10/05/2026
Tutto inizia quando tuo figlio inforca per la prima volta un paradenti: paura, incertezza, ansia.
Poi pian piano ti abitui, diventi resiliente e inizi a godere del gioco, dell'odore del campo, del tifo...della nuova famiglia in cui sei stata accolta.
Nel rugby si dice che la palla sia ovale per non sapere mai dove rimbalza, ma c’è una certezza che non muta mai: una mamma del rugby non cammina mai da sola.
Quando varchi il cancello del campo, accade una piccola magia. Il confine tra "mio" e "tuo" sbiadisce nel fango. In quel momento, non sei più soltanto la madre di un singolo giocatore; diventi custode di un’intera squadra.
Il rugby non è solo uno sport, è una forma di adozione collettiva: non tremi solo per il tuo ragazzo che entra in mischia, ma senti un tuffo al cuore per quel compagno che si rialza a fatica, la tua voce non grida un nome solo, ma conosce tutti i nomi di quel corpo unico vestito degli stessi colori.
C’è un legame invisibile che unisce le mamme sugli spalti. È la consapevolezza di far parte di una famiglia allargata, dove ogni ragazzo con quella maglia addosso diventa, per riflesso, sangue del tuo sangue.
Se uno segna, esultiamo insieme. Se uno cade, soffriamo insieme. Perché nel rugby il dolore si divide e la gioia si moltiplica.
Essere una mamma del rugby significa capire che il successo di tuo figlio dipende dal sostegno del suo compagno, e che quel compagno merita lo stesso amore, la stessa protezione e lo stesso orgoglio.
E allora buona Festa della Mamma a noi, Mamme del Rugby 🏉 ❤️
Fonte: Una delle nostre meravigliose mamme Jessica Ricci