglio autoctono e apertura selettiva.»

Ci mostra come la squadra sia stata, negli anni, la manifestazione sportiva di un intero ecosistema intellettuale.

Sottolinea come la figura di Johan Cruijff, con quella di Michels, sia stata centrale per la nascita del Barca moderno.
E proprio nel parlare del Barca di Guardiola, arriva a scomodare la meccanica quantistica ...

«…la meccanica quantistica che spiega il gioco del Barcellona è una metafora di straordinario fascino… non c’è niente di semplice in un gioco che include Maxwell ed esclude Ibrahimovic.»

Sottolineando come Pep, non si limita a muovere uomini e palloni, ma piega spazio e tempo ...

«La sua complessità polifonica – le voci tutte primarie e tutte gregarie dei giocatori – ruota intorno al principio guida di un gioco dalla seduttività e lievità femminili.»

Il Barça non è un monolite. È un’orchestra....

«Il calcio consiste precisamente nel creare spazi, non nel ridurli… la pressione va esercitata sul pallone, non sul giocatore.»

Non è un calcio che reagisce: è un calcio che anticipa.

Pep Guardiola ha sublimato un lavoro partito da molto lontano, ha fatto si che quellache sembrava un'utopia diventasse realtà per quattro anni consecutivi.

Per concludere, il Barça è un libro che va letto da chi ama il calcio, ma soprattutto da chi ama le storie che parlano di noi attraverso il calcio.
È una sinfonia di riferimenti culturali, genealogie tattiche, immagini poetiche e intuizioni filosofiche.
Resta perché ricorda una verità banale ma essenziale:
alcune squadre non appartengono allo sport, ma alla storia della cultura.
E il Barça di Guardiola, Michels e Cruijff — raccontato da un autore fine come Modeo — è una di queste.

Ricostruendo la genealogia che va da Jack Reynolds all’Ajax anni ’70, passando per Michels e Cruijff fino all’opera di G...
21/11/2025

Ricostruendo la genealogia che va da Jack Reynolds all’Ajax anni ’70, passando per Michels e Cruijff fino all’opera di Guardiola, Modeo definisce il Barça come:

«𝒖𝒏’𝒐𝒓𝒈𝒂𝒏𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒊 𝒇𝒂 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒏’𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒈𝒊𝒐𝒄𝒐»

Una frase che riassume bene la sensazione provata da milioni di spettatori nel guardare la squadra di Messi, Xavi, Iniesta, Busquets e Puyol: la percezione che il campo fosse diventato qualcos’altro. Un laboratorio, una sinfonia, un organismo vivente.
Modeo lo spiega con una metafora affascinante:
la “dimensione Barça” funziona come una fiaba nordica, «una topografia mobile e inafferrabile», un territorio che esiste a est del sole e a ovest della luna, dove realtà e immaginazione si sovrappongono. È in questo spazio quasi mitico che l’Olanda del ’74 e il Barça di Guardiola si incontrano: due rivoluzioni estetiche che non solo cambiano il modo di giocare, ma il modo di pensare il calcio.
Ma se per Modeo, l’Ajax era l’utopia degli anni ’70, figlia di un mondo che credeva nel futuro, il Barça di Guardiola è qualcosa di diverso: un’utopia che si è affermata nel pieno del disincanto contemporaneo, quando tutto sembrava remare nella direzione opposta.
Ed è per questo che milioni di persone — tifosi o neutrali — guardando quella squadra hanno sentito di credere di nuovo in qualcosa:
Che un altro calcio fosse possibile.
Che vincere non fosse l’unico fine.
Che dominare potesse essere un esercizio di armonia.
Ed è qui che Modeo ci dice la sua in maniera netta e definitiva: l’eredità del Barça, allora, non è un modulo, non è un possesso palla, non è una statistica.
È una visione.
È l’idea che il calcio possa diventare una forma di conoscenza, di estetica, di cultura.
«𝑰𝒍 𝑩𝒂𝒓𝒄̧𝒂 𝒆̀ 𝒍𝒂 𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒊𝒆𝒓𝒂 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒂𝒗𝒂𝒏𝒛𝒂𝒕𝒂 𝒎𝒂𝒊 𝒓𝒂𝒈𝒈𝒊𝒖𝒏𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒇𝒐𝒐𝒕𝒃𝒂𝒍𝒍.»
Per Modeo il Barça, non è uno stile di gioco, ma un’utopia calcistica che ha resistito al tempo, alle mode e persino al disincanto contemporaneo.

