11/09/2026
DUE ANNI FA: LA COERENZA DEL MAESTRO, di Sergio Roedner
Quanti mettono in dubbio l’autenticità delle parole con cui il maestro Hiroshi Shirai si dimette dal Consiglio Direttivo della Fikta per favorire il ricambio generazionale e l’unificazione con la Fijlkam, se non sono in cattiva fede, mancano clamorosamente di memoria storica. Periodicamente Yoi ripubblica una foto famosa, quella dello scioglimento della Fesika nel novembre del 1978 per confluire, insieme alla FIK di Ceracchini, in una nuova federazione unitaria, la Fikda.
Lasciamo perdere per un attimo le conseguenze di quella decisione: i dieci anni di confronto e di scontri che portarono dieci anni dopo alla nascita della Fikta, Federazione Italiana Karate Tradizionale. Guardate per un attimo le facce perplesse e poco convinte dei maestri e degli istruttori, famosi e meno famosi, che votarono quasi unanimemente per l’unificazione. Che cosa li convinse?
FU L’INTERVENTO, BREVE MA DECISIVO, DEL MAESTRO SHIRAI, che in italiano comprensibilissimo si dichiarò convinto della necessità della fusione, per il bene del karate italiano, per il riconoscimento del CONI e per veder sventolare (e a questo punto si commosse) la bandiera italiana dal pennone più alto. Chi scrive era presente, si commosse anche lui, ma settariamente votò no.
Quasi mezzo secolo dopo, la storia sembra ripetersi, ma la situazione è diversa. Allora a unirsi erano due federazioni sportive di diverso peso politico: col tempo la dirigenza romana tolse fiato e spazio al nostro gruppo, rendendo pressoché inevitabile la nuova scissione e la nascita della Fikta.
Adesso, nero su bianco, cambiati gli uomini e le teste, si riconosce che a cercare un’intesa sono due gruppi qualitativamente diversi: la federazione ufficiale del karate sportivo e la più importante organizzazione del karate tradizionale Shotokan, espressione del lavoro svolto in Italia dal maestro Shirai dal 1965 ad oggi. La diversità del karate tradizionale è sancita da una commissione della quale fanno parte alcuni dei nomi più noti e affidabili del nostro ambiente.
L’obbiettivo è però oggettivamente lo stesso di allora: unificare le forze più significative del karate italiano per dare maggior compattezza e profondità a questa disciplina. E’ naturale che il maestro Shirai si dichiari favorevole, mettendo al servizio del nuovo progetto la figlia Yuri, nonché il genero e alcuni dei maestri a lui vicini. Chi non capisce questo, capisce ben poco della storia del karate italiano.
Da sinistr in terza fila i maestri Capuana, Tammaccaro, Montanari, Fugazza, Fabozzi; più a destra, con i capelli lunghi, la barba e gli occhiali, l'autore di questo articolo.