Azato Ryu Karate Zevio

Azato Ryu Karate Zevio Studio del Karate stile Shotokan tradizionale, difesa personale e del ‘KI’ anche in forma olistica Nelle Arti Marziali la tecnica è come il cosmo: infinita!

Un buon Maestro di karate-do è colui che non si limita a curare la preparazione dei propri studenti ma se ne prende cura. Non vi sono limiti. Il Karate-Do non è uno sport, ma una disciplina che ti guida nel sentiero verso il lungo percorso della vita. Ci sono gruppi che dicono di fare corsi di karate. Noi non facciamo corsi. Facciamo Karate! Molti dicono di fare il karate per sentire l'energia.

Noi non lo diciamo. La ricerchiamo con i fatti! Molti dicono di fare karate 'tradizionale'. Noi cerchiamo di fare anche un Karate realmente efficace nel rispetto della tradizione Marziale. Una cosa è certa! Noi non facciamo un karate commerciale!...

QUESTO PER ANNI E' STATO LO SCOPO DI INTENTI DELL'AZATO RYU KARATE ZEVIO. UNO STILE DIMOSTRATO ANCHE NEL COMPORTAMENTO. CHI NE HA FATTO PARTE E CHI CI HA CONOSCIUTO, POTRA' TESTIMONIARLO. ORA LA STORIA DELL'AZATO RYU PROSEGUE CON IL NOME AZATOMUSHINKAI IL SUO MAESTRO E I SUOI NUOVI ASSOCIATI

14/03/2026

DI PADRE IN FiGLIO, di Ludovico Ciccarelli

Durante la mia permanenza in Giappone negli anni 80, oltre a frequentare l'Hombu Dojo JKA e l'Hoitsugan di Nakayama Shihan, passavo il mio tempo a visitare i dojo di illustri Maestri .

Ricordo con piacere l'incontro con il Maestro Hirokazu Kanazawa nel suo piccolo dojo di shinjuku-ku dove trovai bambinetto il figlio Nobuaki .

Vedevo il Maestro che seguiva con trepidazione e lo sguardo di padre il proprio figlioletto che da poco aveva iniziato karate.

Nobuaki Kanazawa ora è il leader della Shotokan karate international ma non perché solo fosse il figlio del Maestro. Direi che Nobuaki ha ereditato con grande attenzione e dedizione tutto il sapere del padre dimostrando sul tatami le sue indubbie capacità tecniche oltre ad evidenziare un grande talento e carisma. Ma,di qui, volevo arrivare a quanto sia bello e gratificante per un padre donare la propria conoscenza ad un figlio e di quanto questo possa rappresentare nella sua essenza e totalità. Nel karate è pieno,fortunatamente, di esempi di padri ,illustri e meno illustri, che hanno avuto la fortuna di avere dei figli che hanno seguito la VIA, qualcuno anche con grandi e prestigiosi risultati.

Ebbene, questo è un dono, un importante tassello che suggella un prezioso passaggio nella vita, il trasmettere una idea,un pensiero,un contenuto. Bellissima l'immagine di un padre che corregge con amore,affetto e la giusta severità, il proprio figlio in questa nobile disciplina. Che bello essere negli occhi di un padre che scruta i movimenti del proprio ragazzo, il frutto di tanto amore e di quella profonda attenzione che solo un padre può elargire al proprio sangue.

E poi.....i padri invecchiano e ci lasciano , e rimangono loro,i nostri figli che continueranno quella pratica che non è solo fatta di calci e pugni, c'è molto di più.

E che il ciclo possa non interrompersi mai e che lo stupendo rapporto padre figlio possa continuare a vivere nei prossimi tempi con quello spirito e ardore che lo deve caratterizzare.

07/03/2026
27/02/2026

道 (DŌ) — La Via che cambia significato

Il kanji 道 oggi viene tradotto come “Via”.
Ma non ha sempre significato la stessa cosa.

In Cina antica, da cui proviene, 道 (Dao) era principio cosmico.
Nel pensiero di Laozi è ciò che precede cielo e terra, ciò che non può essere nominato.