Figura iconica per la nascita del Barça come lo conosciamo oggi è stato sicuramente Johan Cruijff. Che Modeo ci racconta...
20/11/2025

Figura iconica per la nascita del Barça come lo conosciamo oggi è stato sicuramente Johan Cruijff. Che Modeo ci racconta nelle sue varie fasi da calciatore dell'Ajax e della Nazionale Orange, fino al passaggio al Barça dove segue il suo mentore, Rinus Michels, e attraverso un passaggio Modeo ci spiega il loro rapporto:

«𝑨𝒏𝒂𝒓𝒄𝒉𝒊𝒂 𝒆 𝒓𝒊𝒈𝒐𝒓𝒆, 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒆 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀: 𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒗𝒐𝒍𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒈𝒏𝒊𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒅𝒊 𝑴𝒊𝒄𝒉𝒆𝒍𝒔 𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒂-𝒔𝒊𝒏𝒕𝒂𝒔𝒔𝒊 𝒅𝒊 𝑪𝒓𝒖𝒊𝒋𝒇𝒇 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒗𝒆𝒓𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒖𝒏 𝒖𝒏𝒊𝒄𝒐 𝒍𝒖𝒐𝒈𝒐.»

Modeo lo definisce anche il “campo magnetico” che ha unito Ajax e Barça.

«𝑱𝒐𝒉𝒂𝒏 𝑪𝒓𝒖𝒊𝒋𝒇𝒇 𝒆̀ 𝒊𝒍 𝒑𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒎𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒂 𝑩𝒂𝒓𝒄𝒆𝒍𝒍𝒐𝒏𝒂 (𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒍𝒖𝒐𝒈𝒐) 𝒖𝒏 𝒗𝒆𝒏𝒕𝒆𝒏𝒏𝒊𝒐 (𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐) 𝒅𝒊 𝒄𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒄𝒂𝒍𝒄𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂.»

È stato il ponte vivente tra due rivoluzioni. Non ha solo giocato o allenato.
Ha riscritto il modo in cui pensiamo il gioco. Non allena uomini. Non allena moduli.
Allena idee. E le idee, quando sono forti, attirano tutto il resto.
In pratica, Cruijff non è stato solo un interprete del Calcio Totale,

«𝑪𝒓𝒖𝒊𝒋𝒇𝒇 𝒉𝒂 𝒅𝒊𝒑𝒊𝒏𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒑𝒑𝒆𝒍𝒍𝒂, 𝒆 𝒊 𝒔𝒖𝒐𝒊 𝒔𝒖𝒄𝒄𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒊 – 𝒍𝒖𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒐 – 𝒏𝒐𝒏 𝒇𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒎𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒏𝒂𝒓𝒍𝒂 𝒆 𝒓𝒆𝒔𝒕𝒂𝒖𝒓𝒂𝒓𝒍𝒂.»

Andando al Barça, prima da calciatore e poi da allenatore, non ha costruito una squadra. Ha costruito una cultura.
Ha introdotto principi estetici, strutturali, etici e tattici che vivono ancora oggi, dal Barça di Guardiola al Manchester City moderno.

Il Barça di Guardiola, al pari dell'Ajax di Rinus Michels, è stata la massima espressione di una filosofia che ha divers...
19/11/2025

