24/11/2025
I trail ognuno se li vive come vuole (QUASI).
E' trascorso quasi un mese dalla mia partecipazione al Molise Trail, con Marco Venezia ed Enzo Fantini, quindi i tempi sono maturi per qualche considerazione.
Bel trail per chi ama la collina e i percorsi scorrevoli, la montagna c'è ma è poca, non si percorre il crinale appenninico, si sale una volta a 1300 m, si valica e si riscende. Stop. Mi dicono che il grosso dell'utenza (340 partecipanti) vuole così, che al giorno d'oggi il grosso dell'utenza non è montanara e non vuole disagi di nessun tipo. Ne prendo atto.
Buona anche la comunicazione preventiva dell'organizzazione, per esempio sulla percentuale di strada asfaltata (il 75%), per la quale ho montato sulla mountain bike gommine gravel da 45, ossia 1,8", senza le quali sarei ancora lì. Nel senso che coi miei consueti gommoni da mtb da 2,20" avrei faticato troppo e non avrei concluso, anche per il fatto che avevamo e abbiamo rispettato tappe forzate, causa rientro al lavoro lunedì alle 4.00 del mattino. Dove per tappe forzate intendo 320 km per 6500 m dsl in 2 giorni e mezzo.
Comunque, la notizia è un'altra, almeno per me, che mancavo da molti anni nei trail italiani: non esiste più il trail come gara. Certo nessuno ti ferma se vuoi farlo tutto d'un fiato o comunque più veloce che puoi, avrai il tuo tempo (che devi registrarti tu) ma non quello di altri eventuali agonisti come te. Perché l'organizzazione non prende tempi e molti in Italia neanche pubblicano più l'elenco finisher.
In sintesi i trail sono sempre meno sfide e sempre più vacanze. Sempre meno (quasi nessuno) a pedalare di notte e sempre di più (quasi tutte/i) a dormire in strutture ricettive. Niente di male, ma a questo punto eviterei l'abuso della parola "avventura" e dei suoi derivati. Questo cambiamento oltretutto spiega la diminuzione della partecipazione ai tour organizzati, dato che quella domanda di vacanza è stata soddisfatta dai trail che sono andati in quella stessa direzione.
In questo senso lo slogan "ognuno se lo vive come vuole" è vero fino a un certo punto. Ossia era vero in passato, oggi meno. Perché tra i modi di viverlo come si vuole c'è anche quello di essere in una competizione endurance con altri atleti (evidentemente affini in questo spirito) e tale modalità, da quando non si prendono e non si pubblicano più i tempi, non si può affatto praticare.
Dal passato a oggi il costo di iscrizione a un trail è rimasto uguale, quando non è anche aumentato, malgrado il lavoro dell'organizzazione sia diminuito, dato che non c'è più il lavoro sulla registrazione dei tempi e sul controllo tracce attive per scovare eventuali imbroglioni.
In generale in Italia sembra in crisi tutta l'endurance, in mtb o in gravel che sia, anche per quanto riguarda l'endurance in mtb su circuito: è rimasta Finale Ligure, se è rimasta, poi soltanto un calendario di poche 6h, che chissà se nel 2026 ci sarà ancora.