Quando il carattere arriva in Giappone accade qualcosa di sottile:
perde parte dell’astrazione e diventa pratica concreta.

Non più soltanto principio universale.
Ma gesto ripetuto.

首 oggi significa “testa”.
Nei contesti arcaici indicava anche ciò che si conquista, ciò che si prende. Non era un simbolo gentile.

辶, il radicale del cammino, è graficamente una strada che curva.
Non è una linea retta.

La Via non è disegnata come direzione diretta.
È deviazione. È movimento che aggira.

Nel periodo Edo (1603–1868), in una società ormai pacificata, molte arti militari cambiano funzione.

Il combattimento reale diminuisce.
La pratica rimane.

È qui che molte discipline smettono di essere jutsu (tecnica per vincere) e diventano dō (percorso di formazione).

剣術 → 剣道
柔術 → 柔道

Non è solo un cambio di nome.
È un cambio di epoca.

Quando non devi più sopravvivere sul campo di battaglia, puoi trasformare la tecnica in disciplina interiore.

Una differenza che quasi nessuno nota

In giapponese esistono varie parole per “strada”:

道 (michi)
路 (ro)
街道 (kaidō)

Ma solo 道 diventa suffisso spirituale.

Non si dice 書路 per la calligrafia.
Si dice 書道.

Ro è infrastruttura.
Michi è attraversamento.
Dō è esperienza che modella chi la percorre.

La Via non è progresso lineare

Nella cultura occidentale, “percorso” implica avanzamento.
Un prima e un dopo.

Nel dō tradizionale si ritorna sempre allo stesso gesto.

Nel kendō si ricomincia dal colpo base.
Nel sadō si ripete la stessa sequenza.
Nello shodō si scrive mille volte lo stesso carattere.

Non per arrivare altrove.
Ma per attraversarlo in modo diverso ogni volta.

La Via non è andare avanti.
È approfondire.

Kaizen e Dō

Il kaizen nasce nel contesto industriale del Novecento: miglioramento continuo, micro-aggiustamenti, efficienza.

Il dō è più antico.
Non nasce per ottimizzare.
Nasce per trasformare.

Il primo guarda al sistema.
Il secondo al praticante.

Eppure convivono nella mentalità giapponese contemporanea.

Quando si scrive 道 nello shodō, l’ultimo tratto lungo e curvo non chiude il carattere.

Si estende.
Esce.
Non ritorna al centro.

La forma stessa suggerisce che la Via non si chiude su sé stessa.

Haiku

道ばたに
立ち止まる影
春の風

Michi bata ni
tachidomaru kage
haru no kaze

Sul bordo della via
un’ombra si ferma —
vento di primavera.

— Matsuo Bashō

La Via non è solo camminare.
È anche fermarsi.

In Giappone non si chiede spesso “qual è il tuo obiettivo?”.
Si osserva cosa pratichi con costanza.

Perché ciò che pratichi diventa la tua Via.
E la tua Via, nel tempo, diventa la tua forma.



30/12/2025

Martedì 30 Dicembre 2025

Il confine tra l’anno che muore e quello che nasce

「有終の美を飾る」
Yūshū no bi o kazaru
“Ornare la bellezza di una buona fine.”

Nel pensiero giapponese, le soglie non sono mai neutre.
Una porta, un ponte, il torii di un santuario: ogni passaggio chiede attenzione, lentezza, presenza.

Il 30 dicembre è una soglia invisibile ma potentissima. Non è più l’anno che stiamo lasciando, e non è ancora quello che verrà. È un tempo sospeso, e come tutti i tempi sospesi non va riempito, ma abitato.

La massima 有終の美 non invita a “fare bene fino all’ultimo” in senso performativo.
Invita a chiudere con dignità, a riconoscere valore anche a ciò che non è stato perfetto.

Nella cultura tradizionale giapponese, la fine non è un fallimento da correggere, ma un gesto da compiere con cura. Prima di aprire, si saluta. Prima di accogliere, si libera.

Questa sensibilità emerge con grande chiarezza in un waka di Fujiwara no Teika, poeta della corte Heian, maestro della misura e dell’essenzialità emotiva.