Il Barça di Guardiola, al pari dell'Ajax di Rinus Michels, è stata la massima espressione di una filosofia che ha diversi "padri". Johan Cruijff e Michels sono stati l'anello di congiunzione tra i due club, ma le radici del Calcio Totale, come ci spiega Modeo in "Barça", partono da molto prima, e soprattutto, lontano dall'Olanda e dalla Catalogna. Bisogna affacciarsi nella Russia degli anni '50-'60, dove la Dinamo Kiev di Maslov utilizzava il pressing a tutto campo, gestendo lo spazio come prerogativa di un calcio "organico", e lo fa prima di Michels. E nel suo segno, Valerij Lobanovskij implementerà concetti che Maslov aveva iniziato a introdurre e ad applicare. Quindi è l'Est Europa che anticipa la complessità che Modeo mette al centro dell’evoluzione Barça. Inoltre Modeo ci ricorda come già negli anni '50 l'Ungheria applicava concetti che appartengono al Calcio Totale: la mancanza di ruoli fissi con Hidegkuti che fungeva da falso 9, centrocampo fluido e una difesa che partecipava alla costruzione. Sempre contemporaneamente all'Ajax della fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, anche in Cecoslovacchia c'era chi dava il suo contributo e applicava concetti da "totaalvoetbal": lo Spartak Trnava di Anton Malatinsky applicava un 4-2-4 dinamico, pressing a tutto campo, squadra cortissima e una prima forma di quello che col Barça di Guardiola identificheremo come tiki taka. La sua squadra è così moderna che Michels stesso, affrontandola, rimane colpito dalla somiglianza col calcio che sta sviluppando, stile che anticipa di vent'anni il modo in cui giocheranno Barça e Ajax. Inoltre Modeo ci ricorda che in Olanda fu proprio un allenatore austriaco a fare da ponte tra Est e Ovest Europeo: il suo Feyenoord vincerà la Coppa Campioni prima dell'Ajax di Michels, applicando concetti che appartengono al calcio totale, pressing, difesa alta, nessun ruolo fisso e costruzione dal basso. Insomma, Sandro Modeo ci dice che già alla fine degli anni '40 nell'Est Europa si privilegiava il sistema, e non l'individuo, veniva applicato il pressing come linguaggio collettivo, oltre a occupare lo spazio in maniera razionale, creando fluidità e sincronismi, concetti che poi vengono sublimati in arte dall'Olanda/Ajax di Michels e Cruijff, e che in Catalogna diventeranno cultura.

𝑳𝒂 𝑪𝒐𝒏𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 - Il Permesso che cambiò la storia. 🥇Estate 2008. Pep Guardiola ha appena preso in mano il Barcellona. È ...
18/11/2025

𝑳𝒂 𝑪𝒐𝒏𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 - Il Permesso che cambiò la storia. 🥇

Estate 2008. Pep Guardiola ha appena preso in mano il Barcellona. È il suo primo incarico da allenatore di una squadra top.
Leo Messi, il suo gioiello, è ai Giochi Olimpici di Pechino. Il club e il TAS gli intimano di rientrare. È la regola.

Ma Pep vede oltre.

Leggiamo insieme le parole di Paolo Condò, dalla prefazione del libro "Il Barca" di Sandro Modeo:

«Il dissidio tra club calcistici e il Comitato Olimpico Internazionale a proposito dei tre fuoriquota consentiti al torneo olimpico di calcio tocca il suo apice nei giorni immediatamente precedenti i Giochi di Pechino, quando il Barcellona per Messi e lo Schalke 04 per Rafinha ottengono dal TAS un verdetto liberatorio dalle rispettive nazionali olimpiche. 𝔾𝕦𝕒𝕣𝕕𝕚𝕠𝕝𝕒, però, sa che quei Giochi sono molto importanti per l’immagine di Leo in patria; così, con una telefonata quasi paterna gli concede di sua iniziativa il permesso di restare in Cina, bypassando l’intimazione a rientrare del club.»

Un gesto semplice. Un atto rivoluzionario.

In quella telefonata, Guardiola non stava solo disobbedendo a un ordine. Stava scrivendo il primo capitolo di una nuova era.
Stava scegliendo la fiducia sulla paura, la lealtà sul controllo, la persona sul giocatore.

Quel "sì" regalò a Messi la medaglia d'oro con l'Argentina. Ma, molto più importante, costruì un legame di fiducia assoluta tra l'allenatore e il suo pupillo. Un patto che sarebbe diventato il motore della squadra più forte del mondo.

Pensarci oggi.
Quanti allenatori, sotto la pressione del primo incarico, avrebbero quel coraggio?
E, soprattutto, quale club al mondo darebbe così tanta carta bianca a un tecnico senza esperienza consolidata, sostenendolo in una decisione così controcorrente?

Solo il Barça.
Perché il Barça non compra semplicemente campioni. Crea un ecosistema. Crede ciecamente in quello che fa e, soprattutto, crede ciecamente negli uomini che FORMA.

Quella telefonata non fu una semplice concessione. Fu la prima, grande RIVOLUZIONE di un'epoca indimenticabile.

📚 Tratto da "Il Barca" di Sandro Modeo - Un libro che racconta tutti i segreti della squadra più forte del mondo.

👇 Secondo te, è stato il gesto più importante della carriera di Guardiola? Lo rifaresti al posto suo?

Come nasce il Barça di Guardiola?Dove affondano le radici di quella che, per molti, è stata la squadra più forte di tutt...
17/11/2025

Come nasce il Barça di Guardiola?
Dove affondano le radici di quella che, per molti, è stata la squadra più forte di tutti i tempi? ⚽🔥

Tutto inizia con un vero colpo di scena.
Appena nominato allenatore, Pep Guardiola pone un ultimatum alla dirigenza del Barcellona:

“Vendete Ronaldinho, Deco ed Eto’o… oppure non accetto l’incarico.”

Una richiesta f***e per un esordiente.
Ma non per Pep.
Per lui era la chiave per liberare Messi dall’ombra dei fuoriclasse in declino, e per costruire qualcosa di mai visto prima:
💥 la squadra più rivoluzionaria della storia del calcio moderno.

Questo aneddoto racconta molto su Guardiola, ma anche sul Barça stesso.
Un club che si fida di chi cresce nella Masia, che forma uomini prima ancora che calciatori.
Una società che non ha paura di affidare la prima squadra a un tecnico “di casa” e seguirlo anche nelle scelte più rischiose.

È così che nasce un’idea destinata a "cambiare" il calcio per sempre. 💙❤️

Dopo Tanto tempo provo a riprendere un progetto che ho abbandonato un po di tempo fa, abbandonato perchè non riuscivo pi...
13/11/2025

Dopo Tanto tempo provo a riprendere un progetto che ho abbandonato un po di tempo fa, abbandonato perchè non riuscivo più a trovare stimoli in quello che facevo. Parlare di calciatori o avvenimenti sportivi passati, è molto bello, si, ma ltrettan to complicato, sopratutto se vuoi rendere il tuo lavoro unico e speciale. In questo periodo di pausa, mi sono chiesto, come poter rinnovare la pagina, senza perderne comunque l'essenza. E la risposta l'ho avuta ieri, da un amico. Leggo tanti, ma davvero tanti libri sul tema calcio, ma non solo, allora perchè non provare a fare una Rubrica dove raccontare un Libro a Settimana, o meglio analizzare durante i 5 giorni lavorativi i 5 punti/aneddoti più interessanti di ogni Libro, per poi il Sabato fornire la "Mia" sul Libro. Ora però rimane un problema, tra i Tanti Libri, a chi dare l'Onore di essere il Primo ? Non è stato semplice, ma neanche tanto difficile. Quale è stato il Primo Libro, che mi ha dato davvero qualcosa di diverso ? Che mi ha fatto capire che in realtà di Calcio sapevo poco, nonostante quello che credevo. Si percè per esempio, siamo tutti convinti che il "Calcio Totale" nasca con Michels e il Suo Ajax, e che è da li che si parte per parlare di Calcio Totale. Ma in realtà non è proprio cosi. Anzi non è per niente cosi. Ma incredibilmente, non è l'unica cosa che mi ha dato questo libro, grazie a questo libro, ho avuto la Fortuna di incontrare tante Figure che non Conopscevo e grazie al Quale, ho poi approfondito, Una su tutti B.Clough. Comunque questo solo per annuciare che da Lunedi, questya pagina cambirà leggermente volto, sperando che possiate apprezzare il lavoro che ci sarà dietro, ma sopratutto, in caso questo accada, mi aiuterete a crescere e a rendere questo vecchio pogetto, una comunità dove il Calcio e la Cultura camminino a braccetto.

"Tutto accade in agosto con la morte improvvisa di Dani Jarque, avvenuta nel ritiro di Coverciano: l’Espanyol si trovava...
08/08/2024

"Tutto accade in agosto con la morte improvvisa di Dani Jarque, avvenuta nel ritiro di Coverciano: l’Espanyol si trovava in Italia per delle amichevoli, era reduce da una partita al San Paolo, contro il Napoli. Jarque aveva ventisei anni e da poco era diventato il capitano della squadra. È l’8 agosto 2009, i catalani il giorno dopo hanno in programma un’altra amichevole, questa volta con il Bologna, l’allenatore Mauricio Pochettino (l’attuale tecnico del Psg) concede alla squadra qualche ora di permesso, consiglia ai calciatori di fare un giro in centro a Firenze, di godersi un po’ di bellezza. Dani Jarque parla con il medico, il giocatore dice di non sentirsi bene e chiede qualcosa per il mal di testa. Pochettino si avvicina e gli dice che un caffè a Firenze lo avrebbe rimesso a posto, ma Jarque risponde di sentirsi troppo stanco, preferisce andare in camera a riposare. Qualche ora dopo, di sera, mentre è al telefono con la fidanzata, ha un arresto cardiaco. Sarà lei ad avvertire la società. La corsa in camera del medico della squadra, il dottor Cervera e degli altri, si rivelerà inutile. Il medico tenterà di rianimarlo con il defibrillatore, ma invano. E vano sarà anche l’arrivo dell’ambulanza. È troppo tardi, Dani il simbolo dell’Espanyol, in prima squadra da sette anni, non c’è più. I catalani sono in preda a uno sconforto profondo, la compagna, incinta di sette mesi, è naturalmente disperata. Fabio Quagliarella che lo aveva incontrato nel match a Napoli di qualche giorno prima dichiara: «Quando ho letto il messaggio sul telefonino sono rimasto senza parole. Chissà, magari se fosse andato a Firenze con i compagni di squadra, senza restare da solo, si sarebbe salvato». Da allora al minuto 21 di ogni partita i tifosi dell’Espanyol applaudono nel suo ricordo. Il 21 era il suo numero di maglia, che è stata ritirata."

15 anni fa moriva in maniera assurda Dani Jarque, capitano e cuore dell'altra squadra di Barcellona, l’Espanyol, l'amico che Andres Iniesta portò con se la sera più importante della sua vita, la sera in cui con un suo Goal regalò alla Spagna il suo primo titolo Mondiale, dopo quel Goal, togliendosi la maglia sulla Tshirt bianca c'era una scritta ...

Fonte:Andrea Iniesta, come una danza di Gianni Montieri

Ci eravamo sentiti pochi giorni prima, e tutto immaginavo, ma non quello che sarebbe successo da li a poco.Oggi sono 29 ...
25/04/2024

Ci eravamo sentiti pochi giorni prima, e tutto immaginavo, ma non quello che sarebbe successo da li a poco.
Oggi sono 29 anni che sei volato via, ricordo tutto di quella maledetta sera, tutto, compreso il sapore salato delle lacrime che mi hanno accompagnato per giorni.

“Nessuno muore finchè vive nel cuore di chi resta”

E qui Bro siamo in Tanti ad averti ancora nel nostro Cuore

La passione per il calcio nasce perchè ti capita di essere del 1972 e a 10 hai due amici coetanei, con i quali condividi le prime partite, se poi quelle partite erano quelle dell'Italia Mundial, allora immaginate quell'estate cosa poteva succedere ogni Mattina pomeriggio sera, mettendo insieme tre ragazzini e un pallone.
E' da allora che il sottoscritto si è innamorato del FOOTBALL. Di quei tre ragazzini, oggi due sono Uomini, l'altro, quello tecnicamente più dotato da 25 anni E' USCITO DAL CAMPO per diventare un Angelo.

Andrea Fortunato ci ha lasciati alle 20 del 25 aprile del 1995, nell’ospedale di Perugia, per una BRONCOPOLMONITE INTERSTIZIALE. Complicanza dell’ immunodepressione indotta dai Farmaci, che erano serviti per subire i Trapianti di Midollo Osseo, e che gli avevano permesso di Superare la Leucemia ... Però purtroppo il suo corpo indebolito e indifeso, non riusci a superare la broncopolmonite.
La Sua Carriera inizia a Como, da qui al Genoa,prestito e 25 presenze in B col Pisa, il ritorno a Genoa e il Goal al Milan nell’ultima Giornata, del Sogno Coronato di Vestire la Maglia della SUA Juve, del Debutto in Estonia in Nazionale il 22 Settembre del 1993,e del suo ultimo Goal alla Lazio il 12/12/93, ma tutte queste cose le troverete ovunque basta scrivere su Google "Andrea Fortunato" ...
Quello che non troverete è che ...
Andrea Aveva iniziato a giocare a Pallone molto presto, si vedeva da lontano già a 10 anni che aveva qualcosa in più, cosa non ve lo so dire, ma se uno a Dieci anni Tira di Sinistro e Destro, se corre e non si stanca mai, e quando gioca,anche con chi è più grande, sia anagraficamente che fisicamente, fa la differenza,vuol dire che qualcosa in più la ha per forza ... Andrea aveva una voglia di arrivare li dove è arrivato, che era talmente grande da onorare un impegno preso cn i Genitori, i quali, per mandarlo a Como, pretesero Voti alti ogni anno fino alla Maturità, altrimenti il Sogno si sarebbe interrotto, ma per Lui qst non rappresentava un Problema, per noi era una Botta vederlo partire a metà dell’estate, quando per noi arrivava il bello, ma lui era contento e Noi insieme a Lui. Non dimeticheró mai Luglio 1989, il primo anno da Pro, la partenza per il Ritiro, era stato pochi giorni in vacanza, lo accompagnammo al Pulmann che da Castellabate lo avrebbe portato a Salerno e poi in Ritiro con Como, nell’abbracciami e salutarmi mi regaló la sua Foto con la Maglia del Como, al che gli dissi: “Strunz!!! Ma che fai non me la firmi ?!?”.Quello è stato l’unico Autografo che mi ha firmato, e lo custodisco gelosamente, anche se le cose più belle di Andrea le conservo nel Mio Cuore da oltre 25 anni. Così come ricordo le ultime parole che ci siamo detti al telefono 2/3 giorni prima che lasciasse il campo: “Rerretta(era cosi che negli anni aveva storpiato il mio soprannome che da Chicco era diventato Rerretta,non chiedetemi come), tranquillo ci aspettano altre partite” . Bhe purtroppo quelle partite non le abbiamo mai potute fare. Nella sua ultima intervista Parla come la malattia gli abbia insegnato ad apprezzare anche le cose più semplici come una camminata, io invece mi Auguro solo che ovunque Lui sia ci sia un Campo di pallone e due amici che gli permettano di continuare a fare la cosa che Amava di più Giocare a Calcio

Qui le sua ultima intervista rilasciata a Repubblica e che sarebbe dovuta essere pubblicata a guarigione avvenuta, ma purtroppo sapppiamo tutti come è andata
.. Di Tremendo, a parte i periodi di grande crisi fisica, ci sono stati solo i primissimi momenti: dopo ho combattuto. Invece all’inizio è diverso: il giorno prima eri tra i sani, il giorno dopo passi tra i quasi Incurabili.Non si puó dire cosa si prova. Ti senti perduto e nello stesso tempo diventi Curioso, è una sensazione strana. Vuoi sapere ogni cosa della tua Malattia, ti interroghi sui sintomi,sulle cause, sulle possibili conseguenze. Sai che nn ti diranno tutto, provi a indovinare le bugie ma poi fingi di crederci, ti convinci che è meglio altrimenti impazzisci. Il momento che ricordo con più intensità di questi mesi è l’uscita dall’Ospedale a Perugia, dopo il secondo trapianto. Non mi pareva vero. Vedevo diverse tutte le Cose, mi parevano straordinarie, anche le più insignificanti. Non immaginavo quanto puó essere meravigliosa anche una semplice Camminata ...

Ciao Bro sono 25 anni e non passa ...
Domenico Marinelli

17 Febbraio 1991 ... Arena Garibaldi Pisa ... D10S scende in campo per la prima e  unica volta con la 9 ... Lascia la 10...
17/02/2024

17 Febbraio 1991 ... Arena Garibaldi Pisa ... D10S scende in campo per la prima e unica volta con la 9 ... Lascia la 10 a chi dà li a poco avrebbe dovuto prendere il suo posto, Gianfranco Zola, una vera e propria investitura ... Questa maglia unica fu scambiata con il difensore del Pisa Bosco, e che un collezionista si è aggiudicato all'asta anni dopo per 10000 euro ...


E' un nobile, così importante per il calcio rumeno, che è mancato solo vederlo giocare in sella ad un cavallo bianco.[.....
05/02/2024

E' un nobile, così importante per il calcio rumeno, che è mancato solo vederlo giocare in sella ad un cavallo bianco.[..] Ma i nobili comportano un inconveniente, vengono considerati insostituibili per i Loro compagni, che sono disposti anche a complicarsi la vita, pur didare loro la palla.[..] Durante l'Europeo del 2000, ha sferrato un calcione alla caviglia di Conte, urlato a un cameraman mentre rientrava negli spogliatoi dopo l'espulsione ... Nulla di buono insomma ... Ma se lo poteva permettere, visto che per vent'anni era stato un Meraviglia.

J.Valdano - Il sogno di futbolandia

Un giocatore sublime, tra i suoi soprannomi, "il Maradona dei Carpazzi", "Regele" (Re in Rumeno), ma il mio preferito è sempre stato "Gica". Quando era in giornata, e spesso lo era, diventava qualcosa di Magico, Ma quando non era in giornata, perdeva facilmente la trebisonda, come successo nell'episodio raccontato da Valdano, durante Euro 2000. Dove commette un fallo, davvero senza senso, su Conte, che costerà a lui l'espulsione, per doppia ammonizione, e a Conte il resto dell'Europeo.

Oggi Gheorghe "Gica" Hagi compie 59 anni

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San Giorgio A Cremano
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