Waka — Fujiwara no Teika

「年の瀬の
心のうちを
問へばただ
過ぎにし方の
風ぞ寒けき」
Toshi no se no / kokoro no uchi o / toeba tada / sugini shi kata no / kaze zo samukeki
“Se domando al cuore
alla fine dell’anno,
risponde soltanto
con il vento freddo
di ciò che è passato.”

Qui non c’è nostalgia, né rimpianto.
C’è il riconoscimento sobrio di ciò che è stato attraversato. Il vento freddo non giudica, non consola: passa. E nel passare dice la verità. Alla soglia dell’anno, il cuore non chiede spiegazioni. Ricorda. E quel ricordo, anche quando è freddo, è parte del cammino.

Per noi, abituati a forzare significati, a chiudere conti, a “ripartire” subito, questo waka suggerisce altro: fermarsi un istante prima di andare oltre. Ascoltare cosa resta, senza correggerlo. Perché ciò che non viene riconosciuto, tende a tornare.

💡 Tre spunti da portare con te oggi:

Onora ciò che è finito senza tentare di riscriverlo.
Oggi non è il giorno dei bilanci, ma del riconoscimento. Guarda l’anno come si guarda un paesaggio attraversato: non per cambiarlo, ma per sapere dove sei passato.

Accetta il “freddo” come parte della verità.
Non tutto ciò che rimane scalda. Alcune memorie sono fredde, asciutte, essenziali. Non vanno scacciate: sono quelle che insegnano di più.

Prepara lo spazio, non ancora l’intenzione.
In Giappone, prima del nuovo anno si pulisce, si riordina, si sistema. Oggi fai lo stesso dentro di te: libera uno spazio. Il senso arriverà dopo.

BONUS — La soglia come pratica: Ōsōji (大掃除)

Negli ultimi giorni di dicembre, in Giappone si pratica l’Ōsōji, la grande pulizia di fine anno. Non è solo igiene: è un gesto simbolico. Si conclude prima del 31, perché il nuovo anno non va accolto spazzando, ma aprendo. Prima si chiude con rispetto, poi si entra.

Una lezione semplice e potentissima: non si attraversa una soglia portando tutto con sé.

🌸 Che questo giorno ti trovi presente.
Non in anticipo, non in ritardo.
Sulla soglia giusta. ⛩️

29/12/2025

Shu–Ha–Ri (守破離) is a traditional Japanese learning framework that describes the natural evolution of mastery in martial arts, arts, and even life practice. It is not a rigid ladder but a living process, guiding the student from imitation to innovation.

Shu (守) — To Protect / Obey
Shu is the stage of faithful learning. The student follows the teacher’s forms, techniques, etiquette, and rhythms exactly as taught. There is no attempt to alter or personalize the art. This is not blind obedience, but deep respect: by repeating correct forms, the body absorbs structure, timing, posture, and spirit. In martial arts, Shu builds safety, discipline, and humility. The ego is quiet, and trust in the lineage is essential. Foundations are laid here, and skipping Shu weakens everything that follows.

Ha (破) — To Break / Detach
Ha begins when the student starts to understand why things work. The forms are no longer copied mechanically; they are tested, compared, and adapted. The practitioner may study other schools, feel variations, and adjust techniques according to context, body type, or situation. This “breaking” does not mean rejecting tradition, but freeing oneself from rigid dependence on it. Mistakes increase, but insight deepens. Ha is a phase of questioning, refinement, and conscious choice.

Ri (離) — To Separate / Transcend
Ri is the stage of natural expression. Technique flows without conscious effort, and form arises spontaneously from principle. The practitioner is no longer bound by styles, yet fully embodies them. Teaching becomes transmission rather than instruction. In Ri, the art is no longer something you do—it is something you are.

Shu–Ha–Ri reminds us that true mastery is a journey from form, through understanding, into freedom.

Indirizzo

San Felice Del Benaco

Orario di apertura

Lunedì 18:00 - 22:00
Mercoledì 18:00 - 22:00
Giovedì 18:00 - 22:00
Venerdì 20:00 - 22:00